Tensioni interne
Zaia e Salvini
Il nome di Roberto Vannacci non viene quasi mai pronunciato dal palco, ma il messaggio che arriva da Rivisondoli, dove la Lega è riunita per la kermesse Idee in movimento, è netto e inequivocabile. Nessuna scissione, nessuna avventura solitaria: la Lega resta compatta e la linea politica è una sola, quella indicata dal segretario federale Matteo Salvini.
Le parole più chiare arrivano da Luca Zaia, che non lascia spazio a interpretazioni: «La Lega è una sola». Poi rincara: «È indivisibile». Un messaggio che suona come una risposta diretta alle recenti dichiarazioni dell’ex generale, che non ha escluso ipotesi di scissione o la nascita di un nuovo soggetto politico. Zaia va oltre e lancia un avvertimento strategico al centrodestra: «Vince sempre la destra liberale. Una destra troppo concentrata su aspetti fondamentalisti non porta i risultati che i cittadini si aspettano».
Nel suo intervento, l’ex governatore del Veneto invita il partito a non avere complessi di inferiorità e ad affrontare senza timori temi considerati scomodi per il centrodestra, dai diritti civili al fine vita. «Se si parla di ambiente non dobbiamo pensare che sia un tema della sinistra – osserva – perché riguarda tutti i cittadini». Sul fine vita, definito «cruciale», Zaia sottolinea però l’impasse parlamentare: «Serve una legge chiara, ma oggi il Parlamento non riesce a esprimersi».
Sulla stessa linea si colloca il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, che ribadisce la centralità della leadership: «La linea la detta il segretario federale. Nelle sezioni si può discutere e anche litigare, ma all’esterno non deve mai passare l’immagine di un partito diviso». La forza del Carroccio, rivendica Molinari, è sempre stata quella di dire ciò che pensa, senza alimentare fratture pubbliche.
A chi gli chiede di Vannacci, la vicesegretaria Silvia Sardone taglia corto: «Non parlo di chi non c’è». E sull’ipotesi di un nuovo partito commenta con freddezza: «Non mi sembra un’ideona. La Lega c’era prima di me e prima di Vannacci, e ci sarà anche dopo». Poi aggiunge un passaggio politico significativo: «Non mi piace chi usa i partiti come fossero taxi», pur dicendosi convinta che non sia questa l’intenzione dell’eurodeputato. Sui diritti civili, Sardone ribadisce la tradizione leghista di libertà di coscienza: «Ognuno può amare chi vuole».
Il tema dei diritti attraversa l’intera giornata. A sorpresa, riceve un’accoglienza calorosa Francesca Pascale, che racconta di aspettarsi «fischi e pernacchie» e invece viene salutata da selfie e applausi. Pascale sprona il centrodestra a non regalare alla sinistra il monopolio delle battaglie civili: «Ci siamo fatti imporre una ricetta woke. È ora di riprenderci questi temi».
In collegamento interviene anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che rivendica la credibilità del governo, testimoniata dal calo dello spread e dal miglioramento dei conti pubblici, frutto di «un lavoro silenzioso». Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara concentra invece l’attacco sulla sicurezza nelle scuole, difendendo l’uso dei metal detector: «Non è repressione, ma tutela». Una posizione condivisa dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, che invita a trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà.
Fuori dal palco, ma non dal dibattito politico, si muove Antonio Maria Rinaldi, candidato dalla Lega a sindaco di Roma. «Abbiamo lanciato il sasso nello stagno», dice, mandando un messaggio agli alleati del centrodestra.