Sabato 24 Gennaio 2026

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Adesso Salvini deve guardarsi anche a destra: il Generale scalpita, i “vannacciani” provocano

Il vicesegretario leghista pensa alla scissione mentre i suoi organizzano la reunion dell'ultradestra alla Camera

23 Gennaio 2026, 16:55

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Adesso Salvini deve guardarsi anche a destra: il Generale scalpita, i “vannacciani” provocano

Le parole di Roberto Vannacci, sempre più sibilline sull’ipotesi di un proprio partito, arrivano come una nuova scossa in una Lega che pensava di poter archiviare la fase delle divisioni interne.

«Mai dire mai nella vita», dice il vicesegretario ed eurodeputato, lasciando volutamente aperta una porta che Matteo Salvini sperava di poter chiudere con un chiarimento politico faccia a faccia finora non arrivato.

L’incontro tra il generale e il segretario, annunciato da settimane, resta infatti sospeso, mentre i segnali di un logoramento nei rapporti diventano sempre più evidenti.

Il punto non è solo l’ambizione personale di Vannacci, che formalmente esclude la corsa alla segreteria federale ma rivendica coerenza, autonomia e una linea radicale su sicurezza, Ucraina, immigrazione ed Europa.

Il problema, per Salvini, è che quelle parole alimentano una sorta di fronda a destra del Carroccio, capace di muoversi ormai in modo visibile. Dai voti contro la linea ufficiale sull’Ucraina ai post di sostegno che lo dipingono come leader nazionale alternativo, il “vannaccismo” smette di essere una suggestione e diventa un fattore politico interno, difficile da derubricare a folklore.

Una dinamica che si innesta in un quadro già complicato. Salvini deve ancora gestire il fronte aperto con il cosiddetto “partito del Nord”, che guarda a Luca Zaia come possibile architetto di una Lega “alla bavarese”, federalista e meno ideologica.

Ora, però, al rischio di una concorrenza interna sul fianco autonomista si aggiunge quello, forse più insidioso, di una concorrenza sul fianco destro, con Vannacci in grado di parlare a un elettorato identitario che non si riconosce più nelle mediazioni di governo e nella postura istituzionale del vicepremier.

In questo contesto si inserisce la prenotazione della sala stampa della Camera da parte del deputato leghista etichettato come “vannacciano” Domenico Furgiuele per una conferenza sulla “remigrazione”, con la partecipazione di esponenti dell’estrema destra extraparlamentare, da grupi come Casapound o Fronte veneto skinhead. Un episodio che a via Bellerio potrebbe essere letto come un atto di ulteriore destabilizzazione, tanto più perché arriva mentre la dirigenza del partito è impegnata nella kermesse di Roccaraso e Rivisondoli, pensata per rilanciare l’immagine di una Lega unitaria e plurale.

Non a caso, dalle opposizioni si è levata una richiesta di intervento del presidente della Camera contro la prenotazione della sala stampa, trasformando un’iniziativa di area in un caso istituzionale.

Anche a Roccaraso, però, le crepe sono emerse subito. La presenza di Francesca Pascale a un dibattito sui diritti civili ha scatenato la reazione dell’ala più radicale di destra, che denuncia una deriva “gender fluid” e mette in discussione l’identità del partito. Le parole di Rossano Sasso, ritenuto vicino a Vannacci, fotografano un disagio che va oltre il singolo evento: non è in discussione se qualcuno debba lasciare la Lega, ma se la Lega stia cambiando pelle, smarrendo i propri capisaldi identitari.

Così, quella che doveva essere una fase di ricomposizione rischia di trasformarsi in una frammentazione a tre. Tra il leader costretto alla mediazione di governo, il Nord che rivendica autonomia e il generale che flirta con l’idea di un nuovo soggetto politico, il Carroccio scopre di essere meno compatto di quanto apparisse.

E Salvini, per la prima volta dopo mesi, tocca con mano il rischio concreto di una concorrenza interna che arriva da destra e non si limita più alle parole.