Il retroscena
Vannacci
Nei corridoi di Montecitiorio, dove da sempre abbondano finissimi umoristi, lo hanno ribattezzato “Iban il terribile”, in ossequio alla sua ormai conclamata simpatia per la Russia di Putin. Si parla, ovviamente, del generale Roberto Vannacci, attorno al quale ultimamente i malumori all'interno del partito stanno crescendo, ma allo stesso tempo anche la suggestione di una mini-scissione a destra che potrebbe togliere prezioso consenso alla maggioranza.
Dopo la censura arrivata mesi fa in Consiglio federale per la creazione di una struttura parallela al partito e dopo la presa di distanza netta dal dl Ucraina che ha portato due deputati leghisti a votare in dissenso dal gruppo, la tensione si è spostata ora su un terreno più prosaico, ma non meno delicato: quello dei soldi. La polemica riguarda il mancato versamento del contributo volontario che ogni eletto del Carroccio è chiamato a garantire alle casse del partito. Una prassi consolidata a via Bellerio, che però non risulterebbe rispettata dall’eurodeputato e vicesegretario. Interpellato, Vannacci replica senza smentire: non è moroso, spiega, perché si tratta di un’elargizione volontaria. Una risposta formalmente ineccepibile, ma politicamente fastidiosa per qualche leghista doc.
Tra i cosiddetti colonnelli il sarcasmo è palpabile. Più di uno ha già storto la bocca per il trattamento speciale riservato da Matteo Salvini al Generale, percepito come corpo estraneo ma protetto. A dirlo a mezza bocca è Gian Marco Centinaio, che rivendica di aver sempre versato il contributo, lasciando intendere che le regole valgono per tutti. Il segretario prova a raffreddare il clima e annuncia un incontro chiarificatore nei prossimi giorni, equiparando Vannacci a Zaia e Giorgetti, un incontro che Vannacci spera accada al più presto. Ma il nodo resta. E rischia di investire non solo la linea politica, bensì anche questioni di vile denaro. In un partito che rivendica disciplina e appartenenza, anche i dettagli contano. E pesano.