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Macron sfida Trump: non siamo i tuoi vassalli

Da Davos un sussulto contro il bullismo Usa. Von der Leyen sui dazi: "La risposta Ue sarà inflessibile, unita e proporzionata"

20 Gennaio 2026, 19:32

21 Gennaio 2026, 07:55

Macron

È il giorno di Ursula von der Leyen e la presidente della Commissione europea non delude le aspettative, affiancata dal francese Macron: "La risposta della Ue sarà inflessibile, unita e proporzionata". Di fronte alla sfida di Trump, l'innalzamento dei dazi del 10% come rappresaglia per l'opposizione alle sue mire sulla Groenlandia, l'Unione è più divisa di quanto voglia apparire. Ma la presidente sceglie di dare battaglia in un discorso, a Davos, che è quasi una chiamata alle armi. Era stato raggiunto nel luglio scorso un accordo sui dazi "e in politica come negli affari un accordo è un accordo. Quando degli amici si stringono la mano, questo deve significare qualcosa" ha detto von der Layen.

Da parte sua Macron lancia una bordata a Trump senza nominarlo direttamente: “Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove solo la legge del più forte sembra contare. Riemergono tentazioni imperiali – ha aggiunto – l’Europa deve difendere il multilateralismo perché serve i nostri interessi”. L'appello della presidente della Commissione Ue va oltre la contingenza. La crisi in corso è "un'occasione, anzi una necessità", per costruire l'indipendenza dell'Europa. Perché le cose, si lancia la presidente, "non torneranno come prima", "la nostalgia non riporterà il vecchio ordine e prendere tempo non risolverà le dipendenze strutturali che abbiamo". Lo scontro con gli Usa, se possibile, va evitato. Ma una frattura si è già consumata e l'Europa deve rendersi autonoma e indipendente ora, comunque vada a finire questa tempesta.

A Davos, dove il World Economic Forum parla solo di Groenlandia, annessi e pesantissimi connessi, è decisamente il giorno dei falchi. Dopo la presidente europea la parola passa a quello francese, Emanuel Macron, che vuole passare subito dalle parole bellicose ai fatti: "L'Europa non dovrebbe esitare a usare il meccanismo anticoercizione. Nuovi dazi sono inaccettabili soprattutto se usati come mezzo di coercizione. La concorrenza Usa mira a indebolire e subordinare l'Europa". Il meccanismo anticoercizione è il bazooka, l'arma della guerra totale, la chiusura di ogni rapporto commerciale tra Europa e Usa. A la guerre comme à la guerre.

In Francia, stavolta, Macron può contare sull'appoggio alla linea dura del suo principale oppositore, il leader, almeno finché non arriverà la sentenza d'appello nel processo contro Marine Le Pen, del Rassemblement national, primo partito in Francia. Va giù anche più duro del presidente rivale: "E' una sfida per la Francia e per l'Europa. O reagiamo con fermezza o scompariremo. Trump ci mette di fronte a una scelta: accettare il vassallaggio o tornare attori sovrani". Con diverse gradazioni, quella di Jordan Bardella è la linea dell'intera destra radicale europea. Con una sola eccezione: Giorgia Meloni.

Preoccupatissima per le ricadute terremotanti di un conflitto frontale, certamente in pena anche per il proprio ruolo di "ponte" tra le due sponde dell'Atlantico a forte rischio di crollo. Da palazzo Chigi, senza aver ancora deciso se presentarsi a Davos o meno, Meloni cerca di tessere una tela europea in grado di bloccare o almeno rinviare la risposta muscolare: non solo lo strumento anticoercizione ma anche l'attivazione nei primi giorni di febbraio dei controdazi per 93 mld di euro, quelli che la Ue aveva deciso di congelare e stava per sospendere dopo l'accordo di luglio e che ora sono tornati inevitabilmente in campo.

Di europei preoccupati come lei Giorgia Meloni può trovarne parecchi. Il problema è che le manca la sponda americana. Trump è pirotecnico: ha inaugurato la giornata mettendo in piazza Ue messaggi privati, uno di Macron e uno di Rutte. Il francese chiede di soprassedere sulla Groenlandia e darci sotto insieme su tutti gli altri fronti. Iran incluso. Però al faraonico board a pagamento ideato da Trump, con dentro tutti i leader che accettano l'invito e il prezzo del biglietto, Macron ha scelto di non partecipare e questo spiega forse la vendetta di Trump. Il messaggio di Rutte, segretario della Nato, è invece un campione non superabile di servilismo e piaggeria. Probabilmente Trump lo ha svelato per dimostrare che gli europei non sono affatto i gladiatori che dicono di essere.

L'americano non si è fermato qui. Ha postato due fotomontaggi. Nel primo lui, con dietro in dimensioni ridotte Vance e Rubio, pianta la bandiera a stelle e strisce sul suolo della Groenlandia. Nel secondo i leader occidentali sono riuniti sotto una carta geografica nella quale l'isola di ghiaccio e anche il Canada sono americani. Se l'Europa promette inflessibilità gli Usa di Trump sono già dello stesso avviso.

Il segretario al tesoro Usa Bessent però lancia messaggi ambivalenti. Da un lato ripete che "gli Usa sono tornati e il loro controllo sulla Groenlandia è importante". Ma dall'altro invita alla calma: "Evitate reazioni isteriche. Sedetevi, fate un bel respiro ed evitate rappresaglie. Domani ci sarà Trump che porterà il suo messaggio, avrà incontri e avrà la mente aperta". Con un tipo come Trump significa che oggi ci si può aspettare di tutto. Inclusa una sua almeno parziale retromarcia.