Per altri due anni l’Italia garantirà sostegno all’Ucraina attraverso aiuti militari e civili. È quanto emerge da una giornata parlamentare in cui il ministro della Difesa Guido Crosetto ha illustrato prima alla Camera e poi al Senato il decreto che impegna il nostro Paese a fornire il proprio contributo perché Kyiv continui a difendersi dalla guerra d’aggressione della Russia di Putin che dura ormai da quasi quattro anni.
Ma se le opposizioni hanno come sempre presentato tante risoluzioni quanti sono i partiti contrari alla maggioranza di governo, anche in quella parte di schieramento ci sono diversi problemi, con due deputati leghisti che hanno votato contro, i ministri del Carroccio assenti dai banchi del governo e il vicesegretario di via Bellerio Roberto Vannacci che fa un sit-in fuori da Montecitorio con unna manciata di sostenitori contrari all’invio di armi all’Ucraina.
«Interrompere oggi il sostegno all’Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita - ha detto Crosetto alla Camera - Per Kiev il punto non è la riconquista totale dei territori occupati, che oggi è fuori portata, ma la certezza della propria sovranità e il diritto di continuare ad esistere come Stato libero». Poi il titolare della Difesa ricorda come «da fine 2022 a fine 2025 la Russia ha conquistato solo l’1,5% di territorio circa al prezzo di mille morti al giorno». Poi Crosetto specifica come accanto agli aiuti militari ci siano anche aiuti civili e umanitari, ma ammonisce: «Vorrei che tutti gli aiuti militari contenuti in questo decreto fossero inutili, perché vorrebbe dire che la guerra è finita». Fino alla chiosa, rivolta al M5S ma anche a parte della Lega. «Lo spirito con cui l’Italia ha aiutato l’Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo - spiega - Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso». Standing ovation dai banchi di FdI e Forza Italia, i leghisti applaudono ma non si alzano. Dettagli.
La Camera approva la risoluzione della maggioranza con 186 e 49 no, tra cui quelli dei deputati della Lega Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. A questi si aggiunge l’ex FdI, Emanuele Pozzolo. Poco prima, in piazza Montecitorio, una decina di aderenti all'associazione “Mondo al Contrario - Team Vannacci Roma Caput Mundi” espone esposto uno striscione che recava la scritta: «Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani». «Vannacci è vicesegretario della Lega, di sicuro c’è un’identità che è affine, questo è inutile negarlo», risponde poi lo stesso Sasso, alla Camera, alla domanda sulla possibile nascita di una corrente di “vannacciani” all’interno della Lega. L’altro deputato “dissidente”, Edoardo Ziello, motiva così il suo no, parlando con i giornalisti a Montecitorio: «Al di là delle battute, nel decreto legge c’è espressamente il richiamo al sostegno militare all’Ucraina, una scelta politica. Per coerenza siamo passati dalle parole ai fatti».
A rimarcare le assenze leghiste nei banchi del governo è anche la deputata riformista dem Lia Quartapelle. «La Lega (ministri, sottosegretari) dove è?», si è chiesta postando una foto sui social. Nel pomeriggio, in Senato, il gruppo della Lega vota con la maggioranza, tranne il senatore Borghi, che non ha partecipato. Ma se Sparta piange Atene non ride, con sei risoluzioni diverse presentate dalle opposizioni. La linea dei deputati del Pd, come accade da mesi, è votare la propria risoluzione astenendosi da quella degli altri partiti di maggioranza e opposizione. Tranne, questa volta, che su due punti delle mozioni presentate da Avs e M5S, in cui si chiede lo stop agli aiuti militari a Kiev. Su quei passaggi, i dem votano contro. Ma i riformisti dem si fanno comunque notare quando la stessa Quartapelle, Virginio Merola, Lorenzo Guerini e Marianna Madia danno via libera anche alle risoluzioni di Iv e di Più Europa, e bocciano la mozione M5S.
La spaccatura si ripropone in commissione Esteri, dove si vota la risoluzione quasi unitaria - con astensione del M5S - al sostegno al popolo iraniano. Tutti i partiti, maggioranza e opposizione, hanno votato il testo a prima firma del presidente della Commissione Giulio Tremonti. «Condividiamo la risoluzione che viene dal Senato, ma la riteniamo carente», ha spiegato il leader del Movimento Giuseppe Conte. Il Pd vota sia la risoluzione unitaria che i punti che il M5S chiedeva di inserire. Fa eccezione - ancora una volta - la componente riformista del Pd rappresentata proprio da Quartapelle che, invece, vota contro la proposta del M5s. «È inaccettabile sottoporre a condizioni il sostegno ai manifestanti iraniani - tuona all’uscita dalla Commissione - Questa strumentalità rispetto alle condizioni di persone che sono a rischio cattura, a rischio di condanna morte è sbagliato». Pronta la risposta di Conte. «Quartapelle si chiarisca con il Pd, non deve chiarirsi con me», dice il leader M5S. Domani, in teoria, saranno tutti insieme alla manifestazione pro-rivolte iraniane in Campidoglio.