Focus
Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno
Ordine e disciplina. E, soprattutto, un passo verso uno Stato di polizia. Le due proposte inviate ieri dal Viminale a Palazzo Chigi, aggiornamento del già criticato pacchetto Sicurezza, vanno in questa direzione: potenziamento del potere informativo dello Stato, che incide sulle libertà personali, e interventi per gestire meglio i flussi migratori, dopo i no ricevuti sul trattenimento nei centri albanesi. Il ministro Matteo Piantedosi propone un decreto legge di 25 articoli; il disegno di legge, più corposo (40 articoli), punta a rafforzare la politica anti-migranti e la sicurezza urbana. Matteo Salvini ha annunciato che «sostanzialmente accolgono tutte le richieste della Lega», dagli sgomberi alle espulsioni, dai minori non accompagnati alle tutele per le forze dell’ordine — anche se di sgomberi nei testi non si parla.
Il testo del decreto amplia la possibilità per i prefetti di istituire “zone rosse” e potenzia le iniziative di sicurezza urbana. Tra le novità più interessanti e potenzialmente pericolose per la privacy, la possibilità, negli stadi, di usufruire di sistemi di identificazione biometrica a posteriori, con riconoscimento facciale attivabile dopo la commissione di reati. Viene previsto un rafforzamento della vigilanza dei litorali e un ampliamento dei poteri di operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria per reati gravi in carcere. Ma non solo: il decreto prevede anche la possibilità di accedere a banche dati del traffico passeggeri e merci. Dati sulla cui gestione il testo del decreto nulla dice.
Tra le altre cose, viene disciplinato il trattenimento degli stranieri con norme di rango primario, nel tentativo di superare le obiezioni sollevate dalla Costituzione e dalla sentenza della Corte costituzionale n. 96/2025, secondo cui il trattenimento nei Cpr non può avvenire senza che siano garantiti diritti fondamentali, come previsto dall’articolo 13 della Costituzione, cosa che trasformerà, probabilmente, il trattenimento in una vera e propria detenzione. Si elimina il gratuito patrocinio automatico per i ricorsi contro l’espulsione dei cittadini extra-Ue e si autorizzano risorse per il triennio 2026-2028 per l’attuazione dei rimpatri e del Patto europeo su migrazione e asilo.
Il disegno di legge prevede invece tre capi. Il capitolo dedicato alla sicurezza pubblica modifica la legge Cartabia, reintroducendo la procedibilità d’ufficio per il reato di furto aggravato, inasprendo inoltre le pene per il furto in abitazione (che vanno da un minimo di sei a otto anni) e per il furto con strappo (che passa da sei a 10 anni). Vengono rafforzate le misure di prevenzione della violenza giovanile, ampliando i casi di ammonimento del Questore per minori (dai 12 ai 14 anni) e introducendo sanzioni amministrative a carico dei soggetti tenuti alla loro sorveglianza, anche nei casi di atti persecutori e cyberbullismo (dai 200 ai mille euro). Si introduce un nuovo divieto penale di porto di coltelli e strumenti da punta e taglio (la cui vendita ai minori viene vietata), con pene detentive e aggravanti, nonché sanzioni accessorie (sospensione patente, passaporto, porto d’armi e permesso di soggiorno).
Per il porto illecito di tali strumenti, il ddl introduce la facoltà di arresto facoltativo in flagranza, nonché adozione di una misura cautelare anche nei confronti dei minori, oggi preclusi dalla natura contravvenzionale del reato, la confisca dei beni utilizzati per lo spaccio di stupefacenti, il rafforzamento del divieto di accesso ai centri urbani (Dacur) anche solo in caso di denuncia, l’arresto in flagranza differita per danneggiamenti durante manifestazioni, nuove perquisizioni preventive anche in occasioni di eventi in luogo pubblico e il fermo di prevenzione fino a 12 ore.
Viene introdotto un nuovo reato (pene dai sei mesi ai cinque anni) per la fuga all’alt della polizia, con arresto e confisca del veicolo. Viene introdotto il divieto giudiziario di partecipazione a riunioni o assembramenti per condanne legate a violenze in riunioni pubbliche, alle quali non si potrà partecipare in caso di condanne legate a violenze in tali contesti. Previsto inoltre il rafforzamento della tutela legale per le Forze di polizia, una nuova aggravante per reati non colposi contro giornalisti, e la possibilità di transito armato di polizie straniere.
Il secondo capo riguarda l’immigrazione e la protezione internazionale. Si introduce la possibilità di interdire temporaneamente l’attraversamento delle acque territoriali per gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, con eventuale trasferimento dei migranti in Paesi terzi. Insomma, un blocco navale per il quale basterà invocare vaghe ragioni di sicurezza per poter intervenire. È prevista la consegna allo Stato di appartenenza di soggetti pericolosi per la sicurezza o le relazioni internazionali, l’espulsione o l’allontanamento disposti dal giudice per gravi reati e, soprattutto, un limite ai poteri del giudice nella convalida dei trattenimenti, «al fine di evitare distorsioni interpretativo-applicative» e, dunque, nuovi casi Albania.
Il ddl interviene anche sui ricongiungimenti familiari, ampliando alcune deroghe ma restringendo le categorie ammesse e i requisiti reddituali, così come chiesto dalla Lega con ordine del giorno durante l’approvazione del dl Flussi. Sono previste modifiche alla disciplina dei minori stranieri non accompagnati, con un abbassamento a 19 anni (la legge Zampa prevedeva 21 anni) dell’età per il prosieguo amministrativo del percorso di accoglienza, chiarimenti sulla protezione complementare ex art. 8 Cedu e - altro tema caldo - l’introduzione nel diritto interno del concetto di Paese terzo sicuro, con effetti sull’ammissibilità delle domande di protezione internazionale, anticipando l’entrata in vigore del regolamento europeo.
L’ultimo capo riguarda la funzionalità delle Forze di polizia e del ministero dell’Interno, con interventi ordinamentali e organizzativi. Insomma, una nuova fase nera della politica di sicurezza in Italia è alle porte.