Frontiere esterne
PORTO NAVE LIFE SUPPORT EMERGENCY ATTRACCA A BARI CON 120 MIGRANTI EQUIPAGGIO SBARCO MIGRANTE MIGRANTI
Un nuovo Centro di coordinamento del soccorso marittimo potrebbe sorgere presto a Bengasi, nella Libia orientale controllata dal generale Khalifa Haftar, andando a replicare il modello già attivo a Tripoli dal 2017. L’iniziativa, sostenuta dall’Italia e finanziata in parte dalla Commissione europea, viene descritta come un ulteriore tassello nel sistema di esternalizzazione delle frontiere che, negli ultimi anni, ha consentito l’intercettazione in mare e il trasferimento forzato di migliaia di persone verso la Libia.
Secondo le informazioni diffuse, il Mrcc di Bengasi sarebbe realizzato nell’ambito della missione europea Irini, con un primo finanziamento di 3 milioni di euro provenienti dallo European Peace Facility, il fondo Ue destinato a spese militari e di sicurezza. L’Italia si farebbe carico della maggior parte dei costi operativi e infrastrutturali, compresa la costruzione di una torre radar a Tobruk e la fornitura di tecnologie di sorveglianza marittima, rafforzando la capacità di controllo delle rotte che partono dalla Cirenaica verso Malta, Italia e Grecia.
L’obiettivo operativo del nuovo centro sarebbe quello di coordinare le intercettazioni in mare da parte della cosiddetta Guardia costiera libica, in un meccanismo già noto come «pullback»: assetti europei, inclusi quelli di Frontex, individuano e segnalano le imbarcazioni, che vengono poi bloccate e riportate in Libia dalle autorità locali, formalmente responsabili dell’area Sar. Le persone intercettate vengono così sbarcate e detenute nei centri di prigionia libici, un sistema concepito – viene sostenuto – per aggirare la sentenza del 2012 della Corte europea dei diritti dell’uomo, che vieta i respingimenti verso la Libia.
La novità più controversa riguarda il luogo e gli attori coinvolti. Il Rcc di Bengasi sorgerebbe in un’area controllata da apparati militari accusati di crimini di guerra, torture e violenze sistematiche contro migranti e rifugiati, tra cui la brigata Tareq Ben Zayed, guidata da Saddam Haftar, figlio del generale. Questa milizia è indicata come particolarmente attiva in mare e ritenuta responsabile di un episodio del 12 ottobre 2025, quando sparò contro una barca carica di migranti, tre dei quali sono poi arrivati in Italia gravemente feriti.
Nonostante questo quadro, la cooperazione tra Unione europea, Italia e autorità di Bengasi sarebbe in fase di rafforzamento nel nome del «controllo delle frontiere» e del contrasto alle migrazioni. Nello stesso periodo, Saddam Haftar è stato ricevuto a Roma dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, un segnale politico che accompagna l’espansione dell’architettura di sorveglianza e intercettazione nel Mediterraneo centrale.