Domenica 11 Gennaio 2026

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Referendum, parte la campagna del No: «Teniamoci stretta l'autonomia della magistratura»

Sul palco del centro congresso Frentani hanno sfilato Maurizio Landini insieme ai leader delle opposizioni Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli

10 Gennaio 2026, 18:15

Referendum, parte la campagna del No: «Teniamoci stretta l'autonomia della magistratura»

È iniziata ufficialmente oggi a Roma la campagna del Comitato “Società Civile per il NO”, presieduto da Giovanni Bachelet. Sul palco del centro congresso Frentani hanno sfilato Maurizio Landini insieme ai leader delle opposizioni Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Prima in piedi per cantare l’inno d’Italia poi tutti a puntare il dito soprattutto contro le parole della premier Giorgia Meloni che ieri, durante la conferenza stampa di inizio anno, ha provato a riscrivere il rapporto tra poteri: «Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è fondamentale in questo disegno». E allora ognuno a suo modo ha voluto ribadire che l’indipendenza della magistratura non si tocca. E per questo, da parte loro, occorre votare No.

«Teniamoci stretta l'autonomia e indipendenza della magistratura: che è importante come una sanità dignitosa, una scuola che funzioni, votiamo no» ha esordito Bachelet indossando una felpa con su scritto "un sereno NO da chi ha fame e sete di giustizia".

Secondo poi Maurizio Landini, «la divisione delle carriere non c'entra assolutamente nulla» e rivela invece «un disegno politico evidente di questo governo di mettere in discussione e cambiare radicalmente la nostra Costituzione», in particolare «mettendo in discussione l'indipendenza della magistratura». Il segretario generale della Cgil ha quindi inserito la riforma in un quadro più ampio dell'azione dell'esecutivo: «Questa riforma va collocata dentro quello che più in generale questo governo sta facendo, dal tentativo di autonomia differenziata che non è ancora finito, ai decreti sulla sicurezza che mettono in discussione anche il diritto di sciopero, fino ai tagli che stanno mettendo in discussione il diritto vero al lavoro». Da qui l'appello alla mobilitazione e al voto: «Per quello che ci riguarda, difendere e applicare la nostra Costituzione è un punto fondamentale. Per questo è importante andare a votare, è importante affermare la centralità della libertà e della democrazia reale nel nostro Paese». In pratica: «ci sono 8000 Comuni in Italia, in ognuno nasca un comitato, perché occorre spiegare porta a porta perché è fondamentale andare a votare e votare No».

«Potete contare sul Pd. Siamo qui per darvi supporto e per vincere questo Referendum e lo faremo. Dovremo usare ogni giorno, però, perché è una partita difficile. Ogni giorno per raccontare bene come incide questa riforma sulla vita quotidiana del paese e dei cittadini perché il governo sta disseminando bugie per fare pura propaganda» ha assicurato la segretaria del Pd Elly Schlein. Ha proseguito poi criticando il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Ha rivelato che i giudici devono applicare le leggi nel segno della volontà di chi governa. Ma questa giustizia non serve agli italiani, solo a questo governo. È questo il pericolo certificato: questa non è democrazia, e contate su di noi per questa battaglia». E sulle dichiarazioni del Ministro Carlo Nordio, che aveva suggerito alla segreteria del Pd come «questa riforma serve anche a voi», ha concluso alzando la voce: «No grazie, noi preferiamo la Costituzione».

«Ieri Meloni ha detto una cosa che fa accapponare la pelle quando ha detto che governo e giudici devono lavorare nella stessa direzione» ha detto il presidente del M5S, Giuseppe Conte. «Cosa significa? Che domani mattina un report, una segnalazione da parte delle forze di polizia deve essere raccolta e non discussa da chi è giudice? Allora non c'è un contropotere. Allora volete il potere sottomesso al potere». «Io sono qui - ha aggiunto - a nome di tutto il nostro Movimento che sì è battuto, compatto, sin dall'inizio contro questa riforma che si inserisce in un piano più ampio. C'è un obiettivo non nuovo della destra: scardinare l'equilibrio dei poteri. Ma se hai una investitura popolare non puoi fare quello che vuoi, devi rispettare la legge».

Parola poi a Nicola Fratoianni: «Noi avremmo anche voluto si rispettassero anche i tempi della raccolta delle firme che è ancora in corso. Ma se il governo decide, dobbiamo arrivare pronti e vincere il referendum». E Angelo Bonelli: «Meloni non rispetta le procedure costituzionali anche perché ha paura di perdere», quindi ha chiamato a una «grande mobilitazione del Paese in difesa della democrazia».

Intanto la raccolta firme promossa dai 15 "volenterosi" ha superato le 300 mila firme, 62% del totale da raggiungere entro il 30 gennaio. Presente il loro portavoce, l’avvocato Carlo Guglielmi: «la piccola slavina si è messa in moto e le firme arrivano a valanga». Ma non si è voluto sbilanciare circa il ricorso che già ha annunciato qualora il governo decidesse la data del referendum prima di fine gennaio. Si ipotizza un ricorso al Tar del Lazio per chiedere la sospensione della deliberazione dell’atto del Governo.

Presenti anche alcuni magistrati, da Silvia Albano, Presidente di Magistratura democratica, a Rocco Maruotti, Segretario dell’Anm, all’ex procuratore generale Giovanni Salvi, al pm Giuseppe Cascini. Ma ad intervenire è Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato “Giusto dire No”: «Ci accusano di diffondere la falsa informazione che l’autonomia della magistratura dalla politica sarebbe a rischio perché “il principio di autonomia e indipendenza continua ad essere scritto nella Costituzione”. È un argomento di una pochezza davvero sconcertante. Se bastasse che un principio sia “scritto” in una Costituzione, perché esso sia effettivo, allora avremmo risolto per sempre tutti i problemi, a cominciare da quello della pace, della giustizia sociale, e della fame nel mondo».

Durante la mattinata sono intervenuti sia in presenza che in video collegamento rappresentanti di Anpi, Legambiente, Acli insieme al Premio Nobel Giorgio Parisi, al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, all’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, e a personalità del mondo della cultura e del giornalismo come Maurizio De Giovanni, Sigfrido Ranucci e Benedetta Tobagi