Domenica 11 Gennaio 2026

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Sulla politica estera la premier resta in bilico: «L’Ue parli con la Russia»

«Sono sempre stata favorevole a un inviato speciale in grado di parlare a nome di tutta la Ue», ha spiegato

10 Gennaio 2026, 10:20

Sulla politica estera la premier resta in bilico: «L’Ue parli con la Russia»

Giorgia Meloni può felicitarsi con se stessa. Le conferenze stampa non sono il suo terreno di gioco preferito ma da quella fluviale di ieri è uscita a testa alta, soprattutto sul fronte della politica estera: quello sul quale inevitabilmente si è concentrato il grosso delle quaranta domande. Il colpo gobbo nel quale sperava, la possibilità di presentarsi annunciando la liberazione di Alberto Trentini come aveva fatto un anno fa con Cecilia Sala, non le è riuscito. Si è accontentata di tripudiare per la scarcerazione degli altri tre italiani e di assicurare che non mollerà la presa su Trentini. In realtà il governo spera di raggiungere il risultato in tempi molto brevi ma se si tratti di roseo auspicio o di fondata previsione chi lo sa. La premier sapeva di essere aspettata al varco e in realtà i giornalisti non sono stati in grado di incalzarla più che tanto. Ma a darle una mano sono stati soprattutto alcuni clamorosi errori mediatici commessi negli ultimi giorni dall'opposizione. Sul Venezuela la contestazione dei manifestanti di Roma contro gli esuli venezuelani le ha regalato un goal a porta vuota: «Vedere l'estrema sinistra spiegare ai venezuelani cosa significa vivere in Venezuela è surreale». Certo darle un po' di filo da torcere su come si sposino il diritto internazionale che la premier esalta con il ratto di Maduro le avrebbe per lo meno reso le cose un po' meno facili.

L'elefante nella stanza era il caso Groenlandia. La premier ha firmato il documento dei 7 Volenterosi contrario a qualsiasi fantasia d'annessione dell’isola. Lei da sola, in prima persona e nel suo Paese, però non si era ancora lasciata scappare una parola. Trovare il punto di equilibrio tra la necessità di non apparire ambigua e quella di difendere comunque il rapporto "speciale" con Trump non era facile. Meloni ce l'ha fatta ricalcando proprio quel documento di Parigi alla stesura del quale l’Italia aveva del resto ampiamente contribuito. «Non credo che ci sarà un’azione militare Usa contro la Groenlandia e comunque non la condividerei», dice senza esitazioni. Il diritto internazionale, quello sul quale in Venezuela si può sorvolare, per la Groenlandia invece vale.

Però senza sfiorare i toni bellicosi del presidente francese. Assunta una posizione netta sull’eventuale tentativo di annessione, la premier passa a elencare le ragioni di Trump, l’importanza strategica che l’isola più grande del mondo ha assunto «per gli interessi e per la sicurezza dell'America». La fondata paura di Trump di «eccessive ingerenze di attori stranieri». Il problema c'è ma si può risolvere per altre vie. La chiave sulla quale puntano sia l'Italia che nella sostanza l'Europa sono la Nato e il trattato Usa-Danimarca che lascia agli americani amplissimi margini decisionali sulle postazioni militari. Perché volersi impossessare con le cattive di quello che può essere preso facilmente con le buone? «Ci sono molte cose su cui non concordo con Trump», annuncia Giorgia e mette al primo posto proprio il diritto internazionale. Ma al tentativo di sgambettarla chiedendole perché non «prenda maggiori distanze» replica, con buona dose d'astuzia, facendosi scudo del capo dello Stato, con il quale del resto assicura che i rapporti sono ottimi, nonostante i disaccordi non manchino, perché «Mattarella mette al primo posto l'interesse nazionale e questo fa la differenza».

Le colonne d'Ercole per l’Italia sono appunto quelle indicate dal presidente: Europa e Nato. Cosa vuol dire dunque prendere le distanze" dall'America, uscire dalla Nato? Risposta ineccepibile se non fosse che magari basterebbe farsi scappare di bocca una parola di condanna per l’esecuzione a freddo di Renee Good da parte degli incappucciati del presidente. Ma dal momento che nessuno si informa in materia la spinosa questioncina può essere messa da parte. Stessa tattica la premier adotta in materia d'Ucraina e Russia, altro capitolo delicatissimo mentre su Gaza la liquida in poche parole assicurando che l'impegno italiano non è mai venuto meno. Prima però la premier ci tiene ad assicurare che nel suo governo non c'è nessun confronto tra filo-ucraini e filo-russi. «Non ci sono fili. Non siamo burattini. Il dibattito è sempre e solo su come difendere l'interesse nazionale». Lo si difende meglio, a suo parere, evitando di inviare truppe nella eventuale missione dei Volenterosi, anche perché «quanti soldati dovrebbe mandare l'Italia per garantire la sicurezza dell'Ucraina a fronte di un esercito russo che ha un milione e mezzo di soldati?». Ma soprattutto quelle truppe, con o senza l'Italia, non servono.

La formula è il ricorso all’articolo 5 della Nato esteso all'Ucraina, ed è un'idea che si è inventata Roma e tutto l’Occidente ha fatto propria, casomai qualcuno se ne fosse dimenticato». E se la missione fosse dell'Onu? «Non c'è per il momento alcuna ipotesi del genere». E tutti sanno già che non ci sarà. Una zampata fornita di unghie taglienti la riserva a Vannacci, che propone di non votare il dl Ucraina: «Non credo che i voti della maggioranza mancheranno. Ma certo mi stupisce che proprio un generale non capisca la deterrenza, cioè quanto le forze armate siano utili per costruire la pace, non la guerra». La carta Macron Meloni la tira fuori dal cilindro quando le chiedono se sarebbe favorevole a un rientro della Russia nel G8. «Al momento non sarebbe certo possibile. Ma io sono d'accordo con il presidente francese: bisogna che l'Europa parli anche con la Russia. Ma non può farlo in ordine sparso, il problema è sempre stato questo». Segue precisa proposta: «Sono sempre stata favorevole a un inviato speciale in grado di parlare a nome di tutta la Ue». Alla fine il risultato è netto. Meloni, per il momento, esce dal tritacarne della geopolitica e della divisione dell’Occidente decisamente bene. E sarà così sino a quando, se mai succederà, lo scontro tra le due sponde dell'Atlantico non diventerà frontale. Chi spera che perda l'equilibrio senza che la situazione diventi estrema è destinato a rimanere deluso.