Mattarella e Meloni
Il rispetto per il ruolo e per la persona, ma anche una puntualizzazione inedita: Giorgia Meloni rivendica un rapporto “ottimo” con il Quirinale, chiarendo però che l’armonia non coincide con l’unanimismo. «I miei rapporti con il Quirinale, in particolare con il presidente della Repubblica, sono ottimi», premette la premier nella conferenza stampa di inizio anno. Poi aggiunge l’elemento nuovo: «Io e il presidente della Repubblica non siamo sempre d’accordo, l’ha dichiarato anche lui». Una divergenza che, assicura Meloni, non ha mai impedito di trovare un punto di equilibrio: «Cerchiamo sempre soluzioni e le abbiamo sempre trovate». E respinge il racconto di uno scontro permanente, attribuendolo a una costruzione interessata: «Vedo un racconto molto diverso dalla realtà che vivo e non vorrei che il tentativo di scontro servisse a sostenere interessi diversi».
Sul Colle, la presidente del Consiglio chiude anche ogni retropensiero sul proprio futuro. «Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona quello che sto facendo», dice, spiegando che «attualmente non c’è nei miei radar quello di salire di livello». Il destino politico, sottolinea, «dipenderà dal voto degli italiani». E tra una risposta e l’altra si concede una battuta: «Vorrei lavorare a pagamento con Fiorello».
Il passaggio politicamente più denso della conferenza riguarda però la legge elettorale. Meloni conferma la linea: proporzionale con premio di maggioranza. E prova a ribaltare la lettura delle opposizioni. «Credo che Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe vedere favorevolmente una riforma» di questo tipo, perché «consente a chi prende più voti di governare cinque anni con una maggioranza solida». Non solo: «Potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza». Il punto, insiste, non è solo vincere: «Il tema non è solo vincere, ma riuscire a governare nel momento in cui si vince». E il messaggio al Campo largo è esplicito: dialogo sì, ma senza veti. «Spero che non ci siano chiusure pregiudiziali». In caso contrario, avverte, «non escludo che si debba chiedere al Parlamento a maggioranza di risolvere questo problema», per garantire «che i cittadini abbiano la certezza che si faccia quello che stabiliscono con le elezioni». Una linea che scatena immediatamente le reazioni polemiche dell’opposizione, allarmata dall’ipotesi di una riforma approvata dal centrodestra senza intese.
Sul fronte della maggioranza, Meloni difende la solidità dell’esecutivo. «Siamo il governo più solido tra le grandi democrazie europee», rivendica, forte di «una maggioranza più solida» e di «chiarezza nella linea politica». Le differenze interne non la preoccupano: «Non siamo una caserma». E nel gioco degli equilibri interni arriva anche la frecciata a Roberto Vannacci, senza mai citarlo direttamente: «Mi stupisce che certe critiche e certi auspici arrivino da un ex generale». Il riferimento è alle posizioni sull’Ucraina. Il decreto, assicura, «otterrà i voti» e bocciarlo sarebbe «uno sbaglio». Al contrario, per Antonio Tajani arrivano parole nette: «Ha fatto un lavoro straordinario» alla guida di Forza Italia, dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi.
Sul fine vita, la premier ribadisce una linea prudente e restrittiva. «Penso che il compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi», ma «ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà di chi ha gravi patologie». Nessuna iniziativa governativa, chiarisce: «Sulle decisioni ci rimettiamo al Parlamento».
Poi c’è il caso Paragon, dove Meloni si trova a fronteggiare un fuori programma che ha visto la cronista dell’Espresso cedere la sua domanda al direttore di Fanpage Francesco Cancellato: «Il governo intende offrire tutta la sua disponibilità per arrivare alla verità», dice Meloni, ricordando il lavoro del Copasir e assicurando che «stiamo fornendo tutto il supporto necessario». In chiusura, i dossier di governo: sicurezza e crescita come «due focus» del 2026, un nuovo intervento contro le baby gang, e un Piano casa «in dirittura d’arrivo» per mettere sul mercato «100mila nuovi appartamenti a prezzi calmierati». Contorno di una conferenza che, più che di bilanci, ha parlato di potere, regole e terreno di scontro politico.