Venerdì 09 Gennaio 2026

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Zaia, il leghista maturo che parla di diritti civili tra gli schiamazzi

«Una destra matura non impone visioni, ma costruisce regole chiare, rispettose, capaci di tenere insieme libertà personali, responsabilità collettiva e ruolo dello stato», dice l'ex governatore. Qualcuno lo ascolterà?...

08 Gennaio 2026, 15:58

18:55

Luca Zaia

Mentre rileggo il pezzo di Luca Zaia di qualche giorno fa (“Appello per una svolta a destra”, 5 gennaio 2026, Il Foglio) penso che noia quegli altri politici infantili e che parlano e si comportano come se fossero in visita in una scuola media. E, mentre penso alla noia, rileggo «significa costruire uno stato più adulto» e mi commuovo e però mi chiedo: sarà mai possibile?

Perché mi pare che moltissimi dei guai, politici e sentimentali e pure economici, si possano spiegare con una eterna e intollerabile adolescenza. E quando sei adolescente sei poco in grado di fare cose sensate. Quando sei vecchio ma ti comporti da adolescente la tragedia è lì che ti aspetta. C’è voluto del talento per invecchiare senza diventare adulti, cantava quello.

Poi ovviamente alcune questioni sono così complicate che nemmeno gli adulti, non solo anagraficamente, trovano facilmente una soluzione. Come i diritti condizionati al luogo in cui vivi. Salute, riproduzione, accesso ai servizi. Non ci dovrebbe essere molta differenza tra Milano e la provincia di Catanzaro, eppure può cambiare molto (dipende anche un po’ troppo dalla persona che incontri oltre che dalla Regione e dalla città). E, come ricorda Zaia, pensare di potersi disinteressare delle parti meno fortunate non è molto lungimirante, perché il Nord e il Sud «sono gemelli siamesi». E non vi devo certo spiegare che se uno dei due gemelli muore quell’altro se la vedrà male. La lungimiranza è complicata da avere come la riconoscenza, e spesso quello che ti fa vincere come politico è una promessa entro i prossimi sei mesi, che poi chissà che succede tra cinque anni o tra quaranta. Questa incapacità molto umana è alimentata dunque da un’altra incapacità molto umana: votereste per uno che vi dice che nel 2080 sistemerà tutto (concediamogli il potere di farlo davvero in questo esperimento mentale)?

Non ho di certo la pretesa di avere una facile soluzione per l’autonomia e per una burocrazia che a volte diventa punitiva e inutile invece di essere la garanzia di alcune procedure e dei più fragili. E nemmeno per il sistema carcerario, anche se ho un sospetto che il moltiplicarsi di reati non sia una buona soluzione e che dovremmo rivedere questa assurda idea che il codice penale sia uno strumento che va bene per tutto, che il reato sia la minaccia che ci renderà tutti più buoni. Se penso alla maternità surrogata, al consenso attuale (qualsiasi cosa significhi, e no, non basta il valore simbolico) o alle leggi sull’eroina e sull’ecstasy, penso che dovremmo ricalibrare le legittime coercizioni legali e i requisiti richiesti per vietare qualcosa. (Prima che vi venga una crisi isterica: è legale fumare tabacco e bere vino, partorire in anonimato, mangiare troppo burro e fare lavori pericolosi – trovate le differenze, se ci sono.)

Insomma, non inasprire le leggi e costruire nuove carceri, ma forse provare a percorrere una via meno punitiva (e sicuramente protettiva per le vittime, per carità). Inoltre, certo che la criminalità è sempre criminalità, ma i contesti e gli effetti e i reati ci costringono a una valutazione diversa. Se tutto è criminalità, niente lo è. E se mi compro l’LSD non è una cosa diversa dall’aggressione a mano armata in una banca?

Sui diritti Zaia è il mio preferito ormai da molto tempo. Ed è un po’ lunare che sul suicidio assistito, per esempio, sia stato proprio Zaia ad avere posizioni moralmente irreprensibili e liberali. Al punto da sembrare eroico se mi metto a pensare al PD e a quasi tutti gli altri politici, mica alla Pontificia accademia della vita. Proprio due anni fa il consiglio regionale del Veneto aveva votato la legge regionale sul suicido assistito, cioè una legge per l’applicazione delle sentenze della Corte Costituzionale, e per un voto si erano impaludati.

E allora Zaia aveva detto (copio da Avvenire, “La Regione Veneto boccia la legge sul suicidio assistito, Zaia in minoranza”, 16 gennaio 2024): «Mi spiace che qualcuno abbia dato une lettura errata, ovvero che la legge discussa in Veneto “istituiva il fine vita”. Non istituiva niente, ma stabiliva solo i modi e i tempi delle risposte ai malati, e le modalità di coinvolgimento delle Asl. Ma nonostante non sia diventata legge – è stata la sua prima reazione – i malati terminali con determinate caratteristiche sanno che possono presentare le loro istanze per il fine vita, in base alla sentenza della Consulta».

Ecco, Zaia è l’adulto tra quelli che, da una parte, strillano di sacralità della vita e quelli che, dall’altra, dicono che ci vuole una legge ma non si sono disturbati a leggere le sentenze della Corte costituzionale (dalla 242 del 2019 alla 204 del 2025) e non capiscono che tutta la differenza del mondo sta tra una buona legge e quella che è in discussione in Parlamento da millemila anni. Unica cosa: per lo più Zaia parla non tanto di temi etici (è nel paragrafo “Destra e libertà”) ma di diritti civili. Perché su una questione etica ognuno fa un po’ quello che vuole, ma il guaio è quando questo non è possibile perché c’è una legge che ce lo vieta, mica solo una zia che ce lo sconsiglia e che ci vuole timorate.

Però c’è un passaggio che risolve tutto. «Una destra matura – scrive Zaia – non impone visioni, ma costruisce regole chiare, rispettose, capaci di tenere insieme libertà personali, responsabilità collettiva e ruolo dello stato». C’è qualcun altro che si è stufato di avere sempre dodici anni?