Domenica 04 Gennaio 2026

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La riflessione

Sarà in grado questo Parlamento di accogliere l’appello del Colle?

Nel messaggio di fine anno una rampogna durissima a destra e sinistra: troppe polemiche, poca responsabilità

03 Gennaio 2026, 12:21

Sarà in grado questo Parlamento di accogliere l’appello del Colle?

Mattarella

Con gli abituali modi discreti e l'eloquio indiretto di schietta derivazione democristiana, Sergio Mattarella ha picchiato durissimo. Ha travestito da invito al dialogo quella che era in realtà una severa rampogna, ma il costume era volutamente sottile acciocché nessuno potesse equivocare sul significato reale della frustata.

Ha scelto un paragone impietoso: quello tra i costituenti, che ottant'anni fa erano in grado di darsele di santa ragione al mattino, sulle leggi ordinarie, salvo poi lavorare fianco a fianco il pomeriggio, quando in ballo c'erano le regole comuni, l'interesse di tutti i cittadini, gli orizzonti ampi. Ha ricordato anche che la crisi più grave vissuta dalla Repubblica nei suoi primi 8 decenni di vita, il terrorismo, fu superata "grazie all'unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i princìpi fondativi della Repubblica". Forse la sferzata più tagliente è stata accusare i politici, di destra sinistra e centro, di abusare di "ogni circostanza" per scambiarsi "accuse reciproche di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica". Cioè di assegnare alla battuta a effetto nei talk show la priorità assoluta.

Dare torto al presidente della Repubblica è impossibile. La sua è stata un'istantanea nitida e desolante. Il quadro in realtà è anche più buio perché chiunque osasse provare a battere la strada del dialogo sulle riforme che per definizione dovrebbero essere condivise, da una parte e dall'altra ma più a sinistra che a destra, verrebbe immediatamente mitragliato da qualche alleato/competitor con l'accusa di intelligenza col nemico.

Il messaggio di fine d'anno del presidente non è un saggio storico-politico. Dunque è ovvio che Mattarella si sia limitato a denunciare il danno senza addentrarsi nelle sue origini. Il compito spetterebbe appunto ai politici che invece, da una parte e dall'altra della barricata, hanno semplicemente finto di non capire il senso di quelle parole riducendo uno dei più importanti e impegnati tra gli unidici discorsi di fine anno pronunciati da Mattarella a una cartolina d'auguri per gli ottant'anni della Repubblica.

Quell'analisi invece sarebbe imprescindibile. Il quadro che il presidente porta a modello è reale. Però non era nato dal nulla. Ci sarebbe stata la stessa capacità di scontrarsi molto più sul serio di quanto non si faccia oggi e tuttavia dialogare senza la guerra mondiale, i vent'anni di dittatura, la sconfitta, la guerra civile, il Paese distrutto?

Non significa che per scrivere o riscrivere insieme le regole di una Repubblica siano necessarie catastrofi apocalittiche. Tangentopoli non è stata una guerra e i decenni dell'Italia democristiana non erano vent'anni di dittatura. Anche in quell'occasione, però, un intero assetto era franato, un quadro politico era stato cancellato e una classe dirigente era quasi tutta scomparsa. Il fallimento della Bicamerale presieduta da Massimo D'Alema, la cui responsabilità solo con una massiccia dose d'ipocrisia può essere attribuita solo a Silvio Berlusconi, è stato un disastro molto più grave di quanto non si percepisse sul momento. E' significativo che da allora, dunque da un trentennio, non ci sia più stata alcuna occasione per una definizione comune delle regole. Cioè per l'unico passaggio in grado di assicurare quella legittimazione reciproca che è il solo antidoto alla deriva segnalata da Mattarella.

Augurarsi una scossone paragonabile al disastro che portò alla nascita della Repubblica o anche solo a tangentopoli e alle sue occasioni perdute sarebbe ovviamente fuori luogo. Ma è anche vero che l'Italia e l'Europa si trovano forse nel pieno e forse solo alla vigilia di una trasformazione profonda e che nel nostro Paese a quella scossa si potrebbe accompagnare quella di una riforma costituzionale che modificherebbe profondamente la forma dell'architettura istituzionale congegnata dai costituenti. La forma, non la sostanza: quella è già stata cancellata con il progressivo e ormai completato esautoramento dell'istituzione a cui la Carta assegnava la postazione centrale, il Parlamento. Quella riforma, se sarà approvata, è certamente parziale, insufficiente e tale da necessitare ulteriori interventi, tra l'altro per restituire un ruolo proprio al Parlamento. Potrebbe essere l'occasione per imboccare la strada indicata da Sergio Mattarella.