Aumentano di giorno i giorno i nomi di esponenti di sinistra, centrosinistra o commentatori d'area che scelgono e annunciano di votare Sì al referendum sulla Giustizia di marzo. È l'ex deputato Pd e costituzionalista Stefano Ceccanti a guidare le truppe con l'evento "La sinistra che vota sì" che si terrà lunedì 12 gennaio a Firenze e al quale hanno già aderito diversi esponenti di quel mondo.Da Enzo Bianco ad Anna Paola Concia, da Benedetto Della Vedova a Tommaso Nannicini, fino a Claudio Petruccioli e Cesare Salvi, tutti parteciperanno all'evento organizzato da Ceccanti. Nomi importanti della storia passata e presente della sinistra, uniti dal pensiero comune che la separazione delle carriere è stata chiesta per decenni da sinistra, da ultimo con la mozione Martina del 2019 firmata anche da parlamentare attuali del Pd oggi contrari alla riforma, e che dunque ora non possono che sostenere il Sì al referendum. Tra gli altri, aderiscono all'iniziativa anche Mario Oliverio, Mauro Mazza e Andrea Romano, e all'evento saranno presenti anche il deputato di Forza Italia Enrico Costa e il presidente dell'Unione camere penali, Francesco Petrelli. La stessa Ucpi ieri ha diramato una nota per criticare la raccolta firma, ormai prossima alle 200mila,per chiedere il referendum sostenuta dalle opposizioni e dal Comitato per il No.
«Sarebbe bene intendersi sul significato dell’iniziativa di raccogliere le firme per l’indizione di un referendum che è già stato ammesso dalla Cassazione - si legge nel comunicato - La democrazia offre ai cittadini spazi per esercitare i propri diritti, e le tecnologie ne hanno reso l’esercizio sempre più semplice ed effettivo. Ciò che un tempo richiedeva sforzi organizzativi rilevanti è oggi divenuto agevole e accessibile. Da democratici e liberali convinti, non possiamo che guardare con favore a ogni iniziativa che si richiami alla partecipazione politica. La vera questione riguarda piuttosto la sua finalità. Il referendum confermativo esiste già: è stato richiesto ed è stato approvato. Promuovere una nuova raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo, ad allontanare nel tempo l’appuntamento elettorale».
Una presa di posizione netta che arriva nel pieno della discussione sulla data del referendum, che l'Ucpi non manca di citare.
«Chi sostiene questa iniziativa - prosegue il comunicato - sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare. Non vi è nulla di antidemocratico in questa scelta, ma è legittimo chiamare le cose con il loro nome: più che un’azione a favore del referendum, si tratta di una fuga dal referendum, di un tentativo di sottrarsi a un confronto che si teme di perdere».
E ancora. «Se ciò dovesse tradursi in una campagna referendaria più lunga - continua - non ne siamo preoccupati. Anzi, ne trarremo vantaggio, perché il Sì avrà più tempo per riaffermare le proprie ragioni: decisioni più autorevoli e trasparenti, affidate a un giudice realmente terzo, e una magistratura finalmente autonoma, libera dall’egemonia delle correnti. Avremo più tempo per spiegare che ciò che si vuole conservare è un modello antiquato, legato a una concezione autoritaria del processo che il Paese ha da tempo superato».
Per poi chiosare con un messaggio inequivocabile. «Noi siamo pronti al confronto e non temiamo il referendum - scrivono le Camere Penali - Se c’è chi vuole, invece, difendersi dal Referendum chiedendo un Referendum che già c’è, forse ha sbagliato strada».