Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Quirinale)
Ucraina, Gaza e gli 80 anni della Repubblica. Ma anche la dignità del lavoro, il diritto alla salute e l'incoraggiamento ai giovani perché siano «esigenti, coraggiosi» e perché si sentano «responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».
È stato un discorso di fine anno ricco di spunti quello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l'undicesimo da quando fu eletto al Quirinale nel 2015 e poi rieletto, sette anni più tardi.
Il capo dello Stato, in piedi davanti alle telecamere, ha ricordato la necessità della «pace», nel senso più generale del termine, ma rapportandola alle guerre più mediatiche dell'anno appena trascorso. «La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace - ha esordito Mattarella - Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte».
Richiamo che poi si traduce nello sviluppo di quel senso di comunità spesso protagonista nei discorsi di fine anno dell'inquilino del Quirinale, che ha poi citato il Papa. «Leone XIV - cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano - nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione” - ha detto Mattarella - Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole. Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi».
Da qui è partito poi il lungo excursus storico per celebrare gli ottant'anni della Repubblica, definita «uno spartiacque della nostra storia». Mattarella ha ricordato il ruolo delle donne e quello dei costituenti, che «di mattina discutevano - e si contrapponevano - sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale». Cita poi i trattati di Roma del 1957, la ricostruzione e i suoi due pilastri: l'Europa e le relazione transatlantiche,oggi rappresentate da Ue e Nato.
Poi gli anni delle grandi riforme degli anni '60, e il boom economico legato allo sviluppo del lavoro. «Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo - ha ricordato il capo dello Stato - Lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni». Il lavoro dunque, ma anche la salute, nell'organismo del Servizio sanitario nazionale, «che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza».
Mattarella ha ricordato anche il ruolo della Rai nello sviluppo della Repubblica ma anche i tanti momenti tragici, dal terrorismo degli anni '70 fino alle stragi di Mafia, con il doveroso tributo a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Spazio anche allo sport, con le Olimpiadi di Roma e quelle che stanno per arrivare, Milano-Cortina 2026, ma anche al cibo, alla cultura e alle nostre bellezze territoriali. «La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi - ha osservato Mattarella - Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo, ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia». Infine, lo sprone ai giovani. «Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi - ha chiosato il presidente della Repubblica - Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».
Un discorso lungo e denso, che ha provocato, in primis, la reazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La quale ha ringraziato Mattarella «per aver posto l’accento sul significato profondo incarnato dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, ribadendo «che l’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile, ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo dove la guerra ha preso il sopravvento e ha soppiantato il dialogo tra le Nazioni». Infine, si legge nella nota di palazzo Chigi, Meloni ha ringraziato il presidente della Repubblica «per lo sprone rivolto ai più giovani, che rappresentano il motore del cambiamento e nei confronti dei quali la cura e l’attenzione delle Istituzioni devono essere massime».
Ma come sempre accade i leader dei partiti hanno cercato di cogliere i diversi aspetti del discorso a loro più congeniali. Per il segretario della Lega Matteo Salvini, Mattarella ha valorizzato «il tema della pace e l’importanza del dialogo, anche disarmando le parole, ricordando quanto ripetuto più volte dal Santo Padre». Riflessioni definite «opportune e sagge» mentre per il leader di FI Antonio Tajani, «le alte parole del capo dello Stato impegnano tutti noi a lavorare per contribuire a costruire la pace in Ucraina, in Medioriente, in Sudan ed in tutte le parti del mondo dove si muore a causa delle guerre». Secondo il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi quello di Mattarella è stato «un invito a costruire il futuro ancorandoci ai valori della nostra storia repubblicana».
Dalle opposizioni la segretaria dem Elly Schlein pone l'accento sull'unità delle parole del capo dello Stato. «La memoria degli anni bui del terrorismo sconfitti dall’unità nazionale, il suo riferimento all’importanza di preservare le conquiste sociali del servizio sanitario universalistico e del sistema previdenziale esteso a tutti, il diritto alla casa e a retribuzioni eque, l’impegno per la pace e la vicinanza al popolo ucraino e palestinese legano insieme memoria, impegno civile e visione di un futuro migliore che l'Italia si aspetta e merita». Il leader M5S Giuseppe Conte mette in risalto i riferimenti a «pace, un lavoro giustamente retribuito, giustizia sociale e difesa di sanità pubblica, welfare e ambiente» e ricorda «il richiamo del Capo dello Stato all’impegno contro illegalità e corruzione e l'auspicio per un coraggioso protagonismo dei nostri giovani». Sui «valori della pace» si concentrano i due leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mentre i centristi sottolineano soprattutto le parolesull'Ucraina e il collocamento internazionale del nostro Paese.
«La nettezza e la chiarezza con cui Mattarella posiziona l’Italia valgono più di mesi e mesi di dibattiti tra maggioranza e opposizione - scrive il segretario di Azione, Carlo Calenda - L’Italia deve rimanere dove è sempre stata con forza e responsabilità: protagonista in Europa e nel mondo». Il leader di Iv Matteo Renzi esprime «gratitudine e apprezzamento» per il discorso del presidente della Repubblica, mentre il segretario di Più Europa Riccardo Magi pone l'accento sulla pace «giusta» in Ucraina e sulla difesa dei diritti.