Giovedì 01 Gennaio 2026

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Il messaggio

Mattarella richiama il Paese: pace, responsabilità e unità per il futuro

Nel discorso di fine anno il Presidente riflette su guerre, democrazia e coesione sociale guardando al 2026

01 Gennaio 2026, 09:07

Mattarella richiama il Paese: pace, responsabilità e unità per il futuro

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Quirinale)

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel tradizionale messaggio di fine anno dal Quirinale, ha tracciato un bilancio del 2025 definendolo «un anno non facile», richiamando il Paese a una riflessione profonda sui temi della pace, della coesione sociale e della responsabilità collettiva.

Al centro dell’intervento, pronunciato alla vigilia del nuovo anno, il dramma dei conflitti internazionali. Mattarella ha evocato le devastazioni provocate dalla guerra in Ucraina e a Gaza, soffermandosi sulle conseguenze umanitarie dei bombardamenti, sulle città distrutte, sui civili privati di energia e riscaldamento e sulla morte di bambini e anziani. Di fronte a queste immagini, ha sottolineato, «il desiderio di pace è sempre più alto», mentre appare «incomprensibile e ripugnante» il rifiuto di chi la nega confidando nella forza.

La pace, ha spiegato il Capo dello Stato, non è solo un obiettivo politico ma «un modo di pensare», che parte dalla vita quotidiana e riguarda i rapporti tra Stati come quelli all’interno delle comunità. In questo quadro, Mattarella ha richiamato l’invito di Leone XIV, pronunciato durante il periodo natalizio e in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, a respingere odio e violenza, disarmando innanzitutto le parole. Un appello che il Presidente ha fatto proprio, mettendo in guardia contro la degenerazione del confronto pubblico in scontro verbale permanente.

Nel suo messaggio, Mattarella ha invitato i cittadini a superare il senso di impotenza e fatalismo, ricordando che libertà e pace sono parte integrante dell’atto fondativo della Repubblica e che la democrazia si costruisce attraverso il dialogo e la partecipazione. Uno sguardo è stato quindi rivolto al 2026, anno in cui ricorreranno gli ottant’anni della Repubblica.

Ripercorrendo idealmente la storia repubblicana, il Presidente ha ricordato il voto alle donne come primo segno dell’unità del popolo italiano e l’opera dell’Assemblea costituente, capace di elaborare la Costituzione in un contesto di forti contrapposizioni politiche. Ha poi richiamato le tappe fondamentali del dopoguerra: l’ingresso dell’Italia nella costruzione europea con i Trattati di Roma, il Piano Marshall, le grandi riforme sociali, lo sviluppo del lavoro come leva di crescita, lo Statuto dei lavoratori, la nascita del Servizio sanitario nazionale e del sistema previdenziale.

Non sono mancati i riferimenti ai momenti più drammatici della storia repubblicana, dalle stragi al terrorismo, definiti la «notte della Repubblica», ricordando le vittime e sottolineando come le istituzioni abbiano saputo resistere grazie all’unità delle forze politiche e sociali. Ampio spazio è stato dedicato anche allo sport, alla cultura e al ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo nel garantire pluralismo e partecipazione democratica.

Nel ricordare figure simbolo della lotta alla mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Mattarella ha ribadito il valore della legalità come patrimonio condiviso. Ha quindi evidenziato come l’Italia, pur tra contraddizioni e difficoltà, sia diventata una delle principali economie manifatturiere ed esportatrici, apprezzata nel mondo per creatività, cultura e stili di vita.

Guardando al presente, il Presidente ha richiamato l’attenzione su vecchie e nuove povertà, diseguaglianze, corruzione, evasione fiscale e reati ambientali, definiti «crepe» che mettono a rischio la coesione sociale. Una coesione che, ha ammonito, non è mai acquisita una volta per tutte e richiede l’impegno costante di ciascun cittadino.

Nel passaggio finale, Mattarella si è rivolto in particolare ai giovani, invitandoli a non rassegnarsi a giudizi superficiali e a sentirsi protagonisti del proprio futuro, con lo stesso senso di responsabilità della generazione che ottant’anni fa costruì l’Italia repubblicana.

Il messaggio si è chiuso con l’augurio di un nuovo anno all’insegna dell’impegno comune e della fiducia: «Buon 2026».