Il leader della Lega, Matteo Salvini
Un’iniziativa per dire basta all’utilizzo dei deepfake in politica. È stata presentata ieri alla Camera e lanciata da Pagella Politica e Facta, progetti editoriali indipendenti che si occupano di fact checking e debunking, che hanno chiesto alle forze politiche presenti in Parlamento di firmare un appello in cui s’impegnano a non creare o diffondere video deepfake che ritraggono esponenti di altre forze politiche. Se ciò avviene per errore, l’impegno è di darne conto pubblicamente e attivarsi per la rimozione. Infine il documento chiede ai firmatari di sensibilizzare i propri iscritti su questi impegni. L’appello è stato firmato da tutte le forze politiche, meno la Lega.
Il vocabolario Treccani definisce i deepfake come «Filmati che presentano immagini corporee e facciali catturate in Internet, rielaborate e adattate a un contesto diverso da quello originario tramite un sofisticato algoritmo», ossia video generati tramite strumenti di intelligenza artificiale che permettono di far dire e fare ciò che si vuole ad una persona utilizzandone dati biometrici come le caratteristiche del volto e la voce.
Un esempio sono i video, che ancora circolano sui social, in cui la la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, promuove strumenti d’investimento che promettono guadagni certi e perpetui, oppure il video in cui Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, attribuisce al giornalista Sigfrido Ranucci la responsabilità dell’attentato dinamitardo subito dallo stesso.
«Come FdI siamo stati toccati direttamente da questo fenomeno - spiega Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai - e ad Atreju abbiamo affrontato il tema del deepfake - prosegue Montaruli - occorre studiare meccanismi per intervenire e bloccare alcuni post sempre più diffusi all’interno dei social. Il vero problema è la diffusione di una non verità che diventa verità a causa della diffusione. Una falsa notizia rischia di rovinare la vita stessa di una persona. Si deve intervenire da un punto di vista operativo con il blocco».
Secondo Barbara Floridia, senatrice del M5S e presidente della Commissione di Vigilanza Rai, bisogna «incrementare le azioni sull'educazione digitale anche attraverso il servizio. La vigilanza ora è bloccata, ma potrebbe con un atto di indirizzo chiedere una implementazione di questo impegno. È una questione democratica, riguarda anche gli algoritmi - e - l'alfabetizzazione digitale è sicuramente il tema più importante e al Senato abbiamo dato vita a un intergruppo a cui si sono iscritte tutte le forze politiche».
Il deputato del Partito Liberaldemocratico ironizza collegandosi alle recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, dicendo di non riuscire «a immaginare un tema più importante al momento. Pensate che l'altro giorno ho visto il deepfake di un politico che paragonava la difesa all’Ucraina a Hitler e Napoleone» e chiosa «o forse non era un deepfake». Terminato il momento di leggerezza Marattin punta il fuoco sulla possibilità di agire nell’anonimato sul web. e propone «una raccolta di firme che porti il discorso a un livello più alto, ma finché si potrà stare su internet con profili falsi non si risolverà il problema».
Per il segretario di +Europa Riccardo Magi «si tratta di un problema cruciale per la democrazia, ma va legato a un altro dato: il 60 per cento degli italiani non sa cosa sia il deepfake o ne ha solo sentito parlare. La leva penale ha solo relativamente la forza di essere efficace perché chi produce questi contenuti lo fa nell’anonimato. La chiave è la responsabilizzazione delle piattaforme che non vogliono intervenire perché gran parte dei ricavi di Meta, per esempio, arriva da contenuti truffaldini - e aggiunge di non essere sorpreso - che la Lega non abbia aderito a questa iniziativa: noi abbiamo fatto un esposto nei confronti del partito di Salvini per dei manifesti in cui venivano individuate tipologie di persone, migranti, accostandole con un nesso causa-effetto a dei reati».