Memoria europea
Nel Giorno del lutto nazionale Germania-Italia, il presidente denuncia la guerra totale, la corsa al nucleare e il crollo della distinzione tra civili e combattenti
Il discorso di Sergio Mattarella davanti al Bundestag arriva in un momento in cui lo scenario globale ripropone le dinamiche più oscure del Novecento. Una platea composta dal presidente federale Frank-Walter Steinmeier, dal cancelliere Friedrich Merz e dalla presidente del Parlamento tedesco Julia Klöckner ascolta le parole del Capo dello Stato nel Giorno del lutto nazionale, quest’anno dedicato alla memoria condivisa tra Italia e Germania. Mattarella denuncia un mondo in cui la distinzione tra civili e combattenti si è assottigliata fino a sparire: «Oggi il 90% delle vittime dei conflitti è costituito da civili. Questo non può essere ignorato né rimanere impunito». Il presidente richiama gli scenari più drammatici: i bombardamenti sulle aree abitate, l’uso della fame come arma, le violenze sessuali nei teatri di crisi. La guerra totale, sottolinea, «non cerca la sconfitta del nemico ma il suo annientamento», evocando quanto accade «a Kiev, a Gaza».
Il Capo dello Stato lega l’attualità ai fantasmi atomici del secolo scorso: «Con l’era atomica, un solo gesto può cancellare una città e l’innocenza stessa del mondo». Poi l’affondo contro chi alimenta la retorica della potenza atomica come strumento politico: «Nuovi ‘Dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’». Un richiamo che diventa ammonimento contro qualsiasi tentazione di riaprire la corsa al nucleare militare. Mattarella cita il procuratore del Tribunale di Norimberga Robert Jackson, ribadendo che l’aggressione armata resta il “crimine internazionale supremo”. «La comunità internazionale deve ribadire con risolutezza che la guerra di aggressione è un crimine», afferma il presidente.
Accanto a Mattarella, il presidente tedesco Steinmeier richiama «la responsabilità per la pace in patria e nel mondo», sottolineando l’importanza della memoria comune tra Roma e Berlino. Un percorso condiviso che, nella visione dei due Capi di Stato, rappresenta uno degli anticorpi più solidi contro i risorgenti nazionalismi. Il discorso si fa poi politico nel senso più alto del termine. «La cooperazione tra Stati, istituzioni e popoli è l’unica misura che può proteggere la dignità umana», afferma Mattarella, che difende con forza il ruolo delle Nazioni Unite, della Corte Penale Internazionale, delle missioni di pace e degli organismi multilaterali. «Il multilateralismo non è burocrazia: è lo strumento che raffredda le divergenze e consente soluzioni pacifiche», aggiunge, opponendosi alla “spregiudicata ragion di Stato” che alimenta i conflitti.
Nel finale, Mattarella riporta il discorso alla radice del progetto europeo: «Se vuoi la pace, devi costruirla e preservarla». Poi l’avvertimento: «Non lasciamo che il sogno europeo venga lacerato da epigoni di tempi bui».