Sabato 21 Marzo 2026

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Dietrofront 5Stelle: la riforma Cartabia ora non va più bene

I grillini a difesa della prescrizione voluta da Bonafede buttano la palla in tribuna invocano la riforma del civile

12 Maggio 2021, 18:39

13 Dicembre 2025, 08:54

Dietrofront 5Stelle: la riforma Cartabia ora non va più bene
«Rispettiamo il lavoro della commissione per le riforme istituita dal ministro Cartabia, noi siamo sempre disponibili al confronto, ma la nostra sensibilità in tema di prescrizione e di processo penale è molto diversa». Sono servite ben 48 ore ai grillini per decidere che no, la riforma penale che ha in mente la ministra della giustizia Marta Cartabia non va affatto bene. 48 ore di studio e confronto interno che devono aver convinto il Movimento sulle reali intenzioni della Guardasigilli: archiviare la riforma Bonafede, considerata un obbrobrio giuridico da gran parte dei giuristi. E dire che la ministra sembrava aver messo d’accordo tutti, ma evidentemente qualcuno nel Movimento ci ha ripensato e ha convinto il deputato grillino in Commissione Giustizia, Vittorio Ferraresi, che le priorità sono ben altre: «La priorità assoluta in tema di Giustizia è la riforma del processo civile, come si legge dallo stesso Pnrr. Altro tema prioritario è l'ergastolo ostativo. Per quanto riguarda il penale, l'Europa ci ha sempre chiesto un intervento in ottica anti-corruzione: lo abbiamo già realizzato, ricevendo peraltro ripetuti apprezzamenti". E se da un lato i 5Stelle prendono le distanza da Cartabia, dall’altra si riavvicinano alla Lega sul tema del carcere ostativo ricreando il glorioso ma breve asse gialloverde: «La Lega interverrà con ogni mezzo parlamentare per pretendere una ferma e degna normativa che tamponi i rischi apertisi dopo l'ordinanza della Corte Costituzionale, pur dovendo prendere atto che il Parlamento é stato chiamato ad intervenire entro il 2022 su una legislazione ritenuta incostituzionale», ha infatti tuonato il leghista Manfredi Potenti. «Sia permesso alla Lega di dissentire e di rimarcare fermamente che lo Stato deve prevedere un regime di maggior rigore per condannati per particolari ed efferati reati associativi di tipo mafioso. Ancora una volta, così come accaduto in materia di eutanasia, sarà il Parlamento a dover intervenire, entro un anno, sul punto. Le esigenze di prevenzione generale e di sicurezza collettiva che ci proteggono dal fenomeno mafioso e che fino ad oggi la norma vigente ha permesso di vedere garantiti, sono pilastri che sorreggono principi e diversi valori costituzionali».