Giovedì 26 Marzo 2026

×

L'intervista

Vassallo: «Bene l’affluenza. Primarie a sinistra? Esito non scontato»

Il direttore dell'istituto Carlo Cattaneo, analizza i numeri del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere e i flussi elettorali che hanno portato alla vittoria del No

26 Marzo 2026, 09:22

Vassallo: «Bene l’affluenza. Primarie a sinistra? Esito non scontato»

Salvatore Vassallo, direttore dell'Istituto Carlo Cattaneo

Salvatore Vassallo, direttore dell'istituto Carlo Cattaneo, analizza i numeri del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere e i flussi elettorali che hanno portato alla vittoria del No. «Quale che sia la dimensione della quota giovanile sull’elettorato generale e il differenziale di quella componente sull’elettorato che ha votato No, dubito che questa sia la principale spiegazione del risultato - dice - è stata la maggiore astensione degli elettori di centrodestra rispetto a quelli di centrosinistra a sottrarre all’incirca quattro punti percentuali al Sì»

Professor Vassallo, che idea si è fatto sui risultati del voto referendario?

La mia impressione generale è che ci sia un elemento che spicca su tutti gli altri per evidenza e chiarezza, e cioè che tutta la dinamica che ha portato al referendum conferma come sia ormai impossibile produrre riforme costituzionali in Italia se non su aspetti molto specifici sui quali è impossibile per i partiti dividersi nella consapevolezza che c’è una ampia e trasversale supporto da parte dell’opinione pubblica, come nel caso della riduzione del numero dei parlamentari.

Quindi ha ragione chi dice che non si faranno più riforme costituzionali per due generazioni?

È ormai chiaro che per qualsiasi leader di opposizione che sta pensando alle prossime elezioni è impossibile dichiararsi d’accordo con una proposta dei propri avversari, tanto più su una materia così delicata come quella costituzionale. è troppo più semplice e vantaggioso politicamente mobilitare i propri elettori sulla base del giudizio, sul pregiudizio o sull’avversione verso il fronte avverso. Quale che sia il merito è molto improbabile che ci possa essere un accordo, l’abbiamo visto anche a parti invertite nel 2005 e nel 2016.

Qual è il motivo per cui il No si è imposto in maniera così netta in questo referendum?

In questo caso ci sono stati anche altri fattori, come il clima di tensione internazionale, la volontà di andare un segnale al governo, il merito della questione. La stessa Meloni che ora propone il premierato si dichiarò contraria al referendum Renzi nel 2016 che pur con differenze aveva lo stesso scopo. Se quotidianamente si sollecita la propria opinione pubblica a considerare tutto il male possibile degli avversari, poi è difficile persuadere la stessa opinione pubblica che si possano fare accordi su una questione delicata come la riforma costituzionale.

Sono stati i giovani a trainare il No?

Quale che sia la dimensione della quota giovanile sull’elettorato generale e il differenziale di quella componente sull’elettorato che ha votato No, dubito che questa sia la principale spiegazione del risultato. Mi pare più plausibile che la chiave sia nella maggiore partecipazione dell’elettorato vicino all’opposizione rispetto a quello di maggioranza. Considerato che le due macro aree praticamente si equivalgono, basta che una delle due partecipi un po’ di meno e l’altra prevale.

Eppure in massa sono andati in votare: effetto Palestina o c'è altro?

Quello che è stato rilevato sul voto dei giovani è interessante ma era già noto sulla base delle analisi del voto 2022. Quello che sappiamo da qualche anno è che nella generazione Z, rispetto ai Millennial, c’è una disponibilità a interessarsi di questione pubbliche più sviluppata e un orientamento politico più spostato verso una sinistra liberal, ecologista, cosmopolita e interessata alle questioni di genere ma anche allo scenario internazionale, basti pensare appunto alla Palestina. Il referendum è stato un momento in cui questa propensione ha preso forma, forse stato anche un catalizzatore ma ripeto è una cosa che più o meno sapevamo. Potrebbe avere effetti nel medio termine ma non spiega da sola il risultato.

Quindi la vittoria del Sì è merito della mobilitazione a sinistra?

Quello che abbiamo visto attraverso le nostre stime è un astensionismo praticamente pari a zero tra gli elettori che nel 2022 hanno votato per la coalizione di centrosinistra, cioè Pd, Avs, Più Europa, pari a zero tra quelli che avevano votato Azione e Iv, molto contenuto rispetto alle tendenze osservate in precedenza tra gli elettori M5S, i quali tendono a votare molto meno in occasione di elezioni politiche non nazionali. Ci sono evidenti dimostrazioni che tutto il campo delle opposizioni si è mobilitato, anche perché veniva vista come un’occasione importante.

E il centrodestra?

Nel centrodestra non si può dire che ci sia stata una smobilitazione perché mi sarei aspettato un tasso di astensione anche superiore, ma in ogni caso è stata maggiore rispetto al campolargo. Questo ha sottratto all’incirca quattro punti percentuali al Sì, assumendo che tutti gli elettorato alla fine si sono in larga parte comportati come indicazione della leadership politica. Il voto divergente è stato poco, se non al Sud dove ci sono più indizi che questo sia avvenuto. Al netto dell’elettorato ex Azione/Iv che come già avvenuto alle amministrative e alle Regionali si è diviso votando in prevalenza Sì.

Il campo largo già pensa alle primarie e Conte sembra voler spingere, forte di un buon consenso popolare: la leadership della coalizione verrà decisa nei gazebo e vincerà Conte?

Nelle rilevazioni sulla popolarità Conte è più forte di Schlein per varie ragioni, in primis perché continua ad avere un vantaggio ereditato della fase in cui era primo ministro, ma non mi sembra che ci siano elementi per dire come finirebbero eventuali primarie del centrosinistra. È vero che ha maggiore popolarità ma potrebbero anche esserci elettori di centrodestra che hanno mantenuto un atteggiamento non troppo negativo nei suoi confronti ma che non partecipano alle primarie, mentre Schlein continua a essere molto divisiva. Anche nell’elettorato del Pd Conte ottiene grandi risultati ma si tratta di capire come vengono organizzate, qual è il tasso di partecipazione, se la platea sarà ampia o solo tra persone legate ai partiti. Quindi non darei per scontato l’esito.

Come commenta l'affluenza al referendum?

Non c’è dubbio che il risultato dell’affluenza sia stato significativamente superiore alle attese. È vero che nel 2022 c’è stato il tasso di affluenza più basso dì sempre alle Politiche ma è anche vero che ai referendum partecipano di solito meno elettori che alle Politiche, quindi un calo di pochi punti è comunque positivo. C’è stata una dinamica per la quale la somma della connotazione politica e del contenuto tutto sommato accessibile in linea generale del referendum ha generato un inatteso coinvolgimento delle persone in ogni ambito, che non credo si sia visto in altri casi in Italia negli ultimi anni.