L'intervista
ENRICO MORANDO POLITICO
Enrico Morando, presidente di Libertà Eguale e sostenitore del Sì da sinistra, spiega che «bisogna votare sul testo e non sul contesto». E aggiunge: «Quando c’è di mezzo la Costituzione, cioè le regole che valgono per tutti, è evidente che privilegiare il contesto rispetto al testo significa tradire la funzione del referendum costituzionale. Per noi che sosteniamo il Sì da sinistra questo è molto importante perché non abbiamo alcuna intenzione di sostenere il governo Meloni, ma essendo in gioco il testo e non il contesto questa è una buona riforma che ne completa altre di cui la sinistra è stata protagonista».
Morando lei ha risposto sul Corriere a Luciano Violante, precisando alcuni aspetti della riforma: perché è stato doveroso rispondere?
Le precisazioni rispetto a Violante sono tre: la prima riguarda Vassalli e cosa pensasse sull’ordinamento giudiziario. È la dimostrazione che Vassalli aveva un orientamento favorevole alla riforma dell’ordinamento giudiziario per renderlo più coerente con il rito accusatorio che caratterizzava la sua riforma del processo penale. Ma in Vassalli c’era anche la consapevolezza della difficoltà di questa operazione che lui denuncia sia nell’articolo sul Financial Times che nell’intervento al Senato citato da Violante.
La seconda?
Il secondo punto è quello che riguarda il giusto processo, che è stato introdotto in Costituzione dieci anni dopo la riforma Vassalli perché si erano avute numerose sentenze della Consulta che mettevano in discussione il rito accusatorio e consentivano che in circostanze puntuali le prove venissero definite in sede di istruttoria e portate come tali al processo. Ma l’ordinamento a proposito di carriere di giudici e pm è rimasto quel che era e quindi per realizzare appieno il giusto processo si è resa necessaria questa riforma. E c’è poi la terza precisazione.
Prego.
La terza precisazione riguarda l’Alta Corte e il fatto che fosse nei programmi Pd. È vero che la proposta Pd era riferita a tutte le magistrature, non soltanto a quella ordinaria, soluzione assolutamente condivisibile, ma la distanza che separa la proposta del Pd dall’attuale riforma, è più o meno grande della distanza che separa l’attuale riforma dallo status quo?
Roberto Giachetti ha spiegato su queste colonne che, in sostanza, questo governo passerà mentre la riforma resta: condivide?
Certamente. Credo di essere colui che ha coniato la frase “votare sul testo e non sul contesto”. Intendiamoci: i referendum abrogativi hanno una connessione con il contesto politico molto elevata, ma qui non si tratta di un referendum abrogativo ma costituzionale. E quando c’è di mezzo la Costituzione, cioè le regole che valgono per tutti, è evidente che privilegiare il contesto rispetto al testo significa tradire la funzione del referendum costituzionale. Per noi che sosteniamo il Sì da sinistra questo è molto importante perché non abbiamo alcuna intenzione di sostenere il governo Meloni, ma essendo in gioco il testo e non il contesto questa è una buona riforma che completa riforme di cui la sinistra è stata protagonista.
La Sinistra per il Sì chiuderà la campagna giovedì a Bologna e ci sarà anche Pina Picierno: come commenta la posizione del Pd?
Io sto facendo la mia battaglia referendaria ragionando come ho appena fatto: è una buona riforma e mi dolgo che l’ultimo miglio lo abbia percorso il centrodestra perché auspicavo una convergenza purtroppo non voluta da entrambi gli schieramenti. La separazione delle carriere è una battaglia politica che conduco ormai da trent’anni e non mi farò convincere che l’aspetto politico sia un buon motivo per votare No. Adesso si decide sulla Costituzione e su una cosa per cui abbiamo lavorato nel corso degli anni: non ho alcuna intenzione di cambiare posizione.
Eppure gran parte del Pd voterà No e sta facendo campagna per il No: che ne pensa?
Il Pd porta avanti slogan come “Vota No per difendere la Costituzione”, ma noi di riforme costituzionali ne stiamo sostenendo dalla Bicamerale Buozzi dei primi anni ‘80. Il Pd, e la sinistra molto prima del Pd, si è mossa in una chiave riformatrice non solo di attuazione ma anche di riforma della Costituzione, perché ci sono parti della Carta che meritano di essere riformate, soprattutto dal punto di vista dell’ordinamento. Per questo è giusto dire Sì.