Lunedì 02 Marzo 2026

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Referendum

«Parlare nel merito della riforma. Ma l’Anm si muove come un partito»

Intervista a Francesco Greco, presidente del Cnf: «Si continuano a registrare toni pieni di animosità, che nulla hanno a che vedere con un dibattito che riguarda la giustizia»

02 Marzo 2026, 19:55

Francesco Greco

Il referendum del 22 e 23 marzo prossimi sulla separazione delle carriere nella magistratura è sempre più vicino. Si moltiplicano le iniziative per informare i cittadini sulle ragioni del Sì e del No e non mancano le polemiche. Un contesto, come rileva il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, che però non aiuta i cittadini a conoscere l’importanza del contenuto della riforma costituzionale.

Presidente Greco, il voto del referendum sulla separazione delle carriere in magistratura è alle porte. L’invito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad abbassare i toni non è stato preso in considerazione?

Spiace dirlo, ma è così. Purtroppo dobbiamo registrare che l’invito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad abbassare i toni e a mantenere vivo un dibattito tecnico sul contenuto della riforma, non è stato raccolto da tutti. Si continuano a registrare toni pieni di animosità, che nulla hanno a che vedere con un dibattito che riguarda la giustizia e che dovrebbe essere avulso da partigianerie politiche. Un approccio che si registra da parte dei sostenitori del No, perdendo di vista il contenuto della riforma.

Le polemiche non hanno risparmiato neppure alcuni Tribunali, dove sono stati esposti materiali a sostegno del No…

Speravo che nei Tribunali si discutesse sul piano tecnico e ci fossero incontri con rappresentanti del Sì e del No, invece registro che questo non accade. La scorsa settimana il Tribunale di Reggio Calabria è stato riempito di manifesti del No, persino dinanzi alla sede del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, quasi a voler far apparire l’Ordine schierato su una posizione. Questa mi sembra un’iniziativa che non può essere condivisa. Peraltro, in tutti i Palazzi di giustizia per affiggere dei manifesti ci vuole sempre un’autorizzazione. Quindi, o non erano stati autorizzati, e sarebbe grave, oppure era stato autorizzato il riempimento del tribunale di Reggio Calabria con dei manifesti, ma anche questa cosa non va bene. Nei tribunali si parla dei diritti dei cittadini e la giustizia riguarda la vita dei cittadini. Lì ritengo che non si possa fare campagna né a favore del Sì, né a favore del No. I tribunali devono essere un luogo di confronto equilibrato.

Nello scorso fine settimana è arrivata la notizia della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Giusi Bartolozzi, Capo di Gabinetto del ministero della Giustizia. Qualcuno ha parlato di “giustizia a orologeria” a pochi giorni dal voto referendario. Cosa ne pensa?

Non sono abituato a commentare i provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Sono certo, però, conoscendo il rigore morale della dottoressa Bartolozzi e il suo assoluto rispetto della legge nell’esercizio della sua attività, prima di magistrato e ora di Capo di Gabinetto, che emergerà la sua totale estraneità ai fatti che le vengono contestati.

La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura ha aperto un dibattito tra gli avvocati. Quali indicazioni le stanno giungendo in questi ultimi giorni di campagna referendaria?

Registro, prima di tutto, che la maggior parte degli avvocati è a favore della separazione delle carriere. Un orientamento ancora più marcato tra i penalisti. Anche tra loro però qualcuno è contrario alla riforma, ma credo che si tratti di un numero esiguo. Voglio ribadire ancora una volta che il Consiglio nazionale forense, considerato il suo ruolo istituzionale e di rappresentanza di tutti gli avvocati, non ha preso posizione né a favore della riforma né contro. Non ha aderito a comitati e non ha deliberato a tal riguardo. A differenza, invece, del Consiglio superiore della magistratura al quale la legge attribuisce il compito di esprimere giudizi sull’impianto della magistratura. Dato che la riforma interessa il processo, anche noi avremmo potuto prendere posizione, ma nel rispetto del ruolo istituzionale il Cnf ha deciso di non farlo, ovviamente lasciando liberi i singoli componenti del Cnf, così come sono liberi tutti gli avvocati di esprimere a titolo personale le proprie opinioni. Va da sé che, come ogni cittadino, io abbia il diritto di esprimere una valutazione personale. E a titolo personale ritengo che la separazione delle carriere possa rafforzare il principio del giusto processo e la percezione di terzietà del giudice. Ma è una posizione che non impegna in alcun modo l’istituzione che presiedo.

Il protagonismo politico dell’Anm può screditare il prestigio della magistratura?

Ormai, l’Associazione nazionale magistrati si muove come un partito politico. È una cosa che io non condivido. La libertà di associazione che riconosce la nostra Costituzione a chiunque è cosa diversa dall’assimilazione di un’associazione di magistrati ad un partito politico. Peraltro, è ormai un dato acquisito che ci sono tanti magistrati favorevoli a questa riforma, eppure l’Anm parla a nome di tutti i magistrati italiani. La settimana scorsa c’è stata una maratona per il Sì di alcuni magistrati che si sono pubblicamente espressi a favore della riforma.

Il 13 marzo ci sarà l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense. Un appuntamento importante che consentirà di fare il punto sulle sfide che riguardano l’avvocatura?

L’inaugurazione dell’anno giudiziario sarà l’occasione per riflettere, per esempio, sulla riforma della legge forense, sul tema dell’esercizio della professione, sull’avvento dell’Intelligenza artificiale nel nostro lavoro e sui numeri dell’avvocatura. Credo che il compito più importante del Consiglio nazionale forense in questo momento sia quello di immaginare l’esercizio della professione nel futuro e di farsi trovare pronti. C’è grande attesa per la nostra inaugurazione dell’anno giudiziario. Lo dimostra pure il numero elevato dei colleghi che si sono registrati.