L'intervista
Monica Marchionni
Monica Marchionni, magistrato di sorveglianza, come spiegherebbe in parole semplici ad un cittadino perché votare Sì?
I motivi per cui votare Sì sono tanti, il principale è garantire al cittadino un giudice terzo e imparziale, un giudice qualificato, che sia valutato da un organo anch'esso imparziale, un giudice che, laddove sbagli sul piano disciplinare, venga adeguatamente sanzionato. Tutti questi obiettivi, a mio parere, possono essere raggiunti con la riforma, perché, da una parte, la separazione delle carriere garantisce che il giudice sia equidistante sia dall’accusa che dalla difesa, dall'altra, la creazione di due Csm, che saranno formati attraverso sorteggio e non attraverso elezioni pilotate dalle correnti, assicura che la professionalità del giudice e la sua responsabilità disciplinare vengano vagliate in maniera imparziale.
Dalla sua esperienza quotidiana di magistrato da cosa si evince la necessità di separare le carriere?
Tralasciando la banalità del caffè mattutino, che è un piacere prendere anche con avvocati e cancellieri, almeno per quanto mi riguarda, rilevo che tra giudici e pm esistono chat comuni, si pranza quasi sempre assieme, si stringono amicizie fraterne, se il pm, magari avvertito dalla cancelleria, non è ancora arrivato l'udienza non ha ovviamente inizio e così via dicendo. Ma non è tanto questo il punto. Penso che sia il Gip, ovvero il giudice che interviene nella fase delle indagini, il più a rischio. Ho svolto in passato anche le funzioni di gip: avere un pubblico ministero, il cui peso non sia superiore a quello della difesa, è in questa fase, come in quella successiva della udienza preliminare, di fondamentale importanza. Le richieste del pm in questa fase trovano accoglimento per oltre il 90 per cento. Cosicché la funzione di filtro che il gip dovrebbe svolgere è pressoché vanificata, tanto che poi in dibattimento si assiste ad una percentuale molta alta di assoluzioni.
Perché il sorteggio secondo lei è cosa buona e giusta?
Il sorteggio è ora l'unico sistema ipotizzabile per superare la degenerazione delle correnti, ormai in atto da decenni. Come tutti sanno nel nostro ordinamento sono disciplinate diverse altre ipotesi di sorteggio, basti pensare alla Corte d'Assise, al Tribunale dei Ministri o al giudizio del Presidente della Repubblica messo sotto stato d'accusa. Pochi poi sanno che una forma di sorteggio, seppur residuale, è già stata introdotta dalla riforma Cartabia nella formazione delle liste elettorali come garanzia della parità di genere.
Non crede che sia violato il principio di eguaglianza prevedendo un sorteggio temperato per i laici e uno puro per i togati?
No, non mi pare che si possa ravvisare alcuna violazione del principio di uguaglianza, perché la componente laica siede al Csm al solo fine di temperare l'autoreferenzialità, che diversamente sarebbe piena, fa parte di quel meccanismo di pesi e contrappesi che la Costituzione prevede sotto molteplici forme. Bisogna riflettere sul fatto che i magistrati sono 9.000 o poco più e con lo sbarramento che sarà portato dalla legge ordinaria, che, penso, prevederà che non si possa essere sorteggiati se non a determinate condizioni di anzianità, il numero si restringerà ancora sensibilmente, laddove il numero dei professori universitari in materie giuridiche e degli avvocati che abbiano raggiunto una certa anzianità è smisurato, ragione per cui una selezione iniziale, operata peraltro dal Parlamento in seduta comune, secondo me, è necessaria.
Paradossalmente, si potrebbe verificare di sorteggiare tutti i laici di destra, non avendo il legislatore ancora spiegato come garantire una maggioranza qualificata, e tutti magistrati conservatori. Non sarebbe deleterio?
Ma vede, se al Csm verranno attribuite, come è giusto che sia, solo funzioni di alta amministrazione, il fatto che i componenti laici provengano da partiti di destra e che i magistrati appartengano all’area conservatrice avrà ben poco significato, perché si tratterà di applicare norme elaborate dal Parlamento, mentre sarà inibita qualunque funzione di indirizzo politico.
Secondo lei non esiste il pericolo di un “ascensore istituzionale” del pubblico ministero?
La risposta è la medesima, se le funzioni saranno rigorosamente di alta amministrazione, ovvero se si inciderà solo sulla vita professionale dei magistrati senza operare scelte di natura politica, il rischio di ascensore istituzionale, ovvero di rafforzamento della posizione del pubblico ministero, sarà scongiurato.
Per quanto concerne l’Alta Corte lei non avverte delle criticità come il mancato ricorso per Cassazione o la possibilità di collegi con giudici in minoranza?
L'interpretazione, secondo la quale le decisioni di natura giurisdizionale dell'Alta Corte siano sottratte al vaglio della Corte di Cassazione, non mi sembra sostenibile, dal momento che l'articolo 111 della Costituzione prevede che tutte le decisioni possono essere impugnate davanti alla Corte di Cassazione. Quanto ai collegi ritengo che non vi sia altra possibilità se non formare tre collegi: 15 membri divisi in tre collegi da 5 componenti ciascuno, con piena garanzia e tutela per la componente togata che sarà in netta prevalenza.
Secondo lei l’Anm ha il diritto di fare questo tipo di campagna o si è trasformata in un partito politico?
L'associazione nazionale magistrati nasce nei primi anni del 1900 quando ancora il Csm era lontano dall’essere istituito. Con la creazione del Csm e l'attribuzione al Csm di queste competenze di alta amministrazione alla Anm dovrebbero essere riservate solamente questioni prettamente sindacali e non mi pare che sia così. Che la Anm si muova come soggetto politico credo sia sotto gli occhi di tutti.
Cosa pensa della campagna che sta portando avanti la destra per cui occorre votare Sì così le “toghe rosse” non scarcereranno più e non faranno più sentenze “buoniste” a favore degli immigrati?
La campagna elettorale della destra, come per altro quella della sinistra, sta utilizzando argomenti e toni decisamente non appropriati. La riforma, per quanto estremamente tecnica, può essere facilmente spiegata ai cittadini, attraverso la lettura delle norme che vengono modificate e soprattutto attraverso la lettura della relazione introduttiva al disegno di legge, nella quale più volte si ribadisce l'intento di mantenere la magistratura, sebbene divisa in due ordini - requirente e giudicante – come autonoma e indipendente e sottoposta solo alla legge.