Mercoledì 18 Febbraio 2026

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L'intervista

Marilisa D’Amico: «Il fronte del No è contraddittorio Il Sì è di sinistra»

La costituzionalista della Statale di Milano critica la politicizzazione della riforma e replica al fronte del No: «Sinistra non tradisca il garantismo»

18 Febbraio 2026, 09:44

Marilisa D’Amico: «Il fronte del No è contraddittorio Il Sì è di sinistra»

Marilisa D’Amico, professoressa ordinaria di diritto costituzionale all’università degli studi di Milano

Marilisa D’Amico, professoressa ordinaria di diritto costituzionale all’università degli studi di Milano, è espressione della Sinistra che vota Sì perché, dice, «non si possono tradire i propri principi in nome di un calcolo politico, secondo me neanche troppo corretto». E attacca il fronte del No rispetto alle motivazioni della loro presa di posizione. «Violante è preoccupato che il pm diventi un super poliziotto, ma bisogna che si mettano d’accordo - dice - Da una parte la riforma viene presentata come embrione di uno stato totalitario, dall’altra ci si preoccupa di un pm troppo forte: è contraddittorio».

Professoressa D’Amico: che ne pensa del clima di questa campagna referendaria?

Come costituzionalista non mi fa piacere che si alzino i toni su una riforma della Costituzione, perché si rischia di perdere di vista la necessità di informare ai cittadini, sulla base del testo della riforma, sui motivi per votare sì o no. E quindi questo inasprimento rischia di spostare il focus dal terreno di un confronto nel merito, che è quello che dice la Costituzione, al terreno del condizionamento politico in base al parere favorevole o meno rispetto al governo Meloni. Non è su questo che si vota ma, come nel 2016, rischia di diventarlo. Nello stesso tempo le dirò che per l’esperienza che ho di incontro e dibattiti dove ci si confronta anche con persone che cercano di alzare i toni, rimanendo sul piano del ragionamento le persone poi capiscono benissimo e capendo si convincono di un’idea.

Cosa ispira chi, come lei, da sinistra voterà Sì?

A me sembra importante che debba essere la sinistra che ha sempre creduto nel garantismo, nella separazione delle carriere e nei diritti dell’imputato nel processo a volere con forza questa riforma. La sinistra non può tradire i propri principi in nome di un calcolo politico, secondo me neanche troppo corretto. È importante che non si politicizzi e che comunque non lo faccia la sinistra che ha sempre creduto in quei principi. Mi sembra un paradosso. Come dice Barbera è una riforma che è stata portata avanti nell’ultimo pezzo da una parte politica che non si è occupata granché di questi temi mentre sono tutti principi fondamentali incarnati prima di tutto e soprattutto a sinistra. Mi sembra anche positivo che nella storia prima a sinistra e poi a destra si arrivi a una convergenza. Se questa riforma passasse sarebbe di tutto il Paese e non solo di chi se l’è intestata nell’ultimo tratto.

Quali sono le principali motivazioni del suo voto favorevole?

Le motivazioni stanno tutte nel testo, che è un completamente del percorso di parità tra accusa e difesa e che ha il suo centro nell’88-89 in cui si è arrivati al processo accusatorio, fino alla riforma dell’articolo 111 della Costituzione. È un percorso di tentativi di riforma che la sinistra ha sempre voluto perseguire ad esempio nella riforma D’Alema che voleva due Csm e un’Alta corte. Poi c’è un’ultima parte, quella del sorteggio, come rimedio estremo alle degenerazioni degli ultimi anni. L’obiettivo è che i magistrati siano liberati dalle correnti. Mi colpisce che sempre più magistrati si dicano favorevoli alla riforma perché vogliono spezzare quel rapporto di reciproca influenza tra eletti ed elettori.

Personalità di spicco del No, come Luciano Violante, esprimono dubbi fondati sulla riforma: sbagliano?

Il fronte del Sì ha dalla sua quello che c’è scritto nel testo della riforma, cioè principi introdotti per risolvere problemi costituzionali che chiunque può verificare. Violante è preoccupato che il pm diventi un super poliziotto, ma bisogna che si mettano d’accordo. Da una parte la riforma viene presentata come embrione di uno stato totalitario, dall’altra ci si preoccupa di un pm troppo forte. È contraddittorio. Dal No si mettono in evidenza tutta una serie di lacune focalizzandosi sul singolo dettaglio senza capire che poi ci possono essere delle modifiche. Il sorteggio ad esempio dovrà certamente essere temperato, cosa che la riforma non dice ma nemmeno la Costituzione dice tutto.

C’è poi chi la butta in politica, votando contro questo governo: come commenta?

Sulle motivazioni politiche il discorso è più radicale. Ci va bene tutto così com’è? Vogliamo che questo Paese resti immobile? Se vogliamo essere un paese totalmente conservatore come fu nel 2016 ne pagheremo le conseguenze. La Costituzione è fatta per evolversi all’evoluzione della società mentre il No propone una situazione conservatrice legata allo status quo. Un modello di società che evidentemente se vince il No molte persone ritengono adeguato.

Crede che la sinistra che vota Sì possa essere in qualche modo decisiva anche se il Pd sta facendo attivamente campagna per il No?

Penso che in questa situazione come in tanti altri casi la cosa più importante è che nella propria area culturale di riferimento si abbia la possibilità di esprimersi anche se c’è una linea di partito diversa. Cerchiamo di far capire i motivi razionali per cui è importante votare Sì non essendo un voto su Meloni o sul governo. E che c’è una storia di sinistra che va rivendicata. Tutte le altre letture o strumentalizzazioni non mi interessano e non interessano alle persone. La gente vuol capire se questa battaglia può sostenere i nostri diritti o è l’enn