Martedì 17 Febbraio 2026

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L'intervista

Pasquino: «Si resti nel merito, basta dire che il Sì uccide la democrazia»

Il professore: «Voterò no ma l'opposizione non dovrebbe dire che se si sperano le carriere cade la democrazia in Italia perché non è vero e non è così debole»

17 Febbraio 2026, 09:24

Pasquino: «Si resti nel merito, basta dire che il Sì uccide la democrazia»

Il professore Pasquino

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica a Bologna, puntualizza alcuni aspetti i vista del referendum sulla giustizia e mette in guardia centrodestra e centrosinistra. «Voterò no perché questa riforma non risolve i problemi della giustizia - dice - ma si resti nel merito e non si dica che se vince il Sì è la fine della nostra democrazia perché non è così».

Professor Pasquino: da Gratteri a Nordio negli ultimi giorni si sono accese le polemiche sul referendum costituzionale, che ne pensa?

Vorrei fare due premesse: la prima è che il referendum costituzionale non è confermativo, come sento dire. Confermativo od oppositivo può essere l’esito, non il referendum in sè. Secondo: i referendum in base alla Costituzione non li chiede il governo o una maggioranza parlamentare ma un certo numero di persone che possono essere cittadini o parlamentari. Quindi non è chiesto dal governo, altrimenti diventa un plebiscito. Questo referendum va purtroppo in questa direzione nel senso che sta diventando pro o contro il governo e non va bene.

Dunque la campagna si sta imbruttendo?

La campagna è brutta ma spesso è stato così, con frasi propagandistiche retoriche e cosi via. Per il referendum abrogativo del 91 Craxi invitò ad andare al mare, De Mita a giocare a tressette, Bossi a fare passeggiate. Lo stesso referendum 2016 di Renzi, chiesto da Renzi e per Renzi, fu soggetto a una campagna brutta. Non’è un attacco alla democrazia, come dice chi sostiene il No, ma una modifica alla Costituzione su un tema dirimente come al giustizia.

Lei ha deciso come voterà?

Di solito tendo a non esibirmi, ma tutti quelli che mi conoscono sanno che voterò No. Primo perché è una riforma inutile, nel senso che solo lo 0,5% dei magistrati è passato da una carriera all’altra negli ultimi 20 anni. Il secondo è che è costoso, perché ci saranno due Csm e si buttano soldi. Il terzo è che non risolverà i problemi della giustizia che sono organico, dotazioni e preparazione stessa dei magistrati. L’unico punto sul quale il Sì ha ragione è che alcuni magistrati non sono abbastanza preparati e quindi tendono a sbagliare e non essere puniti.

Da questo punto di vista l’Alta Corte potrebbe risolvere il problema?

Sperabilmente l’Alta Corte potrebbe risolvere il problema, ma siamo italiani e ci sarà sempre un modo per far fare carriera a qualcuno…I criteri di promozione in Italia sono sbagliati dappertutto, non solo per i magistrati. Basti pensare ai professori, alla pubblica amministrazione, alla Rai. E un problema più generale di cultura politica in senso lato, cioè accettare che c’è qualcuno migliore di noi e che i migliori dovrebbero fare carriera.

Nel Pd molti si lamentano della linea comunicativa del partito, dalla gaffe su Casapound fino a quella sul curling: che idea si è fatto?

È una comunicazione farraginosa, intessuta di preferenze e faziosità. Una comunicazione brutta che però riguarda un po’ tutti. Quando c’è qualcuno non gradito questo viene bullizzato, ma prendo atto che anche questo fa parte della cultura politica degli italiani. Ma il problema parte dai politici che avendo grande spazio comunicativo dovrebbero essere più attenti a quel che dicono, a come lo dicono, a come lo fanno. L’imbarbarimento del linguaggio politico poi incide un po’ su tutto.

E della campagna dell’opposizione in generale?

L’opposizione non dovrebbe dire che se si separano le carriere cade la democrazia in Italia. Perché non è vero e perché se la democrazia cadesse su un referendum che riguarda la magistratura vorrebbe dire che la nostra democrazia è molto debole e invece non è così.

Meloni finora non si è esposta troppo: strategia o necessità?

Meloni ha fatto un’operazione astuta. Questa è la riforma del governo Meloni e del ministro Nordio ma poi lei ha subito chiamato fuori il governo perché sa che deve evitare contraccolpi. Vediamo se riesce a mantenersi astuta fino in fondo. Dovrebbe semplicemente dire che dal suo punto di vista è una buona riforma utile al paese. Tutto il resto lo deve lasciare al dibattito pubblico cioè dire ai cittadini di informarsi da chi ne sa più di loro.

Il centrodestra collega la riforma alla necessità di maggiore sicurezza: è un argomento valido?

Secondo me i due argomenti sono abbastanza separati. Non è che se si separano le carriere si migliora la sicurezza dei cittadini. Ma è importante capire che c’è un problema vero di ordine pubblico che non riguarda solo gli immigrati. Basta vedere gli estremisti che si infiltrano nelle manifestazioni o le gesta degli anarchici. Il centrodestra risponde con la repressione che a volte può anche essere giusta ma non è la sola soluzione.

C’è una minoranza della sinistra per il Sì molto attiva: crede che possa dare fastidio a Schlein?

Costoro giustificano la propria scelta dicendo che erano già a favore della riforma Vassalli ma quelli che erano comunisti ed erano parlamentari non li ricordo così attivamente contrari alla linea del Pci, che era contro quel tipo di riforma. Il secondo elemento è che sono senza truppe, persone che hanno una lunga carriera politica anche colmata di onori dal partito che stanno criticando e che non credo incidano sull’opinione pubblica. È una battaglia personalistica e acida nei confronti dei loro compagni di partito che non mi piace per niente. Nel partito contano poco e quindi certamente non saranno determinanti.