Giovedì 12 Febbraio 2026

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L'intervista

Violante: «Altro che pace: con la riforma lo scontro politica-toghe diventerà cronico»

L’ex presidente della Camera critica l’istituzione di un Csm per i soli requirenti: «Si creerebbe una casta autoreferenziale e i conflitti aumenterebbero»

12 Febbraio 2026, 09:12

Violante: «Altro che pace: con la riforma lo scontro politica-toghe diventerà cronico»

Il dibattito sulla riforma della giustizia in Italia non è mai una questione puramente tecnica ed è, da oltre trent’anni, il terreno di scontro su cui si misurano i limiti del potere, l’autonomia degli ordini e la tenuta democratica del Paese. In questo scenario, la voce di Luciano Violante - già magistrato, già esperto della giustizia del Pci e già presidente della Camera - risuona con il peso di chi ha attraversato le stagioni più turbolente del rapporto tra politica e toghe.

Se uno degli intenti della riforma è riequilibrare i rapporti di forza tra il potere politico e la magistratura, ponendo fine a quella “guerra dei trent'anni” iniziata con la stagione di Mani Pulite, secondo Violante, il mezzo scelto – la separazione delle carriere – rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Invece di una magistratura più equilibrata, potremmo trovarci, sottolinea, di fronte a una magistratura inquirente trasformata in un corpo separato, privo di quel “bagno di cultura del giudizio” che oggi deriva dalla comune appartenenza dei pm e dei giudici allo stesso ordine. Insomma, la creazione di un Csm dedicato esclusivamente ai pubblici ministeri finirebbe per blindare i requirenti in una cittadella inespugnabile. Insomma, una “casta” autoreferenziale.

Presidente, forse nelle stesse intenzioni del ministro Nordio la riforma dovrebbe anche produrre l’effetto di riequilibrare il rapporto fra politica e magistratura. Ma negli ultimi giorni vediamo il solito schema della politica che si sente vittima di un’invasione di campo, di scelte giudiziarie politicizzate. C’è, secondo lei, il rischio che dopo il referendum il rapporto politica-ordine giudiziario sia addirittura peggiore che in passato?

Il riequilibrio è necessario; mi era accaduto di sostenerlo nel lontano 1993, in piena Tangentopoli. Ma la riforma, purtroppo, accentua lo squilibrio perchè crea la casta dei pm che si governano e si promuovono da soli attraverso il proprio Csm, non hanno vincoli gerarchici, sono indipendenti da qualsiasi autorità politica, hanno la polizia giudiziaria alle proprie dipendenze e la cronaca giudiziaria al seguito, godono del privilegio dell’azione penale obbligatoria per cui possono dire, per qualsiasi indagine, che si trattava di “atto dovuto”. Un sistema così non esiste in nessun Paese del mondo. Se vincesse il Sì, a mio avviso, i conflitti si moltiplicherebbero.

⁠ L’impegno politico pancia a terra dell’Anm rischia di provocare una perdita di credibilità della magistratura?

Avrei preferito un comportamento più sobrio. Ma mi viene in mente una commedia di Plauto nella quale il signore urla al proprio servo: “Non agitarti altrimenti non posso picchiarti”.

Immagina gravi lacerazioni e rese dei conti interne all’ordine giudiziario, in caso di vittoria del Sì?

No; è un referendum; decide il popolo, non la politica.

⁠L’ha colpita di più la lista di proscrizione in cui alcuni giornali hanno inserito i magistrati schierati a favore della riforma o i “dossieraggi” sulle collocazioni politiche dei giudici di Cassazione che hanno accolto la nuova richiesta di referendum costituzionale?

Entrambe allo stesso modo.

⁠Riguardo al merito della riforma, lei ha più volte segnalato il rischio che, con l’eventuale istituzione di un Csm per i soli pm, i requirenti diventino ancora più autoreferenziali. Ma sui piatti della bilancia non peserebbe assai più la maggiore autonomia e forza che i giudici acquisterebbero con la riforma?

Seguo il suo ragionamento: i gip potrebbero avere timore, se passasse la riforma, che rende il pm più forte e più autonomo; ma il giudice, per proprio costume professionale, impara a non avere timori.

Cosa pensa della cosiddetta sinistra per il Sì? 

Nella maggioranza del Pd, la scelta di schierarsi nettamente contro la riforma è stata eccessivamente condizionata dalla mera contrapposizione politica al governo?

È una libera scelta che non condivido ma rispetto. Quanto alla scelta del No, ha certamente pesato l’indisponibilità della maggioranza ad ascoltare l’opposizione; ma l’equilibrio tra i poteri è nelle corde della sinistra e questa riforma lo altera profondamente a danno della politica e dei cittadini. Dalla denuncia di questo squilibrio nasce il No.

⁠E cosa pensa degli inviti a lasciare il partito che alcuni “ortodossi” dem hanno rivolto ai vari Ceccanti, Morando, Picierno e in generale a chi si schiera a favore della riforma?

Non sono d’accordo. Sono personalità democratiche degne del massimo rispetto. Con chi la pensa diversamente bisogna discutere, senza scomuniche.