Domenica 08 Febbraio 2026

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L'intervista

Vassallo: «Il referendum non si vince sulla sicurezza»

Il direttore dell'Istituto Carlo Cattaneo: clima sempre più aspro fino al voto, ma i fatti di Torino e le tensioni sulla sicurezza non cambieranno gli equilibri elettorali

04 Febbraio 2026, 08:48

Vassallo: «Il referendum non si vince sulla sicurezza»

Salvatore Vassallo, direttore dell'Istituto Carlo Cattaneo

I fatti di Torino, le aggressioni nelle stazioni, le mosse del governo e le critiche delle opposizioni. A un mese e mezzo dal referendum sulla separazione delle carriere sono giornate frenetiche sul fronte politico, e cerchiamo di fare chiarezza con Salvatore Vassallo, direttore dell'Istituto Carlo Cattaneo. Da qui al referendum, spiega, «il cima sarà quello di oggi o ancora più aspro» puntualizzando tuttavia che «la questione sicurezza e gli 'attacchi del governo alla magistratura non sposteranno voti».

Professor Vassallo, pensa che i fatti di Torino e la questione sicurezza impatteranno sul referendum?

È chiaro che nel dibattito politico e nella polemica ognuno cerca di sfruttare gli eventi del momento a proprio vantaggio. In questo momento tutti i principali leader sono focalizzati sul risultato del referendum e quindi qualsiasi evento messo in relazione a quella consultazione. Se dovessi sforzarmi di capire cosa questo possa significare nel medio termine ci sono alcuni di questi elementi che mi sembrano destinati a rimanere e altri ad attenuarsi.

Cioè?

I problemi di sicurezza legati ai centri sociali fanno parte di una sequenza di eventi ricorrenti nel corso del tempo che non mi sembra possano assumere caratteri significativamente diversi dal passato, e quindi non credo che abbiano un grande impatto, anche se gli elettori di una parte e dell’altra li interpretano in maniera diversa. A destra li vedono come dimostrazione della necessità di norme più stringenti in materia di sicurezza, a sinistra li condannano denunciando al contempo la deriva securitaria del governo. Ciò che potrebbe rimanere e anzi aumentare è invece una ripresa della preoccupazione per gli atti di criminalità riferendoli ad alcune categorie di immigrati. Fenomeni che connessi a fattori strutturali potrebbero cambiare non poco la percezione dell’elettorato e quindi del suo voto.

Il governo reagisce parlando di scudo penale per gli agenti, cauzioni per gli organizzatori delle piazze e possibilità di fermo preventivo: c’è il rischio di incostituzionalità?

Nono sono titolato a esprimere opinioni sulla costituzionalità o meno dei provvedimenti. Quello che vedo, come atteggiamento e prospettiva degli attori politici in questione, è che finora in circostanze simili la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno si sono mossi con una certa circospezione. Hanno sicuramente cercato di portare avanti politiche che parlano al loro elettorato, ma finora non hanno mai forzato platealmente i vincoli costituzionali, evitando un conflitto con le istituzioni di garanzia, sia quelle che operano in maniera informale come il Quirinale sia quelle chiamate eventualmente a prendere decisioni rilevanti come la Corte costituzionale.

Pensa che il clima in vista del referendum si inasprirà ancora di più?

Da qui al referendum il clima sarà quello di ora o se possibile anche più aspro. C’è sicuramente una parte della magistratura che vive la riforma Nordio come un attacco a prerogative di vario genere, al di là del fatto che questo sia corretto o meno. Il conflitto è nelle cose ed è chiaro che il risultato avrà un impatto. In base ai sondaggi potrebbe verificarsi una sconfitta per il centrosinistra e per le associazioni che sostengono il No più cocente della sconfitta ai referendum sul lavoro. Se vince il Sì significa che c’è con certezza una componente dell’elettorato di centrosinistra che ha votato in quel modo. Se vince il No potrebbe concretizzarsi uno stop non indifferente all’azione del governo.

Il tema della sicurezza e gli attacchi del governo alla magistratura su questo punto potrebbero spostare voti?

Non penso che la questione sicurezza e l’attacco conseguente del centrodestra alla magistratura possa spostare voti in vista del referendum. È un argomento che avrà presa tra coloro che hanno già maturato una certa sfiducia nei confronti della magistratura ma non credo che convincerà persone che invece hanno fiducia a cambiare idea. In generale direi che siamo nella norma di quanto era plausibile aspettarsi a prescindere dal referendum e dagli eventi di Torino. Il governo ha una sua agenda che è quella di mandare segnali di un rafforzamento delle sanzioni per un certo tipo di reati e il centrosinistra, laddove dovesse concedere che esistono questi problemi, continuerà a rappresentare l’attività del governo come una strategia securitaria vagamente orientata a volontà illiberali.