Lunedì 02 Febbraio 2026

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«Ora costruiamo un ponte tra Roma e Kiev nel nome dei diritti»

Parla Lidiya Izovitova, avvocata della delegazione ucraina ricevuta a Roma per l'incontro con il presidente del Cnf Francesco Greco

01 Febbraio 2026, 12:30

12:35

«Ora costruiamo un ponte tra Roma e Kiev nel nome dei diritti»

Roma e Kyiv sono sempre più vicine. Anche grazie al lavoro delle avvocature italiana e ucraina. Venerdì una delegazione dell’UNBA (Ukrainian National Bar Association), guidata da Lidiya Izovitova, è stata ricevuta dal presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, e dagli avvocati Daniela Giraudo (consigliera Cnf e capodelegazione italiana presso il Consiglio degli Ordini forensi d’Europa) e Carlo Forte (rappresentanza Cnf a Bruxelles).

«È stato – dice la presidente degli avvocati ucraini Lidiya Izovitova, giunta in via Del Governo Vecchio con il suo vice, Valentyn Gvozdiy – un incontro molto utile. In Italia abbiamo trovato una situazione simile a quella ucraina. Ad esempio, in Italia esiste una legge professionale adottata nel 2012 ed è stato avviato un percorso per la sua riforma con un dibattito che ha coinvolto più soggetti. È esattamente la stessa cosa che si è verificata da noi in Ucraina. Anche la nostra legge professionale risale al 2012 e ci viene nuovamente raccomandato di riformarla. Abbiamo quindi creato un gruppo di lavoro per elaborare il progetto. I colleghi Cnf ci hanno fornito un nuovo progetto di legge e questo è un aiuto inestimabile per noi. Ogni avvocato, in qualunque parte del mondo, come ha sottolineato pure il presidente Francesco Greco che ci ha ospitato al Cnf, deve sempre difendere i cittadini e i diritti».

Pochi giorni fa è stato aperto a Bruxelles un ufficio dell’UNBA. Una tappa significativa che dimostra il desiderio dell’Ucraina, a partire dall’avvocatura, di essere sempre più parte integrante della famiglia europea. Con la guerra di aggressione avviata dalla Russia ai danni dell’Ucraina ci sono state ripercussioni anche per chi è chiamato ad occuparsi della difesa dei diritti. La vita degli avvocati ucraini è stata stravolta dal 2022 ad oggi. «Lavoriamo – commenta Izovitova - in condizioni molto complicate e difficili, perché ogni avvocato può avere casi che segue su tutto il territorio ucraino. In 15 regioni del Paese sono in corso combattimenti. Queste regioni costantemente soggette ad attacchi missilistici e con droni. Per fortuna possiamo lavorare a distanza, dato che le udienze si svolgono in videoconferenza. Non mancano però le difficoltà. Quando viene meno l’elettricità, non si può utilizzare internet e il nostro lavoro si blocca inevitabilmente. Anche questa è una conseguenza della guerra. La situazione è ancora più complicata nelle tre regioni che sono state occupate. Per i colleghi di questi territori tutto diventa ancora più problematico. Le difficoltà riguardano ovviamente anche i giudici con ripercussioni su tutta l’amministrazione della giustizia».

Un tema che sta molto a cuore all’avvocatura ucraina è quello della necessità di non assimilare il legale al suo cliente. «In questo momento – evidenzia la presidente dell’UNBA -, l’identificazione dell'avvocato con il cliente è una stortura, una cosa terribile, con ripercussioni anche sull’informazione. Il ruolo dei giornalisti a tal riguardo è delicato, perché quando identificano l'avvocato con il cliente pensano di non avere responsabilità nel fare questo tipo di associazione. In Ucraina, il problema è molto sentito. Nella legge ucraina è vietata l’identificazione del cliente con l'avvocato. Fino a qualche tempo fa, le norme su questa materia non venivano prese molto in considerazione. Le cose, a causa della guerra, sono cambiate con la società che si sta radicalizzando. Molte persone pensano che sia normale attaccare gli avvocati per il loro lavoro. L’UNBA non ha solo preso una posizione di supporto per gli avvocati, ma ha anche intrapreso azioni per tutelare il lavoro dei colleghi. L’avvocatura ha avviato un dialogo costruttivo e abbiamo elaborato una guida per i giornalisti per sottolineare la differenza tra l’avvocato e il suo cliente».

La visita della delegazione UNBA servirà a conoscere meglio la legge professionale forense italiana. Anche dal confronto con altre esperienze si concretizza il percorso di avvicinamento all’Europa. «Ho potuto constatare – afferma Francesco Greco - il grande interesse dei colleghi ucraini per il nostro lavoro. Guardano al modello italiano per la tutela dei diritti con attenzione, dato che devono riscrivere la loro legge professionale. A tal proposito abbiamo consegnato la nostra legge per consentire all’UNBA di fare uno studio approfondito». Izovitova ha donato al presidente del Cnf una medaglia che simboleggia l’amicizia dell’avvocatura ucraina. «È un onore – dice Greco – essere considerato un amico e un sostenitore dei colleghi ucraini, che vivono da quattro anni in un Paese in guerra. Un gesto di attenzione che mi rende felice e inorgoglisce».