Domenica 08 Febbraio 2026

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«Il mio Pd oggi è una caserma ma molti voteranno Sì, altro che Bettini e Barbero...»

Parla Stefano Esposito, ex parlamentare dem: «Questa riforma risponde alle migliaia di innocenti arrestati, indagati e tenuti per anni sotto processo»

29 Gennaio 2026, 18:22

30 Gennaio 2026, 08:26

Stefano Esposito

Stefano Esposito è stato a lungo parlamentare Pd, fin quando è stato accusato di corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze dalla procura di Torino, che lo intercettò illegalmente 500 volte. Prosciolto dopo sette anni di calvario giudiziario, oggi Esposito fa campagna per il Sì al referendum.

Esposito lei fa parte di Giustizia Sì, promosso dal Partito Liberaldemocratico, la prima iniziativa di partito a favore del Sì: perché questa scelta?

La nascita del comitato Giustizia Sì è molto rilevante soprattutto perché raccoglie una cultura liberal democratica che sarà fondamentale per il risultato di questo referendum. La vittoria del Sì non è già acquisita come pensano molti, anzi. E quindi il fatto che ci sia, assieme ad altri comitati, il nostro comitato con un taglio liberal democratico molto forte mi ha convinto ad aderire e a dare una mano per dare voce a quel pezzo di cultura che in Italia esiste, a partire dal nostro presidente, l’avvocato Giammarco Brenelli.

La sua storia rappresenta quel che molti hanno passato e passano, tra accuse che finiscono in nulla, anni di vita stravolti, processi lunghi e tortuosi: perché da questo punto di vista la riforma Nordio è importante?

Questo referendum è importante non tanto perché il giorno dopo cambierà la giustizia in Italia. Di questo sono consapevole e lo dico senza problemi. Ma è un passaggio fondamentale per rompere il meccanismo che ormai da troppi anni è presente in Italia e cioè l’intangibilità della magistratura. Non so se questa riforma avrebbe cambiato qualcosa nel mio percorso, di sicuro sarebbe cambiato l’atteggiamento del gip nei confronti del pm. Io sono l’esempio concreto di come il gip sia nella fase delle indagini che dell’udienza preliminare non sia altro che un pm aggiunto.

Si spieghi meglio.

L’intero ufficio gip di Torino ha per tre anni autorizzato intercettazioni a un parlamentare senza battere ciglio rispetto alle richieste del pm, di fatto evitando qualsiasi chiarimento di fronte a quanto prevede l’articolo 68 della Costituzione. Ma il lavoro del gip sarebbe quello di una prima verifica rispetto alle richieste del pm, cosa che oggi in Italia non avviene. Se qualcuno pensa che il gip faccia da filtro guardi i dati sugli accoglimenti rispetto alle richieste del pm: siamo oltre il 95%. Con questa riforma forse nel mio caso non ci sarebbe stato il processo né l’indagine. Ma vorrei parlare degli altri, più che di me.

Prego.

Questa riforma risponde alle migliaia di innocenti tenuti per anni sotto processi, indagati e arrestati. È una risposta a quei cittadini per dire che nel caso in cui si finisca nelle maglie della giustizia ci sarà davvero una sistema che darà garanzie di imparzialità, cosa che oggi non sempre avviene. Nel 2024 sono state arrestate oltre 500 persone ingiustamente. Serve altro?

Lei è stato prima deputato poi senatore Pd e a sinistra c’è chi, come Bettini e Vendola, riconosce di essere favorevole al merito della riforma ma vota no, per contrarietà a Meloni: come giudica tale atteggiamento?

Bettini e Vendola sono due sostenitori del Sì che voteranno No perché la riforma è stata proposta da Meloni. È l’atteggiamento di chi mette davanti l’interesse di bottega all’interesse generale, ma la riforma costituzionale riguarda i cittadini, non i partiti. Se si mette davanti l’interesse di bottega non si fa l’interesse dei cittadini.

La segretaria Schlein dice di lavorare “pancia a terra” per il No, ma diversi riformisti la accusano di non aver condiviso la posizione con il partito: da esterno che ne pensa?

Sono esterno per tante ragioni ma sul tema della separazione delle carriere sono rimasto fermo dov’ero. È il Pd attuale che si è mosso rispetto a quello che è sempre stato uno dei suoi capisaldi, o almeno rispetto a quelle che una volta erano le sue posizioni garantiste. Ma ormai cercare il garantismo nel Pd è come cercare un ago in un pagliaio. E quindi non mi sorprende che ci siano pezzi importanti del mondo che ruota intorno al Pd che pensano di votare sì. Mi spiace però che ci sia un appiattimento così forte nei gruppi dirigenti e tra i parlamenti dem. Sono sicuro che molti di loro voteranno sì ma dicono di votare no a causa del regime da caserma instaurato da Schlein. Un po’ triste per un partito che si chiama democratico. Una contraddizione in termini.

In base a diversi sondaggi c’è anche una fetta importante di elettori dem, circa il 25%, pronto a votare Sì: lo ritiene un dato sorprendente o se l’aspettava?

A me non sorprende. Poi certo a questi sondaggi credo molto relativamente. So per certo che c’è una differenza sostanziale tra l’umore del paese e quello che succederà nelle urne. È per questo che invito tutti a una seria mobilitazione, a non pensare che sia tutto scritto e che gli elettori vanno convinti uno a uno. Non illudiamoci che questi numeri possano tranquillizzare i sostenitori del Sì su una vittoria sicura, anzi. Ma c’è un altro aspetto che mi interessa.

Quale?

È incredibile la campagna che il Pd sta facendo, spesso impregnata delle fake news del No. Sui social del Pd vengono pubblicati i video di Barbero e Pif e non gli scritti di Augusto Barbera: è chiaro ora come sia cambiato il dna del Pd? Un uomo del valore di Barbera non solo viene dimenticato ma perfino ostracizzato. Tutto questo è preoccupante.