Sabato 24 Gennaio 2026

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Di Pietro: «Dall’Anm solo bugie. La riforma libera i pm»

Referendum, parla l'ex magistrato del Pool, oggi frontman del Comitato per il “Sì ”: «Critico le strumentalizzazioni politiche e invito a confronti pubblici basati sui fatti»

20 Gennaio 2026, 19:46

21 Gennaio 2026, 12:22

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro, frontman del Comitato “Sì Separa” promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi: che ne pensa dell’iniziativa di Giorgio Spangher di denunciare il Comitato dell’Anm per i manifesti nelle Grandi Stazioni?

Condivido l’obiettivo ma non so se l’azione penale sia lo strumento più efficace. A prescindere da ciò, esprimo la mia solidarietà a chi ci ha messo la faccia e la firma. Io credo che la gravità dell’iniziativa dell’Anm sia da rintracciare più sul piano etico – morale: nell'immaginario comune quando parla un magistrato, soprattutto un giudice, lo si pensa dietro uno scranno a pronunciare solennemente il verdetto sulla base di fatti veri e realmente accaduti. Insomma, a prima vista, il magistrato – solo per il fatto di essere tale - appare altamente credibile. Nel caso di specie, invece, l’Anm ha posto in essere un gravissimo atto di disinformazione, tale da rasentare, appunto, l’illiceità criminale denunciata dal professor Spangher.

L’Anm ha stanziato altre 300 mila euro per la campagna.

La quasi totalità dei magistrati è iscritta all'Anm, ma una parte di essi (chi già esplicitamente e chi ancora implicitamente), approva la riforma. Quindi, utilizzare i soldi di tutti gli iscritti solo ed esclusivamente per esprimere la posizione contraria alla riforma senza spendere un soldo per dar voce a chi è favorevole , mi pare anche questa un’operazione che non corrisponde ai principi di trasparenza a cui dovrebbe attenersi un’associazione di quel livello e di quel calibro.

L’obiezione arriva facile però: lei stesso quando era pm a Milano convocò una conferenza stampa per annunciare le dimissioni del pool per esprimere dissenso contro il decreto Biondi.

Quell’intervento per noi del Pool Mani Pulite era un atto necessitato dalla gravità di un intervento legislativo costruito appositamente per bloccare le indagini che stavamo svolgendo, invece l’attuale riforma costituzionale non interviene su alcuna azione giudiziaria in corso ma semplicemente rimette le cose al loro posto come prevede la Costituzione, ovvero il giudice a fare il giudice ed il pubblico ministero a fare il pubblico ministero.

Sul Corriere della Sera Violante ha detto: avremo pm più forti con autogovernata libertà di azione. Ricordo che anche lei, ad Atreiu, aveva detto che il pm non lo può fermare nessuno tranne un quintale di tritolo o un altro magistrato.

Lo ribadisco: non lo può fermare nessuno, salvo che non lo voglia lui stesso per proprio tornaconto oppure perché qualche struttura criminale non decida di toglierlo di mezzo. Per dettato costituzionale, il pm, infatti, ha l’obbligo dell’azione penale nei confronti di chiunque possa essere indiziato di un qualche reato ed ha anche il potere di “disporre” direttamente della polizia giudiziaria. Con il sistema del sorteggio il pm sarà ancora più determinato a svolgere il proprio lavoro perché sarà più autonomo e indipendente non solo dalla politica ma anche dalle posture con cui l’Anm ha finora guidato le attività del Csm. E poi, non confondiamo i termini: una cosa è la forza altra cosa è l’arbitrio ed è ovvio che anche il pm non deve uscire fuori dai binari della legalità per non compromettere la sua credibilità e soprattutto per non distruggere la vita di persone innocenti.

Rispetto alla posizione di Alessandro Barbero per il No qual è l’aspetto che più contesta?

Nutro rispetto e stima per il professor Barbero e mi piace ascoltare le sue ricostruzioni storiche. Tuttavia, da uno storico quale lui è si presume che ogni sua valutazione prenda spunto da un fatto che lui abbia accertato. Invece ha espresso la sua contrarietà all’attuale riforma prendendo come dato di riferimento fatti totalmente inventati. Non sta scritto da nessuna parte che il pm finirà sotto il controllo dell’esecutivo né che con questa riforma si ritorna al periodo fascista. Anzi si completa quella riforma avviata nel 1989 dal ministro Vassalli, partigiano ed antifascista. Ciò premesso torno ad invitarlo ad un confronto pubblico sul tema.

Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia ha invitato gli elettori a votare Sì così si avranno meno scarcerazioni. Condivide?

La scarcerazione così come la limitazione della libertà personale è una valutazione che spetta al magistrato, al giudice in particolare. Questa riforma nulla aggiunge, nulla toglie ai poteri e ai doveri di quel magistrato. Ed è bene che sia così!

L’affermazione di Bignami è in linea con quella fatta dalla premier Meloni nella conferenza stampa di inizio anno in cui ha detto: “Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è fondamentale in questo disegno”. Lei è d’accordo?

Ho sempre auspicato che il dibattito sulla riforma si svolgesse all'interno di persone tecnicamente a conoscenza della complessità della riforma e quindi sarebbe stato certamente meglio che la riforma fosse avvenuta in Parlamento con una maggioranza qualificata e che comprendesse quindi almeno parte dell’opposizione. Ma nel momento in cui c’è un referendum e al cittadino va presentato il pacchetto intero in un solo blocco il cittadino non può fare altro che scegliere se riformare l’ordinamento della magistratura o se non riformarlo. Al netto di sfumature, a mio parere è meglio riformarla che lasciarla così com’è, in mano alle correnti dell’Anm.

Ma su quello che ha detto la Meloni: una collaborazione tra polizia e magistratura che dice?

Lo condivido assolutamente: il referendum finirà il 23 marzo, ma il giorno dopo ci saranno gli stessi problemi di adesso su come far funzionare la macchina giudiziaria, perché questo non è un referendum sulla giustizia, è sulla magistratura. Non c’è dubbio che collaborare insieme anche con l’Anm e con le forze di opposizione possa essere la soluzione migliore. Anzi, così deve essere.

La premier non voleva dire questo. Aveva premesso che non è possibile che la polizia arresta, il Viminale vuole espellere e la magistratura libera.

Io personalmente valuto e, semmai, critico il provvedimento, ma non i magistrati. Quindi non ritengo corretto chiedere ai cittadini di votare Sì al referendum perché così non si scarcereranno più i delinquenti. Sia che la riforma venga approvata sia che venga respinta dai cittadini, il magistrato deve rimanere libero di applicare la legge e se una sua decisione non convince la si potrà impugnare.

Cosa pensa del fatto che Goffredo Bettini abbia detto sull’Unità: sono a favore della separazione ma voto No alla Meloni?

Un vecchio detto popolare racconta di quel “marito che, per fare dispetto alla moglie, se li tagliò”. Trovo puerile una affermazione del genere e non me la sarei aspettata da una persona qualificata e che stimo come l’onorevole Bettini. A me pare una dichiarazione che andrebbe valutata sul piano psichiatrico più che su quello giuridico. Vorrei ricordare a Bettini che i governi e le maggioranze passano, ma la Costituzione resta e se lui, come dice, è favorevole alla riforma non ha senso che voti al contrario solo per fare dispetto all’attuale governo.