Mercoledì 14 Gennaio 2026

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Shirin Ebadi: «Se Trump portasse via gli ayatollah il popolo festeggerebbe»

Intervista alla giurista iraniana premio Nobel per la Pace: «Il futuro dell’Iran dipenderà dal suo popolo, che potrà scegliere il proprio leader e il tipo di governo attraverso un referendum»

14 Gennaio 2026, 18:25

Shirin Ebadi

Gli iraniani che hanno il coraggio di protestare in patria contro il regime, incapace di porre un freno alla crisi economica e al deficit di democrazia, stanno vivendo giornate difficili e caratterizzate da lutti. Gli iraniani che invece vivono all’estero provano un profondo senso di tristezza nell’apprendere le notizie della brutale repressione in corso. Tra questi la Premio Nobel per la Pace nel 2003, Shirin Ebadi, prima donna a diventare magistrata in Iran per poi dedicarsi alla professione forense. Il Nobel per la Pace le venne assegnato per l’impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia.

Ebadi vive dal 2009 in esilio volontario, ma con un impegno costante: far conoscere al mondo, attraverso un’intensa attività, ciò che succede in Iran. «Il futuro del mio Paese», dice Shirin Ebadi al Dubbio, «sarà deciso dal popolo attraverso un referendum libero». Il regime si muove nell’oscurità, impedisce le comunicazioni con l’estero e fa trapelare pochissime notizie per soffocare nel sangue le proteste. Con l’accondiscendenza di una magistratura che condanna a morte i manifestanti.

In un bellissimo libro del 2008, “La gabbia d’oro”, Ebadi racconta le storie di molte famiglie iraniane le cui esistenze sono state stravolte dalla rivoluzione islamica. Singole storie che poi diventano lo specchio di una società intera. Stravolgimenti che a distanza di quasi mezzo secolo si ripetono con il sacrificio di tante vite, soprattutto giovani. Gli iraniani sono desiderosi di tagliare le sbarre di una gabbia tutt’altro che dorata, simbolo di una oppressione non più sopportabile. Lo dimostrano le manifestazioni rabbiose di questi giorni con lo spettro di una guerra - non solo regionale - che si staglia all’orizzonte.

Avvocata Ebadi, gli iraniani, compresi moltissimi giovani, sono scesi in piazza. Il popolo vuole voltare definitivamente pagina?

«Sì, il popolo iraniano desidera liberarsi per sempre di questo regime criminale. Anche il movimento “Donna, Vita, Libertà” voleva la stessa cosa, ma il tentativo è fallito. E anche stavolta il popolo vuole che il regime se ne vada. Spero che ci riesca. Il numero delle vittime è molto alto. Circa 110 ore di internet sono state interrotte e nell’oscurità la gente è stata uccisa per le strade con armi da guerra. Migliaia di persone sono state arrestate. Per alcune di queste i giudici hanno detto che emetteranno le condanne a morte. Insomma, la situazione è davvero molto grave».

Quali notizie le giungono dal suo Paese?

«Le notizie che arrivano dall’Iran si riferiscono a comunicazioni interrotte. Di notte vengono spenti i lampioni delle strade, la gente viene uccisa con armi da guerra. La maggior parte dei negozi è in sciopero, senza possibilità di lavorare».

Intanto, l’ayatollah Ali Khamenei ha accusato i manifestanti di voler “compiacere” il presidente statunitense Donald Trump. È credibile?

«Il popolo iraniano è sceso in strada più volte per dire che non vuole questo regime. Purtroppo, ogni volta, nonostante il gran numero di morti e arresti, il regime rimane al potere. La gente non ha armi e lotta in modo pacifico, ed è del tutto naturale che vincere diventa impossibile. In questo contesto, Trump ha detto quattro volte che il massacro della popolazione è una linea rossa da non oltrepassare e che se questo dovesse succedere interverrà in aiuto della popolazione. Alcuni iraniani hanno chiesto che Trump mantenga la sua promessa e fermi il massacro. Il fatto che ci siano stati dei morti non significa guerra. Gli iraniani non vogliono che il loro Paese venga attaccato e che scoppi un’altra guerra. È naturale. Quello che la gente chiede è che, così come internet è stato oscurato e i contatti tra le persone e il mondo libero sono stati interrotti, l’America possa inviare segnali per disturbare e mettere fuori uso le antenne radio e televisive iraniane, in modo da fermare la propaganda del regime. Oppure che il leader del regime venga eliminato in modo mirato, come è accaduto a Ismail Haniyeh a Teheran, senza fare altre vittime. Allo stesso modo, come nella guerra dei “Sette giorni” e in quella dei “Dodici giorni” in cui alcuni esponenti di spicco delle Guardie della Rivoluzione sono stati eliminati senza colpire la popolazione civile, si potrebbe intervenire sul leader iraniano e sui capi delle stesse Guardie, senza spargimento di sangue tra la gente comune. La guida suprema dell’Iran ha quasi novant’anni e ha vissuto a sufficienza. La popolazione vuole il cambiamento. Ci sono quindi molti modi per aiutare il popolo iraniano e fermare il massacro, senza fare la guerra».

Teme che la dura repressione continuerà dopo i disordini degli ultimi giorni?

«Il popolo protesta e il governo reagisce reprimendo con violenza le manifestazioni. È stato annunciato che chi viene arrestato riceverà una condanna a morte e che la prima esecuzione verrà effettuata già nel prossimo fine settimana.  Questo significa che per una persona arrestata, dopo quattro giorni sarà emessa ed eseguita una sentenza di condanna a morte. È un modo per scoraggiare e rimandare la gente a casa. Se questo governo rimarrà al potere, agirà in modo estremamente violento».

Gli Stati Uniti vogliano alimentare le proteste per dare la spallata all’attuale assetto istituzionale iraniano?

«Sinceramente, non lo so. Il presidente Trump ha pubblicato un post in cui incita il popolo iraniano a continuare la lotta, evidenziando che gli “aiuti sono in arrivo”. Che aiuti saranno? Non è stato detto e nemmeno noi lo sappiamo».

Il presidente degli Stati Uniti potrebbe ordinare un intervento come quello in Venezuela di inizio mese?

«Non lo so. Ma se, come in Venezuela, anche in Iran portassero via chi comanda per poi avviare un processo, il popolo iraniano ne sarebbe molto felice. Tuttavia, il futuro dell’Iran dipenderà dal popolo stesso. Il popolo iraniano potrà scegliere il proprio leader e il tipo di governo attraverso un referendum».

(Si ringrazia per la preziosa collaborazione Ella Mohammadi)