L'intervista
Viscomi, pm a Catanzaro
Graziella Viscomi, neo presidente del gruppo progressista dell’Anm “AreaDg”, pm a Catanzaro: il governo ha fissato la data del referendum. In modo legittimo, secondo lei?
Lo diranno gli organi competenti, se richiesti. Certo, la fretta del governo nasconde la paura della vittoria del No.
Dal suo punto di vista, il suo lavoro come cambierebbe, con la riforma?
L’effetto dei cambiamenti costituzionali si misura sul lungo periodo. Io ho avuto il privilegio di beneficiare dei vantaggi della carriera unica, un percorso di formazione completa che mi ha consentito di imparare a ragionare da giudice e non solo da pm, la più grande garanzia per un cittadino. Sono preoccupata per chi non avrà questa possibilità, ma soprattutto per i cittadini che conosceranno un diverso modello di giurisdizione, certamente meno garantista. Anziché togliere alla formazione dei magistrati, sarebbe stato più opportuno arricchire, per esempio rendendo obbligatorio un periodo di tirocinio in uno studio legale.
La figura del pm è oggetto di diverse analisi. Secondo i contrari alla riforma, diventerebbe più forte, e per questo finirebbe, presto o tardi, sotto il controllo dell’Esecutivo: ma questo non è scritto da nessuna parte.
Non è stato ancora scritto. Ma è stato già detto da diversi esponenti della politica. Il ministro Nordio ha affermato: “Con la riforma mai più invasioni di campo dei pm. Quando governerà il Pd servirà anche a loro”. La premier Meloni ha più volte evocato la necessità di una magistratura che assecondi l’azione di governo. Il sottosegretario Delmastro ha parlato di pm che divoreranno i giudici. Ma è anche una banale questione di logica: in media negli ultimi 10 anni circa lo 0,5% dei magistrati l’anno è passato dallo svolgimento di una funzione a un’altra, cioè da pm a giudice o viceversa). Quaranta persone l’anno su un organico di circa 9.000 magistrati: non si cambia la Costituzione per uno 0,5%, su.
Una recente decisione della Cassazione ribadisce che se il pm decide di non indagare su fatti che potrebbero scagionare l’indagato non succede nulla. Quindi cade l’argomento della comune cultura della giurisdizione che spesso usate.
La sentenza dice altro: rimarca il ruolo del pm come organo di giustizia obbligato ad attività d’indagine in favore dell’indagato, ecco la cultura della giurisdizione, ma non vincolato nella scelta di esse. Ricordo, poi, che per tale sospetta violazione ci sono pm che hanno risposto sia sul piano penale che su quello disciplinare.
Lei ha lavorato sotto la guida di Nicola Gratteri. Non crede che scegliere lui come frontman sia stata una decisione azzardata, considerata anche la sua posizione favorevole al sorteggio e le sue gaffes su Falcone e Borsellino?
Gratteri è un uomo libero, non credo gli piacerebbe l’espressione frontman, avendo egli rivendicato più volte la propria distanza anche dall’Anm, in cui, invece, io credo molto. Trovo anche ridicolo che un uomo che ha pagato con grandi sacrifici la lotta alla ’ndrangheta debba essere crocifisso per un mero errore, del quale si è subito scusato. Gratteri si è sempre detto a favore del sorteggio dei componenti del Csm, lo è ancora, coerentemente. Ma ha spiegato che la riforma Nordio è un pacchetto che i cittadini dovranno votare per intero, senza possibilità di esprimersi per temi. Per questo, come me e tanti altri cittadini comuni che animano i comitati per il no, vota No.
La vostra opposizione al sorteggio davvero porta a pensare che le correnti abbiano paura di perdere il controllo sulle nomine.
A me sembra che sia la politica a voler decidere i nomi dei capi degli uffici. Il Csm produce tutta la normazione secondaria della vita degli uffici giudiziari, ridurlo a un nominificio significa sottovalutare le alte prerogative costituzionali che gli sono state date. Il gruppo di AreaDg ha formulato diverse proposte per depotenziare fenomeni di cosiddetta degenerazione correntizia: ridurre il numero dei dirigenti e pensare a modelli collegiali di dirigenza condivisa.
Qual è l’argomento dei Sì che meno la convince o che più la irrita?
Vedo pochi argomenti e molti slogan. Ho esercitato come avvocata, è stata una esperienza bellissima che mi ha traghettata al concorso in magistratura, consentendomi di sperimentare uno studio completo, orientato alla interpretazione delle norme nel caso specifico. Magistrati e avvocati condividono le stesse aule giudiziarie, le stesse sofferenze di coloro che vivono il processo: le vittime, gli imputati, gli stessi testimoni. Ora vedo che quegli stessi professionisti, da cui continuo a imparare nelle aule d’udienza non meno che dai miei colleghi o dalla polizia giudiziaria con la quale lavoro fianco a fianco ogni giorno, ci dipingono con ridicole vignette come civette arcigne, persone senza scrupoli. Li vedo anche spettacolarizzare casi come Garlasco o quello della famiglia nel bosco per fomentare i cittadini contro i magistrati. Si tratta di drammi umani e si deve rispetto a tutte le persone coinvolte e a tutti i giuristi che sono chiamati ad adottare decisioni, sia come magistrati che come difensori.