Domenica 04 Gennaio 2026

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L'intervista

Giordano: «Voto Sì perché in Ue è inconcepibile una magistratura non separata...»

L’avvocato palermitano non ha dubbi: «Il processo accusatorio impone questa riforma»

03 Gennaio 2026, 14:17

Giordano: «Voto Sì perché in Ue è inconcepibile una magistratura non separata...»

L'avvocato Stefano Giordano

Avvocato Stefano Giordano, qual è l'argomento più forte per votare Sì?

Questa riforma completa la svolta accusatoria voluta da Giuliano Vassalli. L'articolo 111 della Costituzione impone logicamente la separazione delle carriere: in un processo accusatorio PM e giudice devono essere strutturalmente distinti. Oggi appartengono a un unico corpo, condividono formazione, correnti. C'è una violazione delle disposizioni di attuazione del CPP: il PM dovrebbe stare allo stesso livello del difensore per la parità delle armi, ma in molte Corti d'Appello, compresa Palermo, e in Cassazione, il Procuratore Generale sta in un banco sovraordinato. Simbolicamente, questo dimostra la necessità della riforma. Il caso Palamara ha mostrato come questa promiscuità crei logiche di potere comuni. Mi chiedo: quando i magistrati sbandierano la Costituzione per difendere l'autonomia contro governi che non gradiscono, mostrano solo la copertina o leggono anche l'articolo 111 sulla parità delle armi? Altri articoli della Costituzione vengono violati regolarmente e su quelli si fa meno attenzione. Votando Sì la magistratura recupera la terzietà prevista dalla Costituzione.

Qual è invece l'argomento dei No che non condivide affatto?

La presunta subordinazione del PM all'esecutivo: una falsità ripetuta con metodo goebbelsiano. La riforma garantisce l'autonomia della magistratura requirente con un proprio CSM. Falsa anche la tesi che il giudice verrebbe sottoposto alla politica: è vero il contrario, la politica è entrata nella magistratura attraverso il correntismo. I procuratori generali in Cassazione, un tempo più imparziali, oggi sostengono sempre più le ragioni della Procura. Cruciale è l'Alta Corte disciplinare: l'autodisciplina ha fallito. La riforma introduce professori universitari e avvocati, rendendo il giudizio sui magistrati più proporzionato e terzo. Questo vale per ogni professione: servono elementi terzi, altrimenti i giudizi interni sono troppo indulgenti.

Lei patrocina anche dinanzi alle giurisdizioni sovranazionali. Si rintracciano nelle norme superiori ragioni per sostenere la separazione delle carriere?

In Europa è quasi inconcepibile una magistratura non separata. La norma che accomuna PM e giudici è fascista e crea problemi rispetto all'articolo 6 CEDU. La Corte Europea richiede imparzialità sostanziale e formale: come può apparire imparziale chi era collega del PM? Penso a Davigo, prima PM poi presidente di Cassazione. L'ANM si è costituita in un comitato per il No, diventando partito politico. Come potrà non vedere gli avvocati del Sì come avversari? Il Sì risponde a questa cultura che identifica l'avvocato col crimine.

Davvero fino ad ora il processo non ha avuto un giudice terzo e imparziale?

No. Ho avuto tantissimi giudici terzi. Anzi, voglio precisare: ho trovato giudici coraggiosi che hanno saputo dire di no alle richieste dei PM in un periodo in cui i pubblici ministeri hanno avuto sempre maggiore risonanza mediatica e politica. Questo si è visto in processi importanti come la Trattativa e tanti altri che poi sono vacillati. Ci sono stati questi giudici, ma bisogna mettere il giudice in una posizione strutturalmente superiore alle parti. In questo senso va la riforma. Ma ci sono stati episodi di non terzietà. Nel processo Contrada l'ordinanza del GIP fu copia-incolla di quella del PM. Il rapporto PM-GIP lascia poco spazio all'autonomia. Gli annullamenti dal Riesame di Milano dimostrano come i GIP si appiattiscano sul PM. Quando mio padre denunciò questo rapporto malsano fu insultato da un magistrato. Non fu individuato allora, ma venne poi condannato nel caso Saguto per falso in atti giudiziari a 2 anni e 4 mesi. Non fu radiato: la Corte Costituzionale lo salvò. Il CSM gli inflisse due anni di sospensione e trasferimento a Torino, dove continuerà la carriera. Se fosse stato un avvocato? Tutti gli organi autodisciplinari dovrebbero essere revisionati introducendo terzietà.

Alcuni suoi colleghi sostengono di non apprezzare il sorteggio ma di ingoiare il boccone pur di portare a casa la riforma. Lei che ne pensa?

Il sorteggio è l'extrema ratio. Anch'io inizialmente lo avversavo. Ma è l'unico meccanismo che spezza l'influenza correntizia al CSM. Non è antidemocratico: è come la giuria popolare. Se un magistrato può decidere della libertà delle persone, può fare il consigliere del CSM. È la risposta a partiti interni che litigano su tutto tranne che sul dire No per non perdere potere politico.

Come giudica invece dal punto di vista mediatico la campagna referendaria portata avanti dalla magistratura?

È retorica politica deteriore, basata su slogan apocalittici e falsità sistematiche. L'ANM agisce come partito. Quando si critica la magistratura, si sente dire che si tenta di delegittimarla. Ma criticare non significa delegittimare: la critica è necessaria per migliorare. È la magistratura stessa che si autodelegittima trasformandosi in partito e non rispettando la separazione dei poteri. Si può essere d'accordo o contrari a una riforma, ma formare un comitato del No creerà forti tensioni anche umane. Dopo il referendum noi avvocati ci troveremo di fronte a magistrati che, in alcuni casi, potrebbero essere mal disposti perché siamo stati avversari politici. Questo non è il clima di dialogo che abbiamo sempre auspicato. Pensate alla strumentalizzazione di Falcone, citato per sostenere il No quando sosteneva il contrario. Trovo questa campagna insana.

Da avvocato palermitano e con un padre giudice del maxiprocesso cosa può dirci del pensiero di Giovanni Falcone sul tema?

Mio padre fu sempre contrario alla separazione. Ma quando era presidente della Corte d'Appello, vedendo le dinamiche interne – ricevette visite di PM che volevano indirizzare le assegnazioni – cambiò idea: si convinse che l'unica possibilità per la giustizia fosse la separazione. Quanto a Falcone, la sua posizione è stata strumentalizzata. Negli ultimi anni aveva compreso che un PM non può essere equidistante se appartiene allo stesso corpo del giudice. Una volta che la Costituzione ha scelto il modello accusatorio, dobbiamo realizzarlo compiutamente.