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L'intervista

Cricenti: «Il Csm non è certo un organo “politico”, per questo dico Sì al sorteggio...»

Il magistrato della Cassazione spiega perché sostiene la riforma, criticando l’Alta Corte disciplinare e il ruolo delle correnti

02 Gennaio 2026, 08:51

Cricenti: «Il Csm non è certo un organo “politico”, per questo dico Sì al sorteggio...»

Giuseppe Cricenti, giudice presso la Corte di Cassazione

Giuseppe Cricenti, giudice della Cassazione, cosa voterà Lei al referendum sulla separazione delle carriere e perché?

In realtà si tratta di tre riforme costituzionali e non di una sola, poiché si mira a modificare istituti tra loro diversi dell’ordinamento giudiziario. Il referendum confermativo ne fa un tutt’uno. Con la conseguenza di obbligare ad una scelta drastica anche chi, come me, è perplesso su alcuni aspetti e favorevole su altri. Dunque, direi che voto SI, ma resto in dubbio sulla Alta Corte disciplinare. Ma occorre rivedere la struttura del referendum confermativo.

Qual è la parte della riforma che più la convince?

Sicuramente il sorteggio dei membri del CSM. In passato sono state tentate diverse riforme della legge elettorale, nessuna delle quali ha sortito effetto. E non vi è dubbio che l’attuale assetto di questo organo vada rivisto. Né si può obiettare che il sorteggio è incompatibile con la natura del CSM, che non è un organo di rappresentanza politica, e del resto, gli organi di autogoverno sorteggiati sono tanti; come non si può obiettare che in tal modo si impedisce che al CSM vadano i migliori, per almeno due ragioni: la prima è che di fatto gli eletti, oggi, sono nient’altro che designati dalle correnti, e non sempre per via dei loro talenti; ne ricordo uno che parlava italiano traducendo dal calabrese direttamente, e dunque non è vero che ora i componenti del CSM si eleggono. Piuttosto si designano. La seconda è che un giudice capace di risolvere una complessa controversia può fare il consigliere del CSM con la mano mancina. Dunque si spera di porre fine ad una pratica eversiva che vede un organo a rilevanza costituzionale ostaggio di associazioni private.

Non crede che ci sia una disparità tra il sorteggio temperato per i membri laici del Csm e quello puro per i togati?

No. Se il sorteggio serve a ridurre il peso delle correnti, è ovvio che debba interessare prevalentemente chi quelle correnti alimenta, chi di quelle correnti si serve. Che poi, come taluno osserva, anche i laici tendono a rispondere alla parte che li ha designati è di certo un problema, ma che non impone che anche i laici vengano sorteggiati. Io prevederei garanzie maggiori di designazione. Prevederei peraltro una responsabilità di chi ha assunto quell’incarico. Non dimentichiamoci che il CSM può essere sciolto solo per l’impossibilità di funzionamento, e non per gravi violazioni di legge. Ed anche questa mi pare una cosa da rivedere.

Qual è invece l'argomento dei No che maggiormente non comprende?

Oltre a quanto detto sul sorteggio, molte ragioni dei no sono ridotte a slogan. Intanto, quella di opporre che non ha senso separare le carriere perché di fatto già lo sono, che, oltre ad essere di per sé una stranezza, è argomento infondato: i PM stanno nello stesso CSM con i giudicanti, e stanno insieme anche nelle correnti. Del resto, il passaggio da una funzione all’altra non è impedito, ma semmai previsto in termini ristretti. Mi pare poi più che uno slogan, perché privo di argomenti concreti, il paventato pericolo di mettere PM o l’intera magistratura sotto regime.

Cosa pensa del fatto che ai suoi colleghi non sarà più permesso il ricorso per Cassazione rispetto ad una decisione dell'Alta Corte?

Non condivido questa soluzione. Credo che non durerà a lungo. Fare ricorso contro una sanzione disciplinare è un diritto che può essere limitato, ma non del tutto eliso.

Secondo lei la magistratura ha superato brillantemente il post Palamara?

Uno scandalo, quale che esso sia, non cambia le abitudini sedimentate. I magistrati ormai, per via di una pratica decennale, favorita dalle correnti, hanno acquisito la mentalità di costruirsi piccole carriere con l’aiuto degli altri, colleghi, o compagni di cordata che siano. Questa mentalità non è cambiata con gli scandali. Eliminare la protezione che la corrente offre può, invece, comportare un cambio di mentalità. Del resto le correnti hanno esaurito, se mai l’ebbero, la loro funzione.

Cosa pensa della campagna referendaria dell'Anm? È diventata soggetto politico di opposizione al Governo?

L’ANM ha sempre avuto un ruolo politico, non necessariamente negativo. Non è un vero e proprio sindacato, è una associazione che discute gli interessi della magistratura anche quando quegli interessi sono oggetto di considerazione politica. Dunque, non c’è alcunché di eversivo nel ruolo politico della ANM. Basta intendersi: la politica è l’individuazione dei bisogni da tutelare e la scelta dei mezzi con cui farlo. Se la politica è questa, l’ANM può legittimamente contribuire alla sua edificazione. Altro discorso è la contrapposizione a governi o a maggioranze parlamentari per ragioni ideologiche precostituite. Qui il ruolo non è più politico nel senso storico e costituzionale del termine.

Quale invece il suo pensiero quando sente membri del Governo sostenere che questa riforma serve a "ricondurre" la magistratura troppo invadente? Non sente minata la sua autonomia e indipendenza?

La questione, come al solito, è più complessa di quanto gli slogan lascino intendere. C’è stato negli ultimi decenni un maggiore crescente intervento della magistratura nell’attività pubblica, e non sempre questa “giurisdizionalizzaizone” ha costituito il frutto di invasioni di campo, di scelte deliberate della magistratura. Ma di fatto c’è stata. Non solo è stata in molti casi esorbitante, ma ha imposto il diritto quale forma ufficiale dell’etica pubblica. L’affermazione di questo modello, specialmente nella giustizia penale, ma anche in quella contabile, ha imposto una revisione dei presupposti della giustizia, facendoli coincidere con quelli delle morali correnti. Si è diffuso il populismo penale; si sono creati modelli di legalità tiranni del garantismo. Il sistema ne ha sofferto, e molti cittadini ne hanno fatto ingiustamente le spese.