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Sea Watch, fermata Aurora dopo il soccorso dei 44 naufraghi

Dopo lo sbarco a Lampedusa scatta il fermo amministrativo per la nave veloce dell’ong. Possibile anche una sanzione economica

07 Aprile 2026, 08:49

Sea Watch, fermata Aurora dopo il soccorso dei 44 naufraghi

L'ONG SEA WATCH PRESTA SOCCORSI A NAUFRAGHI NELLE ACQUE A LARGO DI LAMPEDUSA

La nave veloce Aurora di Sea Watch è stata sottoposta a fermo amministrativo dopo il salvataggio di 44 persone rimaste bloccate per giorni sulla piattaforma petrolifera abbandonata Didon, nel Mediterraneo centrale. L’ong rischia anche una multa compresa tra 2.000 e 10.000 euro, mentre la durata esatta del fermo e l’importo della sanzione saranno comunicati nei prossimi giorni.

Il provvedimento arriva dopo lo sbarco dei naufraghi a Lampedusa, avvenuto il 4 aprile. Le 44 persone soccorse si trovavano sulla piattaforma già dal primo aprile, quando Alarm Phone aveva lanciato l’allarme. Il caso riporta al centro il confronto durissimo tra autorità italiane e organizzazioni impegnate nel soccorso civile in mare, con Sea Watch che accusa apertamente l’Italia di ostacolare le operazioni di salvataggio invece di agevolarle.

Il fermo amministrativo dopo il soccorso sulla piattaforma Didon

Secondo quanto riferito dall’ong, il fermo della nave Aurora sarebbe stato disposto in base al cosiddetto decreto Piantedosi. La contestazione mossa dalle autorità italiane, spiega Sea Watch, riguarda il fatto che l’organizzazione non avrebbe informato le autorità libiche delle operazioni di soccorso.

Il provvedimento colpisce una nave che solo pochi giorni fa aveva partecipato a un intervento delicatissimo, portando in salvo 44 persone rimaste per cinque giorni in condizioni di forte vulnerabilità sulla piattaforma Didon. L’episodio riaccende così la polemica attorno all’applicazione delle norme italiane nei confronti delle navi umanitarie.

I 44 naufraghi soccorsi e sbarcati a Lampedusa

Le persone tratte in salvo da Aurora erano rimaste bloccate sulla piattaforma petrolifera abbandonata nel Mediterraneo centrale già dal primo aprile. Per giorni la loro situazione era rimasta sospesa, fino al successivo sbarco a Lampedusa del 4 aprile.

La vicenda assume un peso ancora più forte proprio per il lungo tempo trascorso senza un intervento risolutivo. Sea Watch insiste su questo punto per sostenere che il soccorso civile sia stato ancora una volta decisivo in una situazione nella quale, secondo l’ong, nessuno Stato europeo sarebbe intervenuto in modo efficace.

Sea Watch accusa l’Italia di criminalizzare i soccorsi

Dopo il fermo, la portavoce di Sea Watch Giulia Messmer ha attaccato duramente il provvedimento e più in generale la linea italiana sulle navi umanitarie. «Mentre centinaia di persone annegano nel Mediterraneo - dice - l’Italia blocca le navi che potrebbero salvarle. Quarantaquattro persone sono rimaste bloccate su una piattaforma petrolifera per cinque giorni e nessuno Stato europeo è intervenuto in loro aiuto. Chiunque criminalizzi il salvataggio sceglie consapevolmente la morte al posto della vita umana».

Parole che collocano il caso Aurora dentro uno scontro ormai strutturale tra governo italiano e ong del soccorso in mare. Da una parte c’è la linea della regolazione e delle contestazioni amministrative, dall’altra la denuncia di una crescente criminalizzazione delle attività umanitarie.

Il richiamo alla violenza nel Mediterraneo centrale

Nel comunicato, Sea Watch ricorda anche come negli ultimi dieci anni nel Mediterraneo siano stati documentati «oltre 70 episodi di estrema violenza perpetrati da attori libici, tra cui sparatorie contro navi di soccorso e persone in fuga, la maggior parte dei quali attribuiti alla cosiddetta Guardia costiera libica». L’ong aggiunge che «solo nel 2025, sono stati registrati più di 20 di questi episodi».

È un passaggio che rafforza la tesi sostenuta dall’organizzazione: affidare o subordinare i soccorsi alle autorità libiche, nella lettura dell’ong, significa muoversi dentro un quadro già segnato da criticità gravissime sul piano dei diritti e della sicurezza delle persone soccorse.

Il precedente della Sea-Watch 5 e il fronte aperto con le autorità

Il fermo di Aurora non è un episodio isolato. Poco più di una settimana fa, infatti, era stata fermata anche l’altra nave di soccorso dell’organizzazione, la Sea-Watch 5