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Il caso

ll “pasticciotto” di Antonio Decaro: Emiliano consulente della Regione Puglia senza l’ok del Csm

Palazzo Bachelet non ha ancora vagliato la nomina dell'ex presidente della Regione Puglia

13 Febbraio 2026, 11:12

ll “pasticciotto” di Antonio Decaro: Emiliano consulente della Regione Puglia senza l’ok del Csm

“Consulente” giuridico del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, senza il via libera del Consiglio superiore della magistratura. Prosegue dunque la saga dell’ex governatore Michele Emiliano, già pm antimafia alla Dda di Bari. Pur avendo accettato l’incarico di consulenza, non ha infatti ancora ottenuto il via libera da parte dell’organo di governo autonomo delle toghe per il fuori ruolo, lasciando tutto in un a dir poco surreale stand by. La questione è tecnica ma politicamente esplosiva. Il ruolo di consulente giuridico per lo “studio e la ricerca” presso la Presidenza della Regione Puglia, che Decaro ha proposto a Emiliano, non ha precedenti nella storia del Csm.

Il paradosso è esattamente questo: un magistrato che non esercita funzioni giurisdizionali da oltre vent’anni, perché impegnato nella politica, prima come sindaco di Bari e poi come presidente di Regione sempre con il Pd, si trova oggi destinatario del ruolo di consulente senza l’autorizzazione del Csm. Il nodo non riguarda quindi solo il consenso politico, che Emiliano indubitabilmente ha, ma la conformità alle norme sull’aspettativa e il fuori ruolo dei magistrati, materia disciplinata da un complesso insieme di disposizioni legislative e regolamentari. Iniziata come una semplice alternativa alla presenza nella giunta regionale, l’ipotesi di consulenza è così diventata un caso istituzionale. Decaro, che ha scelto di affidare ad Emiliano un ruolo di supporto giuridico esterno alla giunta, non ha potuto garantire a priori il via libera del Csm che deve confrontarsi con una richiesta per la quale non esistono precedenti chiari e che si situa in una zona “grigia”.

Per capire quanto sia delicata la situazione è utile collocarla nel più ampio contesto dei magistrati fuori ruolo in Italia. La disciplina vigente, aggiornata anche nella scorsa legislatura con norme collegate alla riforma Cartabia, stabilisce dei limiti numerici e condizioni rigorose per il fuori ruolo: ad esempio, il tetto complessivo per i magistrati collocabili fuori ruolo è fissato a 180 unità per l’area ordinaria, con ulteriori limiti basati sul tipo di incarico e sull’ente di destinazione. Inoltre, soltanto per un numero ridotto di posti (40) può trattarsi di collocamenti presso enti diversi da ministeri e organi costituzionali.

In altre parole, i numeri non sono neutri: se la terza commissione del Csm, che valuta le richieste di fuori ruolo, ha già raggiunto o superato queste soglie, la pratica di Emiliano rischia di arenarsi subito, anche indipendentemente da eventuali valutazioni di merito sul ruolo di consulente.

Per conoscere il destino di Emiliano bisogna attendere qualche altra settimana. Se il Csm dovesse negare l’autorizzazione (il periodo “cuscinetto” fra la fine del mandato elettivo ed il rientro in servizio è di 90 giorni), dovrebbe per forza tornare ad indossare la toga, con tutte le implicazioni che ciò comporterebbe soprattutto sotto il profilo dell’immagine.

«Chissà cosa ne pensano i due magistrati progressisti pugliesi Ruocco Maruotti, segretario dell'Anm, e Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di Area, che tanto si riempiono la bocca di indipendenza e divisione netta dei poteri», chiosa Antonio Leone, ex laico del Csm: «Forse non si raccapezzano più. Non sanno con chi hanno a che fare, con un giudice o con un politico, con un giudice politico o con un politico-giudice? Adesso, poi, nasce anche un consigliere giuridico del presidente. Insomma situazione confusa e imbarazzante che ha mandato in tilt il Csm».