Sabato 11 Aprile 2026

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«Dialogo con l’Anm? Sì, ma niente sconti sul giusto processo»

La mobilitazione del No ha vinto con appelli alla «pancia dell’elettorato». ma l’agenda dei penalisti non cambia: priorità a carceri e carriere separate per via ordinaria . Intervista a Francesco Petrelli, Presidente dell’Ucpi

11 Aprile 2026, 14:21

Petrelli: «Sì e No non devono diventare due partiti. Serve un confronto»

Francesco Petrelli, presidente dei penalisti italiani

Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere penali, da dove si riparte dopo la sconfitta referendaria? Da un congresso straordinario come chiesto dalla Camera penale di Roma?

La sconfitta referendaria è un dato di fatto politico imprescindibile con il quale iniziare una riflessione per il futuro, non solo perché quella della separazione delle carriere era e rimane una battaglia identitaria dell’Unione, ma perché se non si colloca correttamente questo passaggio nella storia complessiva dell’Unione si corre il rischio di disperdere tutte quelle energie che le nostre 129 Camere penali hanno speso per informare i cittadini sul significato e sui contenuti della riforma della giustizia. Che si sia trattato di energie positivamente spese lo dimostra non soltanto l’affluenza ma anche l’altissimo numero dei consensi raccolti. Detto questo, lo spettro degli obiettivi dell’Ucpi è certamente più ampio ed altrettanto impegnativo per cui si tratta di riannodare tutti i temi storici che hanno caratterizzato il nostro impegno e di rilanciarne di nuovi. Ovvio che per far questo è necessario indire in tempi stretti un’assemblea straordinaria, un momento di condivisione serio, ampio e approfondito. Si tratta di una esigenza che è nata immediatamente in seno alla Giunta, nelle interlocuzioni con i nostri past president e nei contatti con i territori. Porteremo questo nostro progetto al prossimo Consiglio delle Camere penali tenendo conto di tutte le richieste e le sollecitazioni che - devo registrare - sono state sempre accompagnate da manifestazioni di sostegno per l’operato della Giunta.

Rimprovera qualcosa all’Unione per come ha portato avanti la battaglia?

Siamo stati sin dall’inizio ben consapevoli della difficoltà della sfida che ci attendeva perché comunicare con milioni di elettori non è la stessa cosa che raccogliere firme per una proposta di legge, ma sebbene non avessimo mai fatto esperienza in prima persona di una campagna referendaria, tuttavia abbiamo raggiunto obiettivi straordinari sia nella comunicazione social che nella comunicazione porta a porta grazie alla attività capillare dei nostri militanti. Abbiamo sviluppato sinergie con tutti i comitati e le componenti dell’avvocatura ed attivato trasversalmente tutta la sinistra e la magistratura per il Sì. Abbiamo realizzato una inaugurazione, una maratona oratoria ed una manifestazione nazionale, che sono state seguite da tutti i media.

Vi siete fidati forse troppo della maggioranza che poi alla fine è andata in ordine sparso?

Ucpi la sua partita l’ha sempre giocata su toni e canali comunicativi autonomi. È poi un dato di fatto che nel campo della maggioranza proponente non solo è venuta a mancare la spinta necessaria ma si è determinato un vero e proprio travaso di voti. Sull’altro fronte il No ha potuto contare su forze molto più abituate alla mobilitazione, dalle parrocchie ai sindacati, e su messaggi che non avevano proprio nulla a che fare con il merito ma che colpivano alla pancia dell’elettorato.

Cosa pensa delle dichiarazioni di Meloni alla Camera per cui non si può archiviare il problema del correntismo in magistratura?

Non basta sostituire la parola correnti con il termine “gruppi”, come va ora di moda, per superare il problema. Che vi sia il condiviso riconoscimento di un problema di distorsione correntizia che influisce sulla qualità delle funzioni proprie del Csm, credo che sia il presupposto dal quale far partire ogni possibile confronto sul tema con tutte le componenti della magistratura associata.

Messe da parte le critiche della campagna, è possibile aprire un dialogo con Anm?

L’Unione ha sempre dialogato con tutte le componenti del mondo della giustizia. Lo ha fatto anche questa Giunta nel corso del suo mandato. Non c’è dubbio che l’Anm resta un soggetto importante delle nostre interlocuzioni, ma è necessario che al centro di ogni futuro confronto si collochi la difesa e la promozione del Giusto processo e l’abbandono di prospettive antistoriche e di scorciatoie efficientiste a danno delle garanzie del processo.

In questo ultimo anno di legislatura cosa suggerisce al legislatore?

Di portare a compimento i progetti di riforma del codice di procedura penale di matrice garantista, che sono rimasti già troppo nel cassetto come il ddl Zanettin sul sequestro di dispositivi e sistemi informatici e di tradurre in legge i lavori della “Commissione Mura” per la riforma del codice di procedura penale, frutto di approfondito lavoro di elaborazione e mediazione che ha visto proficuamente impegnati gli Avvocati dell’Ucpi, magistrati e professori. La commissione è stata voluta dal ministro Nordio per tornare allo spirito originario del codice del 1988, tenendo conto dell’esperienza pratica maturata in oltre trentacinque anni della sua applicazione e dei nuovi scenari derivanti dall’avanzare delle tecnologie e in particolare dell’intelligenza artificiale. Resta poi la ferita aperta delle carceri, alla quale questo governo non ha saputo e voluto fino ad oggi dare risposte adeguate. Per questo non c’è più tempo per attendere, la dignità della persona non è negoziabile.

Guardando più in là: su quali direttrici occorre muoversi per migliorare il servizio giustizia?

La prima imprescindibile direttiva resta e non può essere diversamente, quella della qualità della giustizia. Bisogna mettere mano a riforme ordinamentali che riguardino le valutazioni di professionalità dei magistrati e riorganizzino le piante organiche. Il ministro della Giustizia ha più volte detto che entro la fine del 2026 il numero dei magistrati in servizio corrisponderà all’organico previsto di circa poco più di 11 magistrati, ma attualmente ne mancano circa mille all’appello. Ancora più gravi sono le scoperture d’organico del personale amministrativo e senza queste risorse il sistema non può funzionare. È poi indispensabile portare a termine l’informatizzazione del processo penale nel pieno rispetto dei diritti di difesa.

Sarebbe d’accordo anche lei a sospendere la norma sul gip collegiale?

L’Anm chiede il rinvio di una norma finalizzata ad assicurare maggior rigore nella valutazione delle richieste di custodia in carcere, fondamentale in considerazione dell’uso abnorme della custodia cautelare e del conseguente elevato numero di ingiuste detenzioni. Dei problemi relativi agli organici la legge se ne è fatta carico. Laddove non risulti sufficiente il numero di magistrati assunti con l’ultimo concorso, si pensi anche al numero dei magistrati fuori ruolo che svolgono la loro attività presso i ministeri, che potrebbero essere richiamato in servizio al fine di consentire l’immediata applicazione di una norma di garanzia rispetto ai diritti fondamentali di libertà del cittadino.

Secondo lei ci sono ancora spazi per una separazione delle carriere attraverso una legge ordinaria?

È un tema che intendiamo affrontare in una riflessione collettiva, che veda coinvolti gli avvocati dell’Unione e in prima battuta gli altri attori della campagna referendaria per il sì, per poi confrontarci anche con chi ha assunto posizioni contrarie alla revisione della Costituzione, ma non ha negato la necessità di attuare una separazione al fine di rendere consonante il modello ordinamentale al processo di parti che abbiamo scelto di darci nel 1988.