Delitto di Rogoredo
Omicidio a Rogoredo
Il procedimento per la morte di Abderrahim Mansouri, ucciso la sera del 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, entra in una fase delicatissima. Questa mattina, poco dopo le 9.30, Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, è arrivato in tribunale scortato dagli agenti della polizia penitenziaria per l’udienza dell’incidente probatorio. Davanti al pubblico ministero Giovanni Tarzia e al giudice Domenico Santoro devono essere sentiti sei testimoni, ma il quadro si è complicato ulteriormente perché proprio quei sei testimoni risultano ora indagati.
La novità cambia il peso dell’udienza. I testimoni chiamati dalla Procura di Milano sono stati infatti denunciati dalla difesa di Cinturrino per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero. Per questo motivo, potranno essere ascoltati solo in presenza di un avvocato, di fiducia o eventualmente nominato d’ufficio.
L’udienza di oggi è senza dudbio uno dei passaggi più importanti dell’inchiesta sulla morte di Mansouri. L’incidente probatorio serve infatti a cristallizzare dichiarazioni ritenute decisive in una fase ancora preliminare del procedimento, garantendo il contraddittorio tra accusa e difesa davanti al giudice.
Nel caso specifico, l’attenzione si concentra sui sei testimoni individuati dalla Procura, che dovrebbero fornire elementi utili alla ricostruzione di quanto accaduto nel boschetto di Rogoredo la sera del 26 gennaio. Ma la loro posizione processuale, ora mutata, rischia di incidere profondamente anche sulla gestione dell’udienza e sul valore delle dichiarazioni.
Il dato nuovo che pesa sull’udienza è proprio questo: i sei testimoni convocati dalla Procura sono stati nel frattempo denunciati dalla difesa di Cinturrino. Le accuse contestate sono gravi e riguardano l’ipotesi di una associazione finalizzata allo spaccio, oltre a calunnia e false dichiarazioni rese al pubblico ministero.
Il fatto che i sei risultino ora indagati impone una garanzia ulteriore. Non potranno essere sentiti come semplici testimoni, ma dovranno comparire con l’assistenza di un difensore. È un passaggio rilevante perché modifica il perimetro della loro partecipazione processuale e apre un nuovo fronte sul tema dell’attendibilità delle versioni raccolte finora.
La mossa della difesa appare chiaramente orientata a mettere in discussione la credibilità del quadro testimoniale costruito dall’accusa. La denuncia contro i sei soggetti chiamati a deporre si inserisce infatti in una strategia che punta a rovesciare la prospettiva investigativa, sostenendo che le dichiarazioni raccolte non siano affidabili e che siano maturate in un contesto penalmente rilevante.
Questo aspetto potrebbe incidere non solo sul contenuto dell’incidente probatorio, ma anche sul futuro sviluppo del procedimento per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione a carico dell’assistente capo.
Nei giorni scorsi, intanto, la Procura di Milano ha depositato l’elenco dei documenti mancanti emersi proprio nel corso della preparazione dell’incidente probatorio. Si tratta di circa due pagine di atti la cui produzione era stata in parte omessa.
Tra il materiale ora depositato figurano due verbali di investigazione redatti dal legale della famiglia Mansouri, Debora Piazza, nei confronti di un testimone, i video delle investigazioni difensive, le registrazioni complete delle telecamere del minimarket – diverse dai 50 secondi già circolati sulla stampa – e vari atti procedurali, tra cui il verbale di arresto e quello di perquisizione.
Tra la documentazione prodotta compaiono inoltre anche alcune sentenze relative a procedimenti scaturiti dall’attività di Cinturrino, ritenute rilevanti dalla difesa per valutare l’attendibilità di alcune dichiarazioni testimoniali. Mancavano inoltre alcuni video prodotti dagli stessi testimoni.
Secondo quanto emerso, non risulterebbe invece agli atti il video del presunto pestaggio del clochard Puskas, di cui si era parlato nelle scorse settimane.
Tra i documenti depositati figurano anche i referti medici relativi al caso Puskas. Da quegli atti emergerebbe, secondo quanto riferito, che l’uomo sarebbe morto per ipotermia e che non vi sarebbero referti compatibili con le presunte percosse attribuite a Cinturrino.