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L'inchiesta

Cyber-spionaggio industriale, chiusa l'inchiesta Equalize: 81 indagati per la fabbrica dei dossier

La procura di Milano notifica l'avviso di conclusione indagini: sotto accusa manager, banchieri e legali ritenuti committenti consapevoli degli accessi abusivi. Un sistema "su scala industriale" che avrebbe sfruttato la corruzione di pubblici ufficiali per violare i segreti di archivi pubblici e conti bancari

09 Aprile 2026, 17:48

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Cyber-spionaggio industriale, chiusa l'inchiesta Equalize: 81 indagati per la fabbrica dei dossier

Enrico Pazzali

L’inchiesta della orocura di Milano e della Direzione nazionale antimafia sull’agenzia investigativa Equalize, guidata da Enrico Pazzali, si è chiusa oggi con un avviso di conclusione delle indagini che coinvolge 81 indagati, ritenuti consapevoli committenti di un vasto sistema di accessi abusivi a banche dati pubbliche e rivelazioni di segreto d’ufficio. Contestata, inoltre, l'associazione a delinquere, la corruzione e la calunnia. Nessuna società risulta al momento indagata.

Secondo i magistrati, Equalize operava su scala industriale attraverso consultazioni illegali di archivi riservati delle forze dell’ordine, del Fisco, dell’Inps e dei conti bancari, raccogliendo informazioni su circa 650 persone e società. I dati venivano ottenuti grazie alla corruzione di pubblici ufficiali, in particolare appartenenti alla Polizia di Stato, alla Guardia di finanza e all’arma dei Carabinieri, che utilizzavano le proprie credenziali di accesso per fini illeciti. Tra i principali “operativi” figuravano Carmine Gallo, ex superpoliziotto morto nel marzo 2025 per un infarto, e l'informatico Nunzio Samuele Calamucci, attualmente ai domiciliari, che ha successivamente collaborato con i magistrati coordinati dal procuratore Marcello Viola.

L’organizzazione, secondo l’accusa, era in grado anche di violare sistemi informatici aziendali e intercettare comunicazioni, ma solo con la collaborazione interna di manager delle società clienti. Tra gli indagati compaiono numerosi nomi di rilievo del mondo imprenditoriale e professionale, accusati di aver richiesto consapevolmente informazioni ottenute illegalmente. Tra questi Leonardo Maria Del Vecchio, per indagini sulla propria ex compagna e sulla famiglia; il capo dell’Ufficio legale di Eni, l’avvocato Stefano Speroni, insieme ad altri legali; i banchieri Matteo e Fabio Arpe; manager di Erg, Heineken, Barilla e Number 1; il costruttore romano Lorenzo Sbraccia; Fulvio Pravadelli; e Giacomo Tortu, fratello dell’atleta Filippo.

Fra gli spiati più noti, Stefano Donnarumma, attuale amministratore delegato delle Ferrovie, Fabrizio Corona, Bobo Vieri, Ricky Tognazzi, Selvaggia Lucarelli, l'archistar Stefano Boeri. Particolarmente rilevante è il capitolo relativo al generale della Guardia di Finanza Cosimo Di Gesù, ex comandante dell'Accademia delle Fiamme gialle, al quale viene contestata la rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’accusa, si sarebbe rivolto ai colonnelli Brandino Capparella ed Emilia Altomonte (non indagati) per eseguire gli accessi su diverse persone e società richiesti da Pazzali. L’indagine ridimensiona alcune ipotesi iniziali: non risultano violazioni dei server del ministero dell’Interno né accessi a sistemi della Presidenza della Repubblica, e non emergono coinvolgimenti, come si era ipotizzato inizialmente, di politici. Tuttavia, resta la gravità di un sistema strutturato e continuativo di acquisizione illegale di informazioni riservate.

Il ruolo di Pazzali, ex presidente della Fiera di Milano, è oggetto di interpretazioni divergenti. Il gip inizialmente lo aveva ritenuto marginale, ipotizzando che fosse in parte all’oscuro delle attività più invasive. Di diverso avviso la procura, che lo considera pienamente consapevole e promotore delle richieste illecite, evidenziandone una vera e propria “voracità informativa” finalizzata a interessi personali, professionali e politici. Fra le particolarità dell'inchiesta, la presenza tra gli 81 indagati dell’avvocata Maria Francesca Albertini, sorella di Bruna Albertini, attuale procuratore aggiunto proprio alla Procura di Milano, cioè l’ufficio che ha condotto le indagini. Maria Francesca Albertini risulta indagata insieme ai fratelli Arpe in relazione a vicende legate a dei conti bancari familiari.

L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta un passaggio che - normalmente - precede la richiesta di rinvio a giudizio, anche se alcune posizioni potrebbero essere trasferite ad altre procure per competenza territoriale. Nel complesso, l’inchiesta Equalize viene descritta come un caso senza precedenti per dimensioni e organizzazione: una struttura imprenditoriale dedicata all’acquisizione sistematica di informazioni riservate, capace di sfruttare connivenze interne alle Istituzioni e alle aziende per soddisfare le richieste di una vasta rete di clienti, ritenuti dalla Procura “consapevoli” della provenienza illecita delle informazioni . Ed è proprio su questo aspetto che si giocherà la loro difesa.