Il caso
Iolanda Apostolico
Iolanda Apostolico non è venuta meno ai suoi doveri di magistrato disapplicando il decreto Cutro. È questo il cuore della proposta di delibera della Quarta Commissione che approderà mercoledì al plenum del Csm. Un documento approvato con l’unica astensione della laica di centrodestra Claudia Eccher, che restituisce onore alla giudice del Tribunale di Catania travolta da un linciaggio mediatico-politico culminato nelle sue dimissioni a dicembre 2024.
Prima di essere bersaglio delle destre per le sue decisioni giudiziarie, Apostolico aveva dimostrato «capacità organizzativa, dedizione e laboriosità». Qualità tali da spingere il consiglio giudiziario a esprimere all’unanimità parere favorevole alla sua settima valutazione di professionalità. Un riconoscimento che arriva fuori tempo massimo per la carriera, ma che incide sullo stipendio degli ultimi quattro anni.
La delibera è netta nel separare il valore tecnico della magistrata dalle polemiche strumentali: viene infatti «rilevato che tale giudizio positivo non è messo in discussione dalle vicende che hanno dato origine, in Prima Commissione, alla pratica a tutela n. 8/23 – conclusasi con archiviazione –, e relative, da un lato, a un provvedimento adottato dalla dottoressa Apostolico nel settembre 2023 e, dunque, nel periodo in valutazione, in relazione al “decreto Cutro” e, dall’altro, alla partecipazione del magistrato ad una manifestazione tenutasi nel 2018 in occasione del blocco della nave Diciotti».
Sullo scontro relativo ai migranti, il Csm smonta la tesi del "giudice schierato". La disapplicazione del decreto Cutro — «che, secondo una parte della stampa sarebbe espressione del pregiudizio ideologico del magistrato» — trova una smentita nei fatti processuali: «È sufficiente evidenziare come il provvedimento de quo, impugnato dal Governo, sia divenuto definitivo a seguito della rinuncia, da parte del governo, al ricorso presentato».
In altre parole: se lo Stato ha rinunciato a opporsi, la decisione era giuridicamente fondata. Un dato confermato dai tanti magistrati che, dopo di lei, hanno assunto decisioni analoghe. Anche sulla partecipazione alla protesta del 2018, il Csm rileva che il fatto «non è, comunque, idoneo a riverberarsi negativamente sui prerequisiti», mancando il carattere dell'attualità, «non essendo emersi, nel periodo in valutazione, comportamenti del magistrato analoghi a quello posto in essere nel 2018». Da qui la conferma dei requisiti di «indipendenza, imparzialità ed equilibrio», oltre che di «capacità, laboriosità, diligenza ed impegno dimostrati nell’esercizio delle funzioni espletate».
Apostolico aveva annullato il trattenimento nel Cpr di Pozzallo per otto richiedenti asilo tunisini tra settembre e ottobre 2023. Da quel momento è iniziato l'inferno: un’offensiva orchestrata dalla destra, culminata nel video social che la ritraeva al porto di Catania cinque anni prima. Sebbene le motivazioni ufficiali del suo addio alla toga non siano mai state chiarite, le voci di corridoio descrivono una donna profondamente scossa dal caos mediatico. La Lega aveva brindato alle dimissioni: «Meglio tardi che mai, ora potrà comportarsi come una esponente di Rifondazione comunista senza creare imbarazzi».
A pesare sulla scelta di Apostolico potrebbe essere stata anche la solitudine. Il Csm ha tenuto per oltre un anno nel cassetto la "pratica a tutela" in sua difesa, ritenendola divisiva. Un immobilismo denunciato, all'epoca, dal togato indipendente Roberto Fontana, che in una lettera-appello aveva avvertito i colleghi: «Non è più solo un problema di attacco all’istituzione e all’indipendenza della magistratura, ma siamo alla messa in pericolo dell’incolumità dei magistrati. Fiumi di messaggi di un’aggressività spaventosa».
Secondo Fontana, a bloccare la tutela erano state le «tante resistenze interne preannunciate fin dal primo giorno», figlie di una «non compattezza della componente togata» e di segnali di «ripiegamento rassegnato» che indeboliscono chi finisce sovraesposto. L'invito a chiudere il caso con una «forte delibera del plenum» è arrivato quando, probabilmente, la lettera di dimissioni di Iolanda Apostolico era già stata scritta.