Caso Custra
La Cassazione
Il caso di Raffaele Ventura torna davanti ai giudici e riapre uno dei nodi più delicati legati all’omicidio del poliziotto Antonio Custra, ucciso il 14 maggio 1977 in via De Amicis, a Milano. La Cassazione ha infatti annullato con rinvio la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Milano che aveva confermato un’ordinanza del 2024, nella quale si riteneva estinto il reato per prescrizione.
La conseguenza è che si dovrà celebrare un nuovo giudizio per stabilire se, nel caso di Ventura, la prescrizione sia davvero maturata oppure no. È da questo passaggio che dipende una questione decisiva: se l’ex militante delle Formazioni Comuniste Combattenti, che vive in Francia dal 1981, possa tornare in Italia da uomo libero oppure resti ancora esposto all’esecuzione della pena.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, rimettendo il caso ai giudici milanesi per un nuovo esame. Al centro della questione c’è quanto accaduto il 17 luglio 2017, quando Ventura fu trattenuto per sei ore negli uffici della polizia francese sulla base di un mandato di arresto europeo.
Secondo la Cassazione, quel passaggio non è stato valutato in modo adeguato dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Proprio per questo la decisione che aveva sancito la fine del reato per trascorrere del tempo è stata annullata. Il nuovo giudizio dovrà chiarire se quella temporanea privazione della libertà personale abbia avuto l’effetto di interrompere la prescrizione della pena.
Il cuore della vicenda giuridica è tutto qui. Per la procuratrice generale di Milano, quelle sei ore trascorse da Ventura negli uffici della polizia francese nel luglio 2017 avrebbero rappresentato un atto idoneo a interrompere la prescrizione. E la Cassazione ha ritenuto fondata questa impostazione almeno nella parte in cui impone un approfondimento che finora, secondo la Suprema Corte, non sarebbe stato compiuto in modo sufficiente.
Nelle motivazioni si legge infatti che «il ricorso deve essere accolto in quanto la motivazione resa dalla Corte di assise di appello di Milano non ha approfondito in modo adeguato il tema costituito dalla temporanea privazione della libertà personale per alcune ore di Raffaele Ventura», al fine di verificare «se essa abbia integrato un caso di arresto provvisorio all’estero idoneo a costituire inizio della procedura di esecuzione della pena».
È questo il passaggio che riapre tutto. Se i giudici di rinvio dovessero ritenere che quel fermo fu effettivamente un arresto provvisorio idoneo a produrre effetti sulla prescrizione, allora il calcolo dei tempi cambierebbe in modo sostanziale.