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Novità processuale

Tentata estorsione, la Consulta apre alla particolare tenuità del fatto

Dichiarata illegittima la norma che escludeva in automatico la non punibilità nei casi di tentata estorsione non aggravata

01 Aprile 2026, 10:32

Tentata estorsione, la Consulta apre alla particolare tenuità del fatto

GIOVANNI AMOROSO PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE

La tentata estorsione non potrà più essere esclusa in modo automatico dalla possibilità di riconoscere la particolare tenuità del fatto. Con la sentenza n. 44 depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima una parte dell’articolo 131-bis, terzo comma, numero 3, del codice penale, nella misura in cui impediva in radice questa valutazione nei procedimenti per tentata estorsione non aggravata, prevista dall’articolo 629, primo comma.

La decisione nasce da due questioni sollevate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia e dal Tribunale di Cassino, sezione penale, all’interno di procedimenti che riguardavano proprio episodi di tentata estorsione. In quei casi, i giudici avevano ritenuto che vi fossero margini per applicare la causa di non punibilità, alla luce delle modalità concrete della condotta e della limitata offensività dei fatti contestati. La norma vigente, però, lo impediva in via assoluta.

La questione sull’articolo 131-bis del codice penale

Il punto centrale del giudizio costituzionale riguardava la struttura dell’articolo 131-bis e la scelta del legislatore di escludere alcuni reati, in modo automatico, dall’ambito della particolare tenuità del fatto. Per i giudici rimettenti, questa preclusione risultava irragionevole almeno con riferimento alla tentata estorsione non aggravata, perché sottraeva al giudice ogni possibilità di valutare il fatto nella sua concretezza.

Secondo il Tribunale di Pavia e il Tribunale di Cassino, il problema si poneva in rapporto al principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. In sostanza, la disciplina finiva per trattare in modo più severo la tentata estorsione rispetto a fattispecie molto vicine, come la tentata rapina non aggravata, per la quale invece la particolare tenuità del fatto resta astrattamente valutabile.

La differenza con la rapina al centro della decisione

È proprio il raffronto con la rapina ad aver avuto un peso decisivo nella motivazione della Consulta. Mentre per il reato di estorsione la non punibilità per particolare tenuità era sempre esclusa dalla norma, per la rapina il divieto opera soltanto nelle ipotesi aggravate. Ciò significa che, nei casi meno gravi, per la rapina la valutazione della tenuità resta possibile, mentre per la tentata estorsione veniva bloccata in partenza.

Per i giudici costituzionali, questa differenza non regge alla prova della ragionevolezza. Estorsione e rapina, infatti, presentano tratti comuni rilevanti: entrambe sono fattispecie contro il patrimonio realizzate mediante violenza o minaccia, hanno carattere plurioffensivo e tutelano non solo i beni patrimoniali ma anche la libertà di autodeterminazione della persona. Inoltre, prevedono trattamenti sanzionatori analoghi.

La Consulta: disparità di trattamento irragionevole

La Corte ha riconosciuto che il legislatore dispone di un ampio margine di discrezionalità nel definire i casi in cui può operare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Ma ha anche precisato che questo potere incontra un limite: quello della manifesta irragionevolezza.

Ed è proprio questo limite che, secondo la sentenza, è stato superato. Le differenze tra estorsione e rapina, come il diverso grado di pressione sulla vittima o l’oggetto della condotta, non sono state ritenute sufficienti a giustificare una disciplina tanto diversa sul terreno della tenuità del fatto. Per la Consulta, risulta quindi irragionevole consentire questa valutazione nella tentata rapina non aggravata e negarla invece nella tentata estorsione quando le condizioni concrete siano analoghe.

Inammissibile la questione sull’estorsione consumata

La Corte costituzionale ha invece dichiarato inammissibili le questioni relative al delitto consumato di estorsione non aggravata. La ragione è processuale: nei procedimenti da cui sono nate le questioni si discuteva esclusivamente di tentativo, e non del reato consumato.