Martedì 31 Marzo 2026

×

Caso Almasri, la Camera sfida i pm per blindare Giusi Bartolozzi

Mercoledì di passione alla Camera: domani il voto dell'Ufficio di presidenza sul conflitto di attribuzioni sollevato alla Consulta

31 Marzo 2026, 10:24

bartolozzi

La tregua tra politica e magistratura, se mai è esistita, è destinata a scricchiolare martedì prossimo a Montecitorio. L'Ufficio di presidenza della Camera si prepara infatti a deliberare su un passaggio istituzionale delicatissimo: la decisione di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale nei confronti della procura di Roma e del Tribunale dei Ministri per scudare Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, recentemente “dimissionata”.

Al centro della contesa c'è il “caso Almasri”, l'espulsione del torturatore libico rimpatriato con un volo di Stato, ma la posta in gioco è molto più alta: il perimetro delle guarentigie costituzionali e l'autonomia del potere politico rispetto a quello giudiziario. La posizione di Bartolozzi, indagata per false dichiarazioni davanti al Tribunale dei Ministri, è stata stralciata da quella dei “big” coinvolti nella vicenda: il ministro Nordio, il titolare dell'Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano. Per questi ultimi, lo scorso ottobre, l'Aula ha negato l'autorizzazione a procedere, “scudandoli” di fatto da ogni conseguenza giudiziaria. Per la maggioranza, tuttavia, il procedimento ordinario contro Bartolozzi rappresenta un vulnus intollerabile.

Il relatore della pratica, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI), ha tracciato una linea netta: la condotta dell'ex capo di gabinetto sarebbe “teleologicamente connessa” a quella dei ministri. In termini meno tecnici: se Bartolozzi ha agito, lo ha fatto come braccio esecutivo di una scelta politica condivisa dai vertici del governo. Separare i destini giudiziari significherebbe, secondo il centrodestra, consentire ai magistrati di processare l'intero esecutivo per vie traverse, aggirando il voto del Parlamento.

La tesi della maggioranza si poggia paradossalmente sulle stesse carte dell'accusa. Secondo il Tribunale dei Ministri, Bartolozzi avrebbe mentito proprio «per occultare i reati ascritti al ministro Nordio». Per la politica, questa frase è la prova regina del nesso funzionale: se il presunto reato serve a proteggere il ministro, deve godere della stessa tutela dell'articolo 96 della Costituzione. Di parere opposto il procuratore Francesco Lo Voi, che nega tale connessione in virtù della diversità di titoli e tempi dei reati contestati. Per il centrodestra, limitare lo scudo ai soli ministri significherebbe «aprire la strada a elusioni della tutela costituzionale attraverso contestazioni di reati satellite». Il rischio paventato è che, processando il “collaboratore”, si portino comunque in aula le azioni dei ministri già coperti da immunità, vanificando la sovranità del voto parlamentare. Da qui l'accusa di “sviamento di potere”: un uso distorto della discrezionalità dei magistrati volto a impedire l'esercizio delle prerogative sancite dalla legge costituzionale n. 1 del 1989.

Il mercoledì di passione a Montecitorio non si esaurirà con il caso Almasri. L'ordine del giorno dell'Ufficio di presidenza prevede anche il verdetto sulle sanzioni ai 36 deputati che, il 30 gennaio scorso, occuparono la sala stampa per impedire la presentazione di una proposta di legge della Lega sulla remigrazione. Si attende una pioggia di sospensioni, sebbene modulate a seconda delle responsabilità individuali. Sembrano destinati allo “stralcio” e all'assoluzione Matteo Richetti ed Elena Bonetti (Azione), mentre per gli altri la punizione potrebbe tradursi in alcuni giorni di stop dai lavori d'Aula. Contemporaneamente, il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, presieduto da Riccardo Zucconi (FdI), dovrà esaminare il “caso Delmastro”, sollevato da una lettera del dem Nico Stumpo che chiede verifiche sull'operato dell'ex sottosegretario.

Se, come probabile, l'Ufficio di presidenza darà il via libera al conflitto di attribuzione, la palla passerà alla Consulta. Saranno i giudici costituzionali a dover stabilire dove finisce il diritto della magistratura di accertare i reati e dove inizia la necessità della politica di agire senza il timore di un “processo politico” ai propri gangli vitali. In un momento in cui i dossier sulla giustizia sembrano congelati in Parlamento, il caso Bartolozzi-Almasri rischia di diventare la scintilla per un nuovo incendio nei rapporti tra toghe e palazzi.