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Dopo referendum

Gratteri frena sui festeggiamenti dei magistrati dopo la vittoria del No

Il procuratore di Napoli comprende la reazione ma richiama alla sobrietà: «Un magistrato si deve comportare sempre con misura»

26 Marzo 2026, 10:56

Gratteri frena sui festeggiamenti dei magistrati dopo la vittoria del No

Gratteri

Gratteri festeggiamenti magistrati: il procuratore capo di Napoli prova a tenere insieme comprensione e richiamo istituzionale dopo le polemiche seguite alla vittoria del No nel referendum sulla giustizia. Intervistato dal Giornale, Nicola Gratteri ha preso le distanze dalle forme con cui alcuni magistrati hanno celebrato l’esito del voto, pur collegando quei comportamenti al clima di pressione e agli attacchi che, a suo giudizio, la magistratura avrebbe subito per mesi nel corso della campagna referendaria.

Il magistrato, tra i volti più noti del fronte contrario alla riforma, ha scelto una linea netta sul piano del comportamento pubblico: capire la reazione non significa legittimarla. Ed è proprio su questo crinale che si colloca il suo intervento, destinato a pesare nel dibattito apertosi dentro e fuori la magistratura.

Gratteri: comprensione per la reazione, ma no agli eccessi

Nel passaggio più diretto dell’intervista, Gratteri ha spiegato di non condividere le modalità della manifestazione di entusiasmo seguita all’esito del referendum. «Non condivido queste forme di manifestazione, comprendo, però, che questo eccesso di entusiasmo possa essere stato provocato da mesi di attacchi che i magistrati hanno subito e sia stata una reazione istintiva».

La frase contiene il doppio registro scelto dal procuratore di Napoli: da una parte la distanza dalle scene finite al centro delle polemiche, dall’altra il tentativo di leggere quei comportamenti come la conseguenza di un lungo scontro politico e istituzionale. Non una giustificazione piena, dunque, ma una contestualizzazione che attribuisce alla tensione accumulata un ruolo decisivo.

Il richiamo alla sobrietà dopo cori e danze

Il punto più netto arriva quando Gratteri affronta il capitolo dei cori e delle danze, compreso il coro «chi non salta Imparato è», rivolto al magistrato che si era schierato per il . Su questo aspetto il procuratore capo di Napoli non lascia spazio ad ambiguità e richiama tutti a un comportamento più misurato. «Ritengo che un magistrato si debba comportare sempre con sobrietà».

È una frase che pesa non solo per il contenuto, ma anche per la provenienza. Gratteri è stato tra i sostenitori più visibili del No e proprio per questo il suo giudizio assume un valore particolare: la vittoria referendaria, nel suo ragionamento, non può tradursi in un abbassamento del livello di compostezza richiesto a chi esercita funzioni giudiziarie.

Il nodo disciplinare e il possibile intervento del Csm

Sollecitato sull’eventualità di provvedimenti disciplinari da parte del Csm nei confronti di chi avrebbe offeso una collega, Gratteri ha evitato prese di posizione personali, rimandando al quadro normativo e agli organi competenti. «C'è una legge che prevede gli illeciti disciplinari e ci sono organi titolari dell’azione disciplinare, i quali verificheranno se queste condotte rientrino o meno nelle fattispecie previste dalla legge».

Anche in questo caso il procuratore di Napoli sceglie una linea istituzionale. Non anticipa giudizi, non invoca sanzioni, ma rimette la valutazione agli organismi titolari dell’azione disciplinare. Un modo per segnare il confine tra il piano del commento pubblico e quello delle eventuali conseguenze ordinamentali.

«La vittoria del No non è legata a una leadership»

Nel suo intervento, Gratteri torna anche sul significato politico e civile dell’esito referendario. «La vittoria del No non è legata a una leadership, ma è il frutto di una attività diffusa di informazione della cittadinanza sul merito della riforma da parte di magistrati e di altri esponenti della società civile, tra cui molti avvocati, che ha contribuito a chiarire l’oggetto e le conseguenze della stessa».

Il procuratore respinge così l’idea che il risultato sia stato determinato da una figura o da un fronte personalizzato. Al contrario, attribuisce il successo del No a un lavoro diffuso di chiarimento e sensibilizzazione, svolto non soltanto dalla magistratura ma anche da altri soggetti della società civile. È un passaggio che punta a restituire all’esito del voto una dimensione collettiva e non riconducibile a un solo protagonista.

«Non è un voto contro il governo»

Gratteri prova poi a separare il referendum dal destino politico dell’esecutivo. «Non è un voto contro il governo, che ha il diritto di proseguire il suo cammino fino alla fine della legislatura», ha assicurato. Una precisazione che si inserisce nella volontà di non trasformare la vittoria del No in un’investitura politica alternativa o in una sfiducia indiretta all’azione dell’esecutivo.

La sua posizione resta però ferma sul merito della riforma: «D’altronde ho sempre sostenuto che questa riforma minasse l’equilibrio tra i poteri e la loro separazione». In questa chiave, il referendum viene letto da Gratteri come un passaggio istituzionale e costituzionale prima ancora che politico. E proprio per questo, aggiunge, è «doveroso, di converso, non sindacare prerogative di altri poteri dello Stato».