Botta e risposta
Cesare Parodi, già presidente Anm
Il giorno dopo lo scontro politico sul referendum, si apre un altro fronte, quello sul ruolo dell’Associazione nazionale magistrati. A innescarlo sono state le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che dopo la vittoria del No ha sostenuto che la vera vincitrice del voto sia stata proprio l’Anm, ormai trasformata in un «soggetto politico anomalo». A questa lettura replica con durezza Cesare Parodi, presidente dimissionario dell’associazione, che definisce quella ricostruzione «una tesi insostenibile».
Intervenendo a Radio24, Parodi ha sostenuto che l’Anm è «quanto di più lontano ci possa essere da un approccio politico» e ha spiegato che la presa di posizione assunta durante la campagna referendaria è stata legata all’eccezionalità del momento e alla difesa della Costituzione. Secondo Parodi, proprio perché l’associazione ha nel suo statuto il divieto di svolgere attività politica, definirla oggi interlocutore politico o soggetto politico sarebbe una forzatura senza fondamento. Il punto, nella sua lettura, è che la mobilitazione dell’Anm non nasce da una scelta di schieramento, ma da una reazione straordinaria a una riforma percepita come lesiva dell’equilibrio costituzionale. Il suo ragionamento è coerente anche con altre dichiarazioni rilasciate nelle stesse ore, in cui ha insistito sul fatto che i cittadini non abbiano votato “su governo o magistratura”, ma sui valori della Costituzione.
La replica di Parodi arriva dopo che Nordio, a Sky Tg24, aveva detto che la vittoria del No avrebbe dato all’Anm un “potere contrattuale enorme” e che la magistratura associata farà ora «forte pressione politica», diventando di fatto un soggetto politico anomalo con cui la sinistra dovrà fare i conti. Secondo il ministro, il referendum avrebbe rafforzato la magistratura associata più dei partiti che hanno sostenuto il No.
Parodi respinge in blocco questa impostazione. Nel suo argomento c’è una distinzione netta: l’Anm non avrebbe agito come partito, ma come associazione che in una fase eccezionale ha preso posizione per la tutela dell’assetto costituzionale. È un punto che punta a disinnescare la lettura politica del voto e a riportare la mobilitazione delle toghe sul terreno della legittima difesa istituzionale. Tuttavia, proprio questa linea si scontra con il fatto che l’Anm abbia avuto un ruolo pubblico e molto visibile nella campagna referendaria, elemento su cui si innesta la critica di Nordio e anche quella di altri osservatori.
Se Parodi difende la natura non politica dell’associazione, Luca Palamara sceglie invece una chiave di lettura molto diversa. Intervistato da Adnkronos, l’ex magistrato sostiene che, nel breve periodo, l’Anm esca effettivamente rafforzata dal referendum, ma che questo rafforzamento rischi di trasformarsi in un boomerang. Secondo Palamara, la vittoria del No rafforza inevitabilmente il ruolo dell’Anm come soggetto di opposizione all’attuale indirizzo politico in materia di giustizia, anche se lui la definisce una vittoria “conservativa, non riformatrice”.
Palamara aggiunge che il dato più interessante riguarda gli equilibri interni all’associazione: il peso della corrente di Area sarebbe destinato a crescere ulteriormente, influenzando anche la futura leadership dopo l’uscita di Parodi. Nella sua lettura, se il sistema resterà immutato e continueranno a emergere le stesse distorsioni, a partire dal peso delle correnti, allora la responsabilità ricadrà interamente su chi lo ha difeso. Il senso politico di questa analisi è evidente: per Palamara la riforma è stata fermata, ma la domanda di cambiamento nella giustizia non è affatto sparita. È stata soltanto rinviata.
Sul clima post referendum interviene anche l’Unione delle Camere penali italiane. Il presidente Francesco Petrelli ha inviato una lettera all’Anm e, per conoscenza, al primo presidente della Corte di Cassazione, chiedendo una riflessione pubblica sui festeggiamenti che si sono visti in alcune sedi giudiziarie subito dopo il risultato. La lettera è stata pubblicata sul sito delle Camere penali e richiama esplicitamente episodi come cori, post pubblici e manifestazioni di esultanza ritenute divisive.
Petrelli sottolinea che, se questo è il clima emerso immediatamente dopo il referendum, allora diventa inevitabile interrogarsi su quali possano essere le ricadute nei giorni a venire nei rapporti all’interno delle aule giudiziarie e, più in generale, tra magistratura, avvocatura e cittadini. Per il presidente dell’Ucpi serve un «richiamo forte alla responsabilità, al senso della misura e alla centralità dell’interesse generale della giustizia», che deve restare patrimonio comune e condiviso.
Nella lettera, Petrelli chiede in modo esplicito se l’Anm ritenga quei comportamenti compatibili con il dovere di indipendenza, equilibrio e sobrietà richiesto alla funzione giudiziaria. Il passaggio più delicato riguarda proprio la credibilità della magistratura: secondo l’Ucpi, manifestazioni di questo tipo rischiano di incidere direttamente sulla fiducia dei cittadini nell’imparzialità dei magistrati. Per questo viene sollecitato un chiarimento pubblico.