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Il caso

Bibbiano bis, il giallo del “testimone al telefono” durante il verbale

Al centro della vicenda, l’affido di due fratellini nigeriani. Dopo la separazione, la madre si era rivolta ai servizi sociali per gravi difficoltà economiche, acconsentendo a un primo affidamento a una coppia di donne

25 Marzo 2026, 08:50

Bibbiano bis, il giallo del “testimone al telefono” durante il verbale

L'avvocato Bauccio in aula

«Viene sentita telefonicamente la dottoressa Giuliani Elena che partecipa a distanza e conferma quanto riferito dal teste». Questa frase, cristallizzata nel verbale di sommarie informazioni di Giuseppe D’Agostino, psicologo infantile di Torino, è diventata il nuovo epicentro del processo sulla cosiddetta “Bibbiano bis”. L’indagine sui presunti affidi illeciti all’ombra della Mole ricalca il teorema accusatorio emiliano, un castello che per ora ha visto smantellare i suoi pilastri principali. Tra le imputate figura nuovamente la psicoterapeuta Nadia Bolognini, già assolta nel filone di Reggio Emilia.

Al centro della vicenda, l’affido di due fratellini nigeriani. Dopo la separazione, la madre si era rivolta ai servizi sociali per gravi difficoltà economiche, acconsentendo a un primo affidamento a una coppia di donne. Secondo la procura, però, le prove di abusi che portarono al prolungamento dell’affido sarebbero state “fabbricate” dalle madri affidatarie e dalla Bolognini, rea - secondo l’accusa - di aver interpretato una precoce sessualizzazione dei minori come il segnale di un trauma subìto.

L’avvocato Luca Bauccio, difensore di Bolognini, già nella scorsa udienza aveva evidenziato l’esistenza di un’anomalia: due distinti verbali della procura contenenti periodi pressoché identici. Una sorta di «karma accusatorio», lo aveva definito il legale: «L’anomalia che l’accusa cerca negli imputati è finita, paradossalmente, proprio dentro i suoi verbali».

Ora spunta un ulteriore colpo di scena: il verbale di D’Agostino rivela un episodio che Bauccio definisce «senza precedenti». Durante il suo ascolto come persona informata sui fatti, infatti, un terzo soggetto sarebbe intervenuto via telefono per confermare, integrare e validare le risposte in tempo reale. Un’intrusione che fa porre alla difesa domande cruciali: chi ha accertato l’identità della persona all’altro capo del filo? E come si concilia con il segreto istruttorio? In aula, D’Agostino ha dichiarato di non ricordare la telefonata, spingendo il collegio presieduto da Immacolata Iadeluca a riservarsi di chiedere chiarimenti direttamente alla dottoressa Giuliani.

L’audizione di lunedì ha acceso i fari sul drastico cambio di rotta clinica subito dal minore. Prima dell’arresto di Bolognini nel giugno 2019, il bambino era seguito dalla psicoterapeuta: entrato in cura con un Quoziente Intellettivo di 40 e senza alcun supporto farmacologico, dopo tre anni di terapia era arrivato a quota 55, tanto da spingere l’Inps a revocarne l’invalidità. Dopo l’arresto di Bolognini è subentrato D’Agostino che dopo soli tre incontri diagnostici da 30 minuti decretò “un ritardo mentale moderato” che avrebbe reso inutile qualunque psicoterapia, suggerendo invece cure psichiatriche. Per un anno e mezzo il bambino è rimasto senza terapia; nel 2021, finito in comunità, ha iniziato l’assunzione di psicofarmaci per fermare i «loop mentali» (i «cattivi pensieri»), secondo quanto riferito dalla psichiatra della comunità, Daniela Maria Costanzo. Nonostante D’Agostino rilevasse dissociazione, angoscia e pensieri intrusivi - sintomi che non sono mai stati ricondotti ad una diagnosi precisa - il medico ha ribadito l’inutilità di ogni trattamento psicoterapeutico.

Secondo D’Agostino, il bambino non sarebbe attendibile perché «inquinato dalle sue fantasie e bizzarrie legate al suo ritardo mentale». Rientrerebbe in questo status, dunque, l’affermazione «adesso voglio andare a Londra». Un’affermazione che per la difesa è invece perfettamente logica: il bambino la pronunciò subito dopo aver ricevuto la notizia del trasferimento in comunità. «Non si è posto il problema che forse non voleva andarci?», ha incalzato Bauccio. Per D’Agostino la risposta è netta: il bambino non avrebbe capacità di pensiero.

Anche la presidente Iadeluca ha chiesto conto della mancata psicoterapia, ricevendo come risposta, ancora una volta, la stessa frase: in quello stato sarebbe stata inutile, secondo lo psicoterapeuta. Sotto incalzante controesame, Bauccio ha contestato il pregiudizio professionale nei confronti di Bolognini espresso a sit da D’Agostino che in udienza ha ammesso di non averci mai lavorato né di aver letto sue relazioni o studi. La veridicità delle dichiarazioni di Bolognini nelle sue relazioni è emersa attraverso le parole di Costanzo, la quale ha confermato che il bambino, anche in comunità, aveva dei “flashback” del passato, frammenti di memoria che non riusciva a concretizzare. Un dettaglio che sembra restituire dignità scientifica alla diagnosi di Bolognini.