Martedì 24 Marzo 2026

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Fine vita

Caso Oppelli, Cappato e altri tre si autodenunciano a Trieste per l’aiuto al suicidio assistito

A otto mesi dalla morte in Svizzera di Martina Oppelli, i quattro attivisti annunciano l’autodenuncia. La donna, affetta da sclerosi multipla, aveva ricevuto tre dinieghi dall’Asugi sull’accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia

24 Marzo 2026, 10:38

Cappato archiviato a Milano per i viaggi in Svizzera di due malati terminali

Marco Cappato

A otto mesi dalla morte in Svizzera di Martina Oppelli, arriva una nuova svolta nella vicenda giudiziaria e politica legata al suo caso. Marco Cappato e altre tre persone che hanno aiutato la donna ad andare all’estero per ricorrere al suicidio assistito hanno deciso di autodenunciarsi a Trieste. L’appuntamento è fissato per giovedì 26 marzo alle 9.30 presso la Questura di Trieste, mentre le ragioni dell’iniziativa saranno illustrate alle 11 durante una conferenza stampa al Caffè San Marco.

Secondo quanto reso noto dall’Associazione Luca Coscioni, saranno presenti lo stesso Cappato, in qualità di rappresentante legale di Soccorso Civile e tesoriere dell’associazione, l’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale della Luca Coscioni e legale di Martina Oppelli, oltre agli attivisti Claudio Stellari, Matteo D’Angelo e Felicetta Maltese, che a vario titolo hanno accompagnato o supportato il viaggio della donna verso la Svizzera.

La battaglia di Martina Oppelli

Martina Oppelli, triestina, era affetta da sclerosi multipla da oltre vent’anni. Nel corso del 2024 e del 2025 aveva intrapreso una lunga battaglia legale per ottenere in Italia l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La sua richiesta era stata però respinta più volte dall’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), secondo cui la donna non risultava sottoposta a un trattamento di sostegno vitale, uno dei quattro requisiti indicati dalla giurisprudenza costituzionale sul caso Dj Fabo/Cappato.

Proprio questo punto è stato al centro della contestazione della difesa e dell’Associazione Luca Coscioni. Oppelli sosteneva infatti di essere completamente dipendente dall’assistenza continuativa dei caregiver e da diversi presidi medici, tra cui farmaci, catetere e macchina della tosse, e quindi di trovarsi in una condizione assimilabile ai parametri richiesti.

Tre dinieghi e poi la scelta della Svizzera

Nel luglio del 2025 Martina Oppelli aveva ricevuto il terzo diniego da parte dell’Asugi. In quella fase, come riportato da ANSA, aveva già fatto sapere di stare valutando il trasferimento in Svizzera per poter ottenere lì la morte volontaria assistita. L’Associazione Luca Coscioni aveva definito la situazione «disumana», parlando di un trattamento incompatibile con la dignità della persona.

Alla fine, Oppelli ha scelto davvero la Svizzera, dove è morta il 31 luglio 2025. Repubblica e ANSA hanno raccontato nelle ore successive le sue ultime volontà e il suo messaggio finale, nel quale chiedeva una legge italiana sul fine vita che fosse davvero rispettosa dei malati e della loro autodeterminazione.

La denuncia contro l’azienda sanitaria

Prima di partire per la Svizzera, Martina Oppelli aveva anche presentato una denuncia-querela contro l’Asugi, contestando all’azienda sanitaria locale di Trieste i tre dinieghi ricevuti. Già nel 2024 la donna, assistita dal collegio legale della Coscioni, aveva diffidato l’azienda chiedendo una rivalutazione immediata delle sue condizioni di salute. L’Asugi, però, aveva ribadito l’assenza dei requisiti richiesti.