Dopo il voto
Magistrati in festa a Napoli
L’avevano scritta loro. Sono stati i penalisti italiani a portare per primi, in Parlamento, la separazione delle carriere. La riforma è nata lì, dalla raccolta firme condotta nel 2017 dall’Ucpi, l’Unione Camere penali italiane. Settantaduemila sottoscrizioni raccolte dagli avvocati senza aiuti politici, neppure cercati, con la sola eccezione del Partito radicale. Fu un successo.
Naufragato ieri nei 7 punti con cui il No alla riforma ha staccato i favorevoli. Ma proprio perché avevano promosso una modifica costituzionale in nome della civiltà dei diritti, della parità fra accusa e difesa nel processo penale, i vertici dell’Ucpi vedono prima della politica il paradosso creato dal responso del referendum: «C’è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti», dice il presidente delle Camere penali Francesco Petrelli, «perché in questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione. Da Mani pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani pulite il consenso che veniva ricercato dai magistrati era di tipo mediatico» mentre stavolta, secondo Petrelli, si è assistito a «un salto di qualità», con «l’Anm» che ha scelto di «fondare un comitato: significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale».
E in effetti la “discesa in campo” dei magistrati, in particolare di quei gruppi della magistratura che, come a Napoli, hanno fatto trapelare video di festeggiamenti tipici di un partito che ha appena vinto le elezioni, è un elemento di forte anomalia. Ne parla anche il segretario dell’Ucpi Rinaldo Romanelli : «Valuto episodi come quello accaduto a Napoli con molto rammarico: come avvocato mi aspetterei un’altra postura istituzionale dalla magistratura, che deve dimostrare sempre il proprio senso delle istituzioni e la propria capacità di presentarsi come un corpo in grado di garantire tutti i cittadini al di là delle divisioni politiche».
Anche l’Unione Camere penali guidata da Petrelli e Romanelli aveva costituito un comitato promotore, ovviamente per il Sì, con la differenza che un’associazione di avvocati non esercita un potere dello Stato. «Il fatto che l’Anm abbia scelto di farsi partito costituendo un proprio comitato politico referendario, la cui sede è proprio presso la Suprema corte di Cassazione, insieme con queste manifestazioni di magistrati, non solo sono del tutto inopportune ma», dice Romanelli, «pongono appunto un problema sul dopo, cioè sul rapporto tra i cittadini e il potere. Non bisogna dimenticare che i magistrati rappresentano l’ordine giudiziario e che l’ordine giudiziario esprime il potere giudiziario, il quale per essere compatibile con una democrazia non può e non deve essere un potere di una parte, ma deve essere un potere al di sopra delle parti. Questo è un problema che andrà affrontato in qualche modo», dice il segretario dei penalisti, «e stupisce molto che i magistrati si lascino andare a questo tipo di esternazioni come da stadio, ma soprattutto che tradiscano un’impostazione, un pensiero di natura profondamente politico, cosa che dovrebbe essere quanto più di lontano dalla funzione del magistrato» che va svolta «nell’interesse di tutti i cittadini».
Ma naturalmente è di tutt’altro umore la parte dell’avvocatura che si è apertamente schierata per il No. Al di là di casi circoscritti – per esempio a Milano, dove due avvocati sorpresi ai festeggiamenti dei magistrati a Palazzo di giustizia hanno dichiarato ai cronisti, senza alcun imbarazzo, «siamo stati formalmente invitati» –, c’è la dichiarazione ufficiale di Franco Moretti , che ha dato vita, insieme con altri colleghi, al “Comitato avvocati per il No”: a nome di tutto l’organismo anti-riforma, Moretti esprime «la più grande soddisfazione per questo esito referendario. Abbiamo dimostrato che una buona parte dell’avvocatura era contraria a questa riforma e insieme abbiamo deciso di mobilitarci per proteggere la Costituzione e i cittadini. La grande affluenza è un ulteriore elemento che conferma la delicatezza del tema referendario e il grande senso di responsabilità degli italiani».
Di certo per l’avvocatura emerge, al di là delle aree interne di dissenso, lo scarto fra la propria convinzione ideale e l’uso non proprio esemplare che la politica ha fatto delle battaglie garantiste. La sfida per il diritto penale liberale è di per sé difficile, e lo è ancora di più a fronte di partiti che da anni predicano, in larga maggioranza, il giustizialismo in modo assolutamente trasversale.