Lunedì 23 Marzo 2026

×

L’Anm predica umiltà ma poi festeggia: «Abbiamo vinto noi»

L’Associazione nazionale magistrati: «profilo basso» ma a Napoli scene di giubilo e cori contro Meloni. Parodi si dimette, chi dopo di lui?

23 Marzo 2026, 19:11

19:45

L’Anm predica umiltà ma poi festeggia: «Abbiamo vinto noi»

«Adesso i partiti politici fanno a gara ad intestarsi la vittoria ma a vincere siamo stati noi»: così commenta la vittoria del No al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere un magistrato sin dall’inizio impegnato nella campagna. «Ci abbiamo creduto sin dall’inizio e ci siamo mossi prima di tutti per raggiungere tutti i cittadini e spiegare loro le criticità della riforma», prosegue. Dunque i veri vincitori sono loro: i magistrati, più che i partiti dell’opposizione. Ma attenzione, ci dicono: «Rispediamo al mittente l’accusa di chi ci dipinge come un partito politico», sottolinea il magistrato progressista.

Questa la versione ufficiosa, mentre quella ufficiale arriva quando sono le 16:45. Nella sede nazionale di Libera a Roma, Enrico Grosso e Antonio Diella, rispettivamente presidente onorario e presidente del Comitato Giusto Dire No, affrontano i numerosi giornalisti convocati per commentare i risultati dello spoglio. «Oggi ha vinto la Costituzione ed ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l'indipendenza della magistratura. Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte», ha detto Grosso. Ha preso poi la parola Diella: «Come cittadini-magistrati e magistrati-cittadini avevamo tutto il diritto di parlare della riforma». A lui abbiamo chiesto cosa pensasse della dichiarazione data poco prima da Nicolò Zanon durante la conferenza stampa del Comitato Sì riforma: «L’Anm si è costituita davvero come un soggetto politico a tutto tondo e forse da domani saranno proprio loro a dover dire qualcosa per ricostruire il rapporto di fiducia nei confronti di tutti i cittadini italiani, non soltanto di una parte». Diella ha replicato: «La grande notizia è che non ci costituiremo partito, cosa che ci siamo sentiti dire fino a pochi minuti fa». E ha proseguito: «Non abbiamo la vocazione di trasformarci in partito politico. Siamo stati un soggetto che ha voluto parlare della Costituzione senza porsi il problema se potesse avere conseguenze, che non ci riguardano, su equilibri di altro genere. Non ci interessiamo degli equilibri politici. Abbiamo vinto e il nostro lavoro è finito qui. A noi interessa il servizio giustizia per i cittadini».

L’Anm invece ha parlato tramite un comunicato: «Ha vinto la Costituzione». Queste le prime parole della nota della Giunta per cui «oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini». A parlare anche il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, frontman non ufficiale della magistratura in questa campagna referendaria: «La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali».

Intanto, qualche minuto prima delle 15, Il Dubbio ha dato per primo la notizia delle dimissioni del presidente dell’Anm Cesare Parodi. Lo ha comunicato al Cdc dell’Anm prima delle proiezioni sul referendum per slegare la decisione dall’esito del voto. Dietro ci sarebbero gravi motivi personali che gli impedirebbero di continuare a ricoprire serenamente il suo ruolo. A questo punto sabato prossimo, alla riunione già programmata del Cdc, si potrebbe, se il punto verrà inserito nell’ordine del giorno, già eleggere il nuovo presidente che guiderà l’Anm post referendum, dopo la formalizzazione ufficiale delle dimissioni del procuratore di Alessandria.

E gli scenari sono imprevedibili. Sicuramente l’Anm tutta, senza distinzione tra correnti, può rivendicare la vittoria. Ma chi guiderà ora il “sindacato” delle toghe? Se la presidenza continuerà ad essere di Magistratura Indipendente, potrebbe delinearsi, secondo i primi spifferi, un duello tutto interno tra Giuseppe Tango e Gerardo Giuliano. Per ora i due non commentano gli spifferi che arrivano fuori da Mi.

Ma la vera domanda è: cosa farà da oggi in poi l’Anm? Abbiamo raccolto il parere tra qualche toga, pure del Cdc. «Sicuramente non potremo far finta di nulla. Abbiamo bisogno di farci tutti, con serenità, un bagno di umiltà. E guardarci dentro», ci dice una magistrata. In particolare «depotenziare l’arrivismo legato alle carriere e pensare davvero a come migliorare il servizio giustizia», prosegue un suo collega. Questo spirito appartiene a tutti i gruppi che già nei giorni scorsi, come riportato su questo giornale, si erano resi conto che questi mesi di battaglia hanno fatto emergere diverse disfunzioni all’interno della magistratura e anche del processo che non possono essere ignorate.

Abbiamo chiesto un commento anche ad Andrea Reale, membro del Cdc per i CentoUno, che aveva annunciato il suo Sì alla riforma, ma stando lontano dai riflettori a differenza di altri magistrati a favore pure della riscrittura dell’ordinamento giudiziario: «Il referendum confermativo è stato un importante esercizio di democrazia diretta. Il suo risultato dimostra che le riforme costituzionali vanno affrontate e scritte in Parlamento. Restano forti criticità nel funzionamento del governo autonomo della magistratura. La speranza è che la evidente spaccatura del popolo italiano sul tema possa convogliare le forze politiche verso un programma riformista il più possibile condiviso».