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Diritti Ue

Polonia, la Suprema corte ordina di registrare un matrimonio gay contratto in Germania

La decisione ribalta il no dell’anagrafe e del tribunale di Varsavia e si inserisce nella scia della sentenza della Corte di giustizia Ue del 25 novembre 2025 sul riconoscimento delle unioni omosessuali celebrate in un altro Stato membro

20 Marzo 2026, 11:56

Polonia, la Suprema corte ordina di registrare un matrimonio gay contratto in Germania

Svolta in Polonia sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. La Suprema corte amministrativa ha ordinato all’ufficio di stato civile di Varsavia di registrare l’atto di matrimonio tra due cittadini polacchi dello stesso sesso, sposati legalmente a Berlino nel 2018. La decisione arriva dopo anni di contenzioso e si collega direttamente alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 25 novembre 2025, che ha stabilito l’obbligo per gli Stati membri di riconoscere i matrimoni omosessuali validamente celebrati in un altro Paese Ue, anche se il loro ordinamento interno non li prevede.

Il caso nasce da una coppia sposata a Berlino

Il procedimento riguarda due cittadini polacchi che, dopo il matrimonio in Germania, si erano trasferiti in Polonia e avevano chiesto la trascrizione del certificato nel registro civile polacco. L’ufficio anagrafe aveva però respinto la richiesta, sostenendo che la legge nazionale non consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso. In un primo momento anche il Tribunale amministrativo regionale di Varsavia aveva confermato il rifiuto. Ora, invece, la Suprema corte amministrativa ha ribaltato quella decisione e ha ordinato la registrazione dell’atto entro 30 giorni dalla restituzione del fascicolo amministrativo.

La sentenza Ue che ha cambiato il quadro

A cambiare il quadro è stata la decisione della Corte di giustizia Ue nella causa C-713/23, nata proprio da un rinvio pregiudiziale presentato nel 2023 dalla stessa Suprema corte amministrativa polacca. In quel giudizio, i giudici europei hanno affermato che il diritto dell’Unione impone agli Stati membri di riconoscere un matrimonio tra due cittadini Ue dello stesso sesso celebrato legalmente in un altro Stato membro, quando ciò è necessario per garantire la libera circolazione, il diritto di soggiorno e il rispetto della vita privata e familiare.

La Corte ha anche chiarito che questo obbligo di riconoscimento non impone agli Stati di introdurre il matrimonio egualitario nel proprio diritto interno, ma impedisce loro di negare effetti giuridici a un’unione validamente contratta altrove nell’Unione.

Per Varsavia una svolta giuridica e politica

La decisione della Suprema corte amministrativa polacca rappresenta quindi il primo effetto concreto, sul piano interno, del verdetto di Lussemburgo. Il caso assume anche un rilievo politico, perché arriva in un Paese dove il matrimonio continua a essere definito in senso eterosessuale e dove finora le coppie dello stesso sesso si sono scontrate con forti resistenze normative e istituzionali.

Una pronuncia destinata a fare scuola

La sentenza della corte polacca potrebbe ora diventare un precedente importante per altri casi analoghi. La questione non riguarda soltanto la trascrizione formale di un atto, ma il riconoscimento pieno dello status familiare di cittadini europei che si spostano da uno Stato membro all’altro. Ed è proprio su questo terreno che la giurisprudenza Ue ha imposto una linea netta: i diritti connessi alla famiglia non possono svanire al confine di ritorno nel Paese d’origine.