La sentenza
Palazzo Bachelet, sede del Csm
La sezione disciplinare del Csm ha disposto la rimozione dall’ordine giudiziario del magistrato Vincenzo Cristiano, già sospeso dalle funzioni. La decisione arriva al termine del procedimento in cui al giudice veniva contestato di avere ottenuto agevolazioni e vantaggi da soggetti indagati in procedimenti penali pendenti davanti al Tribunale di Tempio Pausania, ufficio nel quale Cristiano esercitava le funzioni giudicanti.
La sentenza accoglie la richiesta avanzata dal sostituto procuratore generale della Cassazione Luigi Giordano e segna l’esito più grave sul piano disciplinare per il magistrato.
Secondo il capo di incolpazione, Vincenzo Cristiano avrebbe beneficiato di utilità fornite da persone coinvolte in procedimenti penali trattati nello stesso tribunale in cui operava come giudice. Tra i vantaggi contestati figurano anche l’uso gratuito di un appartamento a Olbia e l’intermediazione per l’acquisto di un’auto a prezzo di favore.
Si tratta degli elementi ritenuti rilevanti dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, che ha quindi ritenuto il magistrato responsabile dell’illecito disciplinare.
L’azione disciplinare nei confronti di Cristiano era stata avviata nel 2016, dopo un’indagine della Procura di Roma per corruzione in atti giudiziari. Quel procedimento era stato poi trasferito a Napoli, dove il magistrato era stato assolto sul piano penale.
La vicenda disciplinare, però, ha seguito un proprio percorso autonomo, fino all’ultima decisione del Csm che oggi porta alla rimozione definitiva dall’ordine giudiziario.
Cristiano aveva già collezionato altre sanzioni disciplinari. Tra queste figurano una sospensione dalle funzioni per due anni, il trasferimento al Tribunale di Catanzaro, la perdita di anzianità di sei mesi e un’ulteriore perdita di anzianità di un anno, quest’ultima divenuta definitiva con sentenza passata in giudicato nel 2025..
Il nuovo pronunciamento rappresenta dunque l’ultimo e più duro passaggio di un quadro disciplinare già molto pesante.
Per il deposito delle motivazioni della sentenza, la sezione disciplinare del Csm ha fissato il termine di 90 giorni.